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LA SOSTENIBILITA’ PASSA ANCHE DAL PREZZO AI PRODUTTORI. IL CASO DELL’ORTOFRUTTA

L’ortofrutta italiana vale 15 miliardi e rappresenta il 25,5% della produzione agricola nazionale eppure, su 100 euro spesi dal consumatore, solo 6 euro circa finiscono nelle tasche del produttore, margine che scende a 2 euro se si parla di prodotti trasformati. Il resto va al settore del commercio, della logistica e dell’intermediazione.

Il recente rapporto Ismea, esposto durante il webinar “Il valore nell’ortofrutta, dalla filiera al sistema”, organizzato da CIA agricoltori italiani, e che si inserisce in un ciclo di appuntamenti dedicati al settore in occasione dell’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura 2021 promosso dalla FAO

 

Green Deal europeo: La Commissione UE presenta azioni volte a promuovere la produzione biologica

La Commissione ha presentato oggi un piano d’azione per lo sviluppo della produzione biologica. Obiettivo generale del piano è stimolare la produzione e il consumo di prodotti biologici, per fare sì che entro il 2030 il 25 % dei terreni agricoli sia destinato all’agricoltura biologica e che l’acquacoltura biologica registri un significativo aumento.

La produzione biologica presenta una serie di importanti benefici: i campi a coltura biologica hanno circa il 30 % in più di biodiversità, gli animali da allevamenti biologici godono di un livello più elevato di benessere e assumono meno antibiotici, gli agricoltori dediti alla produzione biologica hanno redditi più elevati e sono più resilienti e i consumatori sanno esattamente cosa acquistano grazie al logo biologico dell’UE. Il piano d’azione è in linea con il Green Deal Europeo e le strategie Dal produttore al consumatore e Biodiversità.

Il piano d’azione è concepito per fornire al settore biologico, già in rapida crescita, gli strumenti adeguati per raggiungere l’obiettivo del 25 %. Al fine di garantire una crescita equilibrata del settore, il piano d’azione propone 23 azioni strutturate attorno a 3 assi: dare impulso ai consumiaumentare la produzione e migliorare ulteriormente la sostenibilità del settore.

La Commissione incoraggia gli Stati membri a elaborare piani d’azione nazionali per l’agricoltura biologica al fine di aumentare la loro quota in questo ambito. Vi sono differenze significative tra la quota di terreni agricoli destinata negli Stati membri alla produzione biologica: essa oscilla infatti tra lo 0,5 % a più del 25 %. I piani d’azione nazionali per l’agricoltura biologica integreranno i piani strategici nazionali della PAC, istituendo misure che vadano oltre l’ambito dell’agricoltura e l’offerta garantita nell’ambito della PAC.

audizione Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare-Senato della Repubblica “Allevamenti, sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici”

L’Accademia dei Georgofili in qualità di Comitato Consultivo “Allevamenti e prodotti animali” ha avuto una audizione presso la  Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica.

“Allevamenti, sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici”

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Executive summary
• Il sistema delle produzioni animali italiano è un asset strategico per il Paese. Rappresenta, nella completezza delle sue filiere, circa la metà del valore aggiunto dell’agroalimentare nazionale, contribuisce all’export del made in Italy, fornisce occupazione a circa 150 mila
addetti, presidia il 40% del territorio rurale nazionale ed è custode di una parte importante di storia e delle tradizioni culturali e gastronomiche dell’Italia.
• I sistemi zootecnici italiani possono contribuire attivamente alla soluzione dei problemi emergenti del terzo millennio, quali la lotta ai cambiamenti climatici, il contrasto allo spopolamento e al degrado delle “aree interne” e la salvaguardia dei valori paesaggistici e culturali del territorio nazionale.
• Il contributo della zootecnia italiana alle emissioni gas-serrigeni è modesto e in costante diminuzione. Attualmente rappresenta il 5,2% del totale nazionale. I sistemi agro-zootecnici italiani contribuiscono alla salvaguardia dei cicli naturali, attraverso l’erogazione di servizi ecosistemici, e rappresentando un baluardo contro lo spopolamento
attraverso la creazione di valore in comprensori considerati marginali per qualsiasi altra attività economica. Il riconoscimento del ruolo regolatore della zootecnia per vaste aree dell’Italia è un passaggio ineludibile per qualsiasi politica di sviluppo sostenibile ed equo del territorio nazionale.
• Il progressivo miglioramento dell’efficienza produttiva e gestionale degli allevamenti può far intravedere l’ambizioso obiettivo “zero carbon” entro dieci anni. L’inserimento del bilancio
di filiera del carbonio nel novero delle premialità previste dal prossimo Piano Nazionale di Sviluppo Rurale costituisce un obiettivo primario del prossimo ciclo di programmazione PAC
per l’Italia.
• Il patrimonio culturale tradizionale di ampie porzioni del Paese è profondamente legato all’allevamento degli animali da reddito. Gli allevatori sono anche custodi della più importante frazione del paesaggio rurale italiano, bene protetto costituzionalmente, quello
zootecnico che costituisce carattere distintivo di ampi territori nazionali. La sostenibilità culturale e sociale garantita dalle filiere zootecniche per una rilevante parte dell’Italia è un’esternalità di importanza primaria a cui va dato ampio spazio nelle politiche generali e non solo di settore.
• I sistemi zootecnici e il patrimonio umano ad essi collegato hanno bisogno di una forte accelerazione dei saperi e delle competenze per rispondere alle sfide della sostenibilità.
• La ricerca scientifica e il trasferimento tecnologico devono essere incentivati con il fine di portare le Scienze delle Produzioni Animali, le Scienze Veterinarie e le Scienze delle Trasformazioni dei prodotti di origine animale all’eccellenza internazionale. A questo proposito è ineludibile la creazione di un’area scientifica di “Sostenibilità delle produzioni e dei prodotti animali” in cui allocare i finanziamenti per progetti strategici nazionali che eviti al settore di soccombere nella competizione con quello biomedico e farmaceutico attualmente collocato nella stessa area delle Scienze della vita.
• Parimenti, deve essere incentivata la scolarizzazione degli imprenditori zootecnici, con l’obiettivi di arrivare al 2030 con 2 conduttori aziendali su 3 forniti di titolo di scuola secondaria superiore o, ancora meglio, di laurea nelle discipline zootecniche e veterinarie.

UN NUOVO BIOCARBURANTE INSOSTENIBILE, L’OLIO DI SOIA

La rivista VALORI pubblica un articolo sull’aumento di coltivazione di soia, soprattutto da deforestazione, per produrre OLIO DI SOIA come nuovo biocarburante, non particolarmente sostenibile.

Messo al bando l’olio di palma come biocombustibile entro il 2030, se non si interviene nuovamente sulla direttiva europea sulle energie rinnovabili, l’olio di soia potrebbe prenderne il posto. Con le stesse drammatiche conseguenze per l’ambiente, le foreste e le emissioni di CO2. Secondo la ricerca commissionata a Cerulogy dalla Ong Transport & Environment, la sete di gasolio di soia in Europa potrebbe aumentare da 2 a 4 volte entro il 2030. Causando la deforestazione in America Latina di un’area stimata tra i 2,4 e 4,2 milioni di ettari. Quanto la superficie di uno Stato europeo come la Slovenia o i Paesi Bassi. Con la possibile emissione in atmosfera di altri 38 milioni di tonnellate di CO2

LEGGI SU “VALORI”

LEGGI SU “TRANSPORT & ENVIRONMENT”

 

FAO Ridurre le perdite e gli sprechi alimentari per migliorare la sicurezza alimentare e la sostenibilità ambientale

In occasione della prima Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari (29 settembre 2020), l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente e i loro partner hanno fatto appello all’intera comunità affinché si impegni a ridurre le perdite e gli sprechi alimentari, così da evitare un ulteriore tracollo della sicurezza alimentare e un impoverimento delle risorse naturali.

Circa 690 milioni di persone oggi soffrono la fame, mentre sono ben tre miliardi coloro che non possono permettersi un’alimentazione sana. Il numero degli affamati è continuato ad aumentare negli ultimi cinque anni e la pandemia da COVID-19 sta mettendo a repentaglio la sicurezza alimentare e nutrizionale di un numero ulteriore di persone che potrebbe raggiungere i 132 milioni di unità. A questo quadro drammatico si devono aggiungere il deterioramento degli ecosistemi e l’impatto dei cambiamenti climatici.

Nonostante ciò, le perdite e gli sprechi alimentari non accennano a diminuire. Quest’anno si è assistito addirittura a un incremento di entrambe le problematiche, a causa delle restrizioni agli spostamenti e ai trasporti collegate alla pandemia.

Anche senza considerare l’emergenza COVID-19, ogni anno il 14 per cento circa dei prodotti alimentari va perso in tutto il mondo prima di raggiungere il mercato. Il valore annuo delle perdite alimentari è pari a 400 miliardi di USD, equivalenti al PIL dell’Austria. A ciò si aggiungono gli sprechi alimentari, le cui nuove stime saranno rese note all’inizio del 2021. Se si considera infine anche l’impatto ambientale, le perdite e gli sprechi alimentari sono responsabili dell’8 per cento delle emissioni globali di gas a effetto serra.

Leggi il rapporto da FAO

Scarica il Rapporto FAO “The State of Food and Agriculture 2019”

 

Nuovo record per le emissioni globali di metano

Le emissioni globali di metano sono aumentate di quasi il 10 per cento negli ultimi due decenni, determinando concentrazioni atmosferiche record di questo potente gas serra.

Nel 2017, l’ultimo anno per il quale sono disponibili dati completi, le emissioni globali annue del gas hanno raggiunto il primato di 596 milioni di tonnellate, secondo gli scienziati del Global Carbon Project, che segue l’andamento dei gas serra.

Le emissioni annuali sono aumentate di circa 50 milioni di tonnellate rispetto alla media del 2000-06, principalmente a causa dell’agricoltura e dell’industria del gas naturale, secondo quanto riportano i ricercatori (Jackson et al 2020 Environ. Res. Lett. 15 071002) sul bilancio globale del metano appena pubblicati. Le concentrazioni atmosferiche del gas, pari a 1.875 parti per miliardo lo scorso anno, sono ora più di 2,5 volte superiori ai livelli preindustriali.

Leggi su LESCIENZE

Leggi su NATURE (Global methane levels soar to record high)

 

Il clima e le migrazioni

Un nuovo studio sulle conseguenze del cambiamento climatico presenta scenari che si stanno già avverando, con futuri spostamenti di centinaia di milioni di persone.

Il giornale online ProPublica e il New York Times, con il sostegno dell’organizzazione Pulitzer Center, hanno lavorato con il geografo Bryan Jones a un ampio studio sulla cosiddetta “migrazione climatica”, cioè sulle persone che saranno costrette a lasciare la propria casa e la propria terra di origine per circostanze ambientali: non tanto quelle legate ai singoli eventi disastrosi, come un uragano, ma ai processi lenti e costanti già in atto come per esempio la desertificazione delle terre.

La ricerca – che riprende e amplia quella del 2018 fatta dalla Banca Mondiale e intitolata “Groundswell – Preparing for internal climate migration” – si concentra soprattutto sulle conseguenze umane dei cambiamenti climatici: su come le persone si sposteranno all’interno dei loro paesi e dal loro paese a un altro. A partire dall’elaborazione di miliardi di dati, sono stati costruiti vari scenari basati soprattutto sulle risposte politiche che i paesi più ricchi e meno colpiti dal cambiamento climatico daranno ai cambiamenti climatici stessi e alle migrazioni che ne conseguiranno.

LEGGI SUL “ILPOST.IT”

LEGGI Groundswell : Preparing for Internal Climate Migration

LEGGI Future of the human climate niche su PNAS

LEGGI “OXFAM – Uprooted by Climate Change”

Coronavirus: non ci sono prove che il cibo sia fonte o veicolo di trasmissione

L’EFSA osserva con attenzione la situazione relativa all’epidemia di coronavirus (COVID-19) che sta interessando un gran numero di Paesi in tutto il mondo. Attualmente non ci sono prove che il cibo sia fonte o veicolo di trasmissione probabile del virus.

Ha commentato Marta Hugas, direttore scientifico EFSA: “Le esperienze fatte con precedenti focolai epidemici riconducibili ai coronavirus, come il coronavirus della sindrome respiratoria acuta grave (SARS-CoV) e il coronavirus della sindrome respiratoria mediorientale (MERS-CoV), evidenziano che non si è verificata trasmissione tramite il consumo di cibi. Al momento non ci sono prove che il coronavirus sia diverso in nessun modo”.

Leggi su EFSA

THE STATE OF FOOD AND AGRICULTURE – FAO2019

E’ possibile scaircare il Report della FAO su

THE STATE OF FOOD AND AGRICULTURE 2019.

 

SITO DELLA FAO DEDICATO

REPORT COMPLETO “THE STATE OF FOOD AND AGRICULTURE 2019”

ANCHE L’ICT INQUINA

Quanto inquinano streaming e videogiochi

​Aumentano i dati, non le emissioni. I risultati di un rapporto sull'”impronta ambientale” del settore Ict.

Interessante articolo su AGI.it 

Il traffico dati si moltiplica, il digitale cresce. Ma “l’impronta ambientale” del settore Ict resta stabile. E in futuro potrebbe ridursi. Lo afferma il rapporto “A quick guide to your digital carbon footprint” di Ericsson.com che, pur ammettendo quanto sia complicato pesare l’impatto di un intero settore, ha fatto due conti per confermare o smentire alcune convinzioni piuttosto diffuse.