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Il piano europeo contro il riscaldamento climatico

La Commissione Europea ha presentato mercoledì un nuovo pacchetto di riforme contro il cambiamento climatico che secondo molti esponenti della Commissione stessa sarà il più ambizioso mai messo in atto finora nel mondo. Il piano si chiama “Fit for 55” (“Pronti per il 55”) e si compone di 13 diverse iniziative politiche che nel complesso mirano a ridurre entro il 2030 le emissioni del 55 per cento rispetto ai livelli del 1990, e poi a raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050.

La Commissione Europea ha puntato molto sull’importanza di questo piano: la presidente Ursula von der Leyen ha paragonato la sua presentazione all’arrivo «dell’uomo sulla Luna», mentre Frans Timmermans, il vicepresidente della Commissione e commissario per il Green Deal, che è stato in questi mesi il principale promotore del progetto, ha detto che si tratta della «più grande operazione di trasformazione della storia».

L’elemento centrale del piano è un forte rilancio dell’Emissions Trading System (Sistema di scambio delle emissioni, ETS), che è stato creato nel 2004 e che, pur essendo tuttora uno dei più importanti mercati di emissioni del mondo (“cap and trade”), negli ultimi anni era stato in gran parte snobbato.

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LA SOSTENIBILITA’ PASSA ANCHE DAL PREZZO AI PRODUTTORI. IL CASO DELL’ORTOFRUTTA

L’ortofrutta italiana vale 15 miliardi e rappresenta il 25,5% della produzione agricola nazionale eppure, su 100 euro spesi dal consumatore, solo 6 euro circa finiscono nelle tasche del produttore, margine che scende a 2 euro se si parla di prodotti trasformati. Il resto va al settore del commercio, della logistica e dell’intermediazione.

Il recente rapporto Ismea, esposto durante il webinar “Il valore nell’ortofrutta, dalla filiera al sistema”, organizzato da CIA agricoltori italiani, e che si inserisce in un ciclo di appuntamenti dedicati al settore in occasione dell’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura 2021 promosso dalla FAO

 

posizione dell’Associazione Italiana delle Società Scientifiche Agrarie sul DDL 988

E’ stato pubblicato sul sito AISSA il documento di posizione dell’Associazione Italiana delle Società Scientifiche Agrarie sul DDL 988, relativo all’agricoltura biologica e biodinamica.

In occasione della discussione in Parlamento sulle “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”, la comunità scientifica che si occupa di scienze agrarie, rappresentata dall´Associazione Italiana delle 22 Società Scientifiche Agrarie (AISSA), che riunisce diverse migliaia di professori e ricercatori universitari e di ricercatori del CREA, del CNR e di altre Istituzioni, desidera ribadire la propria posizione relativamente al metodo di produzione “biodinamico” di cui si fa riferimento nel documento.

LEGGI IL DOCUMENTO AISSA

5 giugno GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE

Il tema della Giornata di quest’anno sarà il Ripristino degli Ecosistemi”, con l’obiettivo di prevenire, fermare e invertire i danni inflitti agli ecosistemi del pianeta, per passare dallo sfruttamento della natura alla sua guarigione.

La Giornata del 5 giugno lancerà ufficialmente il Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino dell’Ecosistema, introdotto con la missione globale di far rivivere miliardi di ettari, dalle foreste ai terreni agricoli, dalla cima delle montagne alle profondità del mare.

 

WORLD MILK DAY 1 GIUGNO

Dal 2001, venti anni fa, il 1° giugno è stata convenzionalmente scelta come data per “celebrare” il latte, la bevanda-alimento che costituisce la base della nutrizione quotidiana nel mondo fin dalla prima infanzia. A stabilire che ci fosse bisogno di un World Milk Day sono stati Fao e Nazioni Unite, al duplice scopo di valorizzare sia il prodotto in sé che tutto il settore lattiero-caseario a livello globale.

I maggiori consumatori sono gli europei, in particolare i popoli del Nord. Guardando la classifica del consumo annuale pro capite, si scopre che svettano gli estoni (121 kg a testa) seguiti dagli irlandesi (con 113 kg), finlandesi (104 kg), inglesi (97 kg), danesi (80 kg), austriaci (74 kg) e svedesi (74 kg). E il settore lattiero caseario in Europa è il secondo per dimensioni e fatturato nell’ambito della produzione agricola.

L’Italia ha un andamento peculiare. Se, infatti, il consumo annuale pro capite di latte alimentare è andato progressivamente riducendosi tra il 2011 e il 2019, nell’ultimo anno (complice il lockdown), si è assistito ad un incremento nell’acquisto di molti prodotti caseari, tra cui il latte fermentato e lo yogurt.

Fortunatamente, commenta l’associazione italiana lattiero casearia, perché meno latte e derivati si traduce in un minor apporto di calcio e altre sostanze di alto valore nutrizionale, tra cui fosforo, potassio e vitamine del gruppo B presenti in questi alimenti.

Assolatte quest’anno celebra la ricorrenza in Cina dove non ci sono più solo formaggi freschi nel carrello dei consumatori cinesi, perché il successo dei prodotti italiani si allarga anche alla panna. Un prodotto con un trend di vendita davvero interessante grazie alla sua caratteristica di ingrediente fondamentale di tantissime ricette made in Italy. Dopo i numeri lusinghieri dell’export 2020 (+145%), la panna continua a conquistare estimatori (+600%) in questo inizio anno. 

Articolo ANSA

Come si calcola l’impatto ambientale del latte, con il metodo LCA

Il sito Web RUMINANTIA organizza per il 27 maggio un webinar per la serie “Pillole di zootecnia” sul tema: 

Come si calcola l’impatto ambientale del latte?


La determinazione dell’impatto ambientale della produzione di latte e carne dei ruminanti è diventata urgente in quanto può condizionare gli acquisti della gente, ed il rispetto delle leggi e degli interventi economici ispirati dal Farm to Fork.

Il Life Cycle Assessment (LCA) permette una valutazione globale dell’intero processo produttivo.

Ne parleranno in dettaglio,  Maddalena Zucali e Giulia Gislon del Dipartimento Scienze agrarie e ambientali dell’Università degli Studi di Milano Statale, coinvolte nei progetti CLEVERMILK e Forage4Climate che si occupano di sostenibilità dei sistemi zootecnici.

Clicca qui per andare alla pagina del webinar e iscriversi

QUELLO CHE GREENPEACE NON VI DIRA’…..

Il sito CARNI SOSTENIBILI, lancia una provocazione alle accuse di Greenpeace in tema di promozione della UE per i prodotti agricoli.

Amici italiani, smettetela di promuovere i vostri salumi il vostro parmigiano e le vostre eccellenze. Cari francesi, non dovreste essere così orgogliosi di essere il Paese con i 365 formaggi diversi. E voi, amici austriaci, nascondete la vostra cotoletta. Colleghi spagnoli, mettete via quei prosciutti stagionati che hanno costruito la vostra fama.

È stata questa la prima reazione leggendo il nuovo autoproclamato “studio” di Greenpeace sulla promozione dei prodotti agricoli europei da parte dell’Unione Europea, “Marketing Meat“. In sostanza, questo documento di 25 pagine (immagini incluse) mira a dimostrare che “l’Unione Europea, nonostante le sue ambizioni politiche messe in atto con il Green Deal o la strategia Farm to Fork, ha speso tra il 2016-2020 più di 250 milioni di euro esclusivamente per la promozione della carne e dei latticini, in sostanza il 32% del budget globale destinato alla promozione dei prodotti agricoli sarebbe stato destinato all’agricoltura industriale”.

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Quello che “Marketing Meat” di Greenpeace non dice (e non dirà)

 

Mangeremo come i cani e i gatti ……

Interessante analisi del dott. Alessandro Fantini su RUMINANTIA.IT che mette a confronto il processo di trasformazione culturale del cibo per cani e gatti (da alimenti reperiti in natura ai cibi ultra-processati attuali) con quello che avviene e avverrà per l’alimentazione umana, in un’ottica di ambiente e sostenibilità…

Forse le nostre future abitudini alimentari sono scritte nel modo con cui mangiano i cani e i gatti. Se questi animali non dividessero con noi le nostre case, vivrebbero in natura cacciando o mangiando carogne in quanto sono predatori carnivori…… 

LEGGI ARTICOLO SU RUMINANTIA.IT

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Green Deal europeo: La Commissione UE presenta azioni volte a promuovere la produzione biologica

La Commissione ha presentato oggi un piano d’azione per lo sviluppo della produzione biologica. Obiettivo generale del piano è stimolare la produzione e il consumo di prodotti biologici, per fare sì che entro il 2030 il 25 % dei terreni agricoli sia destinato all’agricoltura biologica e che l’acquacoltura biologica registri un significativo aumento.

La produzione biologica presenta una serie di importanti benefici: i campi a coltura biologica hanno circa il 30 % in più di biodiversità, gli animali da allevamenti biologici godono di un livello più elevato di benessere e assumono meno antibiotici, gli agricoltori dediti alla produzione biologica hanno redditi più elevati e sono più resilienti e i consumatori sanno esattamente cosa acquistano grazie al logo biologico dell’UE. Il piano d’azione è in linea con il Green Deal Europeo e le strategie Dal produttore al consumatore e Biodiversità.

Il piano d’azione è concepito per fornire al settore biologico, già in rapida crescita, gli strumenti adeguati per raggiungere l’obiettivo del 25 %. Al fine di garantire una crescita equilibrata del settore, il piano d’azione propone 23 azioni strutturate attorno a 3 assi: dare impulso ai consumiaumentare la produzione e migliorare ulteriormente la sostenibilità del settore.

La Commissione incoraggia gli Stati membri a elaborare piani d’azione nazionali per l’agricoltura biologica al fine di aumentare la loro quota in questo ambito. Vi sono differenze significative tra la quota di terreni agricoli destinata negli Stati membri alla produzione biologica: essa oscilla infatti tra lo 0,5 % a più del 25 %. I piani d’azione nazionali per l’agricoltura biologica integreranno i piani strategici nazionali della PAC, istituendo misure che vadano oltre l’ambito dell’agricoltura e l’offerta garantita nell’ambito della PAC.

audizione Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare-Senato della Repubblica “Allevamenti, sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici”

L’Accademia dei Georgofili in qualità di Comitato Consultivo “Allevamenti e prodotti animali” ha avuto una audizione presso la  Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica.

“Allevamenti, sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici”

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VEDI LA REGISTRAZIONE VIDEO DELL’AUDIZIONE

Executive summary
• Il sistema delle produzioni animali italiano è un asset strategico per il Paese. Rappresenta, nella completezza delle sue filiere, circa la metà del valore aggiunto dell’agroalimentare nazionale, contribuisce all’export del made in Italy, fornisce occupazione a circa 150 mila
addetti, presidia il 40% del territorio rurale nazionale ed è custode di una parte importante di storia e delle tradizioni culturali e gastronomiche dell’Italia.
• I sistemi zootecnici italiani possono contribuire attivamente alla soluzione dei problemi emergenti del terzo millennio, quali la lotta ai cambiamenti climatici, il contrasto allo spopolamento e al degrado delle “aree interne” e la salvaguardia dei valori paesaggistici e culturali del territorio nazionale.
• Il contributo della zootecnia italiana alle emissioni gas-serrigeni è modesto e in costante diminuzione. Attualmente rappresenta il 5,2% del totale nazionale. I sistemi agro-zootecnici italiani contribuiscono alla salvaguardia dei cicli naturali, attraverso l’erogazione di servizi ecosistemici, e rappresentando un baluardo contro lo spopolamento
attraverso la creazione di valore in comprensori considerati marginali per qualsiasi altra attività economica. Il riconoscimento del ruolo regolatore della zootecnia per vaste aree dell’Italia è un passaggio ineludibile per qualsiasi politica di sviluppo sostenibile ed equo del territorio nazionale.
• Il progressivo miglioramento dell’efficienza produttiva e gestionale degli allevamenti può far intravedere l’ambizioso obiettivo “zero carbon” entro dieci anni. L’inserimento del bilancio
di filiera del carbonio nel novero delle premialità previste dal prossimo Piano Nazionale di Sviluppo Rurale costituisce un obiettivo primario del prossimo ciclo di programmazione PAC
per l’Italia.
• Il patrimonio culturale tradizionale di ampie porzioni del Paese è profondamente legato all’allevamento degli animali da reddito. Gli allevatori sono anche custodi della più importante frazione del paesaggio rurale italiano, bene protetto costituzionalmente, quello
zootecnico che costituisce carattere distintivo di ampi territori nazionali. La sostenibilità culturale e sociale garantita dalle filiere zootecniche per una rilevante parte dell’Italia è un’esternalità di importanza primaria a cui va dato ampio spazio nelle politiche generali e non solo di settore.
• I sistemi zootecnici e il patrimonio umano ad essi collegato hanno bisogno di una forte accelerazione dei saperi e delle competenze per rispondere alle sfide della sostenibilità.
• La ricerca scientifica e il trasferimento tecnologico devono essere incentivati con il fine di portare le Scienze delle Produzioni Animali, le Scienze Veterinarie e le Scienze delle Trasformazioni dei prodotti di origine animale all’eccellenza internazionale. A questo proposito è ineludibile la creazione di un’area scientifica di “Sostenibilità delle produzioni e dei prodotti animali” in cui allocare i finanziamenti per progetti strategici nazionali che eviti al settore di soccombere nella competizione con quello biomedico e farmaceutico attualmente collocato nella stessa area delle Scienze della vita.
• Parimenti, deve essere incentivata la scolarizzazione degli imprenditori zootecnici, con l’obiettivi di arrivare al 2030 con 2 conduttori aziendali su 3 forniti di titolo di scuola secondaria superiore o, ancora meglio, di laurea nelle discipline zootecniche e veterinarie.