Archivi categoria: sostenibilità

MEGA ALLEVAMENTI DI INSETTI

Su IlPost è uscito un articolo sulle prospettive e le conseguenze dell’ALLEVAMENTO DI INSETTI.

L’allevamento di insetti per la produzione di mangimi è già da qualche anno definito come un’industria in forte espansione e un’alternativa sostenibile all’agricoltura tradizionale destinata all’allevamento del bestiame.

A Decatur, in Illinois, l’azienda francese di biotecnologie InnovaFeed – fondata nel 2016 e attiva nell’allevamento e nella lavorazione degli insetti – sta completando la costruzione di un sito di produzione di larve di mosca soldato nera, una delle specie di insetti più allevate al mondo assieme ai grilli e alle larve di tarma della farina. Secondo le stime di InnovaFeed, il sito a Decatur permetterà di produrre ogni anno 60 mila tonnellate di proteine di insetti, pari a circa 780 miliardi di larve l’anno. InnovaFeed conta di costruire venti impianti di produzione entro il 2030.

Un’altra azienda concorrente, AgriProtein, alleva regolarmente in Sudafrica più di otto miliardi di larve di insetti utilizzando 250 tonnellate di cibo e rifiuti agricoli, tra cui fusti di mais, bucce di patate e verdure deteriorate. L’azienda francese Ÿnsect ha recentemente raccolto 225 milioni di dollari per aprire la più grande fattoria di insetti al mondo ad Amiens, dove conta di arrivare a produrre 100 mila tonnellate di proteine all’anno.

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LA SOSTENIBILITA’ PASSA ANCHE DAL PREZZO AI PRODUTTORI. IL CASO DELL’ORTOFRUTTA

L’ortofrutta italiana vale 15 miliardi e rappresenta il 25,5% della produzione agricola nazionale eppure, su 100 euro spesi dal consumatore, solo 6 euro circa finiscono nelle tasche del produttore, margine che scende a 2 euro se si parla di prodotti trasformati. Il resto va al settore del commercio, della logistica e dell’intermediazione.

Il recente rapporto Ismea, esposto durante il webinar “Il valore nell’ortofrutta, dalla filiera al sistema”, organizzato da CIA agricoltori italiani, e che si inserisce in un ciclo di appuntamenti dedicati al settore in occasione dell’Anno Internazionale della Frutta e della Verdura 2021 promosso dalla FAO

 

5 giugno GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE

Il tema della Giornata di quest’anno sarà il Ripristino degli Ecosistemi”, con l’obiettivo di prevenire, fermare e invertire i danni inflitti agli ecosistemi del pianeta, per passare dallo sfruttamento della natura alla sua guarigione.

La Giornata del 5 giugno lancerà ufficialmente il Decennio delle Nazioni Unite per il Ripristino dell’Ecosistema, introdotto con la missione globale di far rivivere miliardi di ettari, dalle foreste ai terreni agricoli, dalla cima delle montagne alle profondità del mare.

 

Come si calcola l’impatto ambientale del latte, con il metodo LCA

Il sito Web RUMINANTIA organizza per il 27 maggio un webinar per la serie “Pillole di zootecnia” sul tema: 

Come si calcola l’impatto ambientale del latte?


La determinazione dell’impatto ambientale della produzione di latte e carne dei ruminanti è diventata urgente in quanto può condizionare gli acquisti della gente, ed il rispetto delle leggi e degli interventi economici ispirati dal Farm to Fork.

Il Life Cycle Assessment (LCA) permette una valutazione globale dell’intero processo produttivo.

Ne parleranno in dettaglio,  Maddalena Zucali e Giulia Gislon del Dipartimento Scienze agrarie e ambientali dell’Università degli Studi di Milano Statale, coinvolte nei progetti CLEVERMILK e Forage4Climate che si occupano di sostenibilità dei sistemi zootecnici.

Clicca qui per andare alla pagina del webinar e iscriversi

QUELLO CHE GREENPEACE NON VI DIRA’…..

Il sito CARNI SOSTENIBILI, lancia una provocazione alle accuse di Greenpeace in tema di promozione della UE per i prodotti agricoli.

Amici italiani, smettetela di promuovere i vostri salumi il vostro parmigiano e le vostre eccellenze. Cari francesi, non dovreste essere così orgogliosi di essere il Paese con i 365 formaggi diversi. E voi, amici austriaci, nascondete la vostra cotoletta. Colleghi spagnoli, mettete via quei prosciutti stagionati che hanno costruito la vostra fama.

È stata questa la prima reazione leggendo il nuovo autoproclamato “studio” di Greenpeace sulla promozione dei prodotti agricoli europei da parte dell’Unione Europea, “Marketing Meat“. In sostanza, questo documento di 25 pagine (immagini incluse) mira a dimostrare che “l’Unione Europea, nonostante le sue ambizioni politiche messe in atto con il Green Deal o la strategia Farm to Fork, ha speso tra il 2016-2020 più di 250 milioni di euro esclusivamente per la promozione della carne e dei latticini, in sostanza il 32% del budget globale destinato alla promozione dei prodotti agricoli sarebbe stato destinato all’agricoltura industriale”.

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Quello che “Marketing Meat” di Greenpeace non dice (e non dirà)

 

Green Deal europeo: La Commissione UE presenta azioni volte a promuovere la produzione biologica

La Commissione ha presentato oggi un piano d’azione per lo sviluppo della produzione biologica. Obiettivo generale del piano è stimolare la produzione e il consumo di prodotti biologici, per fare sì che entro il 2030 il 25 % dei terreni agricoli sia destinato all’agricoltura biologica e che l’acquacoltura biologica registri un significativo aumento.

La produzione biologica presenta una serie di importanti benefici: i campi a coltura biologica hanno circa il 30 % in più di biodiversità, gli animali da allevamenti biologici godono di un livello più elevato di benessere e assumono meno antibiotici, gli agricoltori dediti alla produzione biologica hanno redditi più elevati e sono più resilienti e i consumatori sanno esattamente cosa acquistano grazie al logo biologico dell’UE. Il piano d’azione è in linea con il Green Deal Europeo e le strategie Dal produttore al consumatore e Biodiversità.

Il piano d’azione è concepito per fornire al settore biologico, già in rapida crescita, gli strumenti adeguati per raggiungere l’obiettivo del 25 %. Al fine di garantire una crescita equilibrata del settore, il piano d’azione propone 23 azioni strutturate attorno a 3 assi: dare impulso ai consumiaumentare la produzione e migliorare ulteriormente la sostenibilità del settore.

La Commissione incoraggia gli Stati membri a elaborare piani d’azione nazionali per l’agricoltura biologica al fine di aumentare la loro quota in questo ambito. Vi sono differenze significative tra la quota di terreni agricoli destinata negli Stati membri alla produzione biologica: essa oscilla infatti tra lo 0,5 % a più del 25 %. I piani d’azione nazionali per l’agricoltura biologica integreranno i piani strategici nazionali della PAC, istituendo misure che vadano oltre l’ambito dell’agricoltura e l’offerta garantita nell’ambito della PAC.

audizione Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare-Senato della Repubblica “Allevamenti, sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici”

L’Accademia dei Georgofili in qualità di Comitato Consultivo “Allevamenti e prodotti animali” ha avuto una audizione presso la  Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica.

“Allevamenti, sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici”

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Executive summary
• Il sistema delle produzioni animali italiano è un asset strategico per il Paese. Rappresenta, nella completezza delle sue filiere, circa la metà del valore aggiunto dell’agroalimentare nazionale, contribuisce all’export del made in Italy, fornisce occupazione a circa 150 mila
addetti, presidia il 40% del territorio rurale nazionale ed è custode di una parte importante di storia e delle tradizioni culturali e gastronomiche dell’Italia.
• I sistemi zootecnici italiani possono contribuire attivamente alla soluzione dei problemi emergenti del terzo millennio, quali la lotta ai cambiamenti climatici, il contrasto allo spopolamento e al degrado delle “aree interne” e la salvaguardia dei valori paesaggistici e culturali del territorio nazionale.
• Il contributo della zootecnia italiana alle emissioni gas-serrigeni è modesto e in costante diminuzione. Attualmente rappresenta il 5,2% del totale nazionale. I sistemi agro-zootecnici italiani contribuiscono alla salvaguardia dei cicli naturali, attraverso l’erogazione di servizi ecosistemici, e rappresentando un baluardo contro lo spopolamento
attraverso la creazione di valore in comprensori considerati marginali per qualsiasi altra attività economica. Il riconoscimento del ruolo regolatore della zootecnia per vaste aree dell’Italia è un passaggio ineludibile per qualsiasi politica di sviluppo sostenibile ed equo del territorio nazionale.
• Il progressivo miglioramento dell’efficienza produttiva e gestionale degli allevamenti può far intravedere l’ambizioso obiettivo “zero carbon” entro dieci anni. L’inserimento del bilancio
di filiera del carbonio nel novero delle premialità previste dal prossimo Piano Nazionale di Sviluppo Rurale costituisce un obiettivo primario del prossimo ciclo di programmazione PAC
per l’Italia.
• Il patrimonio culturale tradizionale di ampie porzioni del Paese è profondamente legato all’allevamento degli animali da reddito. Gli allevatori sono anche custodi della più importante frazione del paesaggio rurale italiano, bene protetto costituzionalmente, quello
zootecnico che costituisce carattere distintivo di ampi territori nazionali. La sostenibilità culturale e sociale garantita dalle filiere zootecniche per una rilevante parte dell’Italia è un’esternalità di importanza primaria a cui va dato ampio spazio nelle politiche generali e non solo di settore.
• I sistemi zootecnici e il patrimonio umano ad essi collegato hanno bisogno di una forte accelerazione dei saperi e delle competenze per rispondere alle sfide della sostenibilità.
• La ricerca scientifica e il trasferimento tecnologico devono essere incentivati con il fine di portare le Scienze delle Produzioni Animali, le Scienze Veterinarie e le Scienze delle Trasformazioni dei prodotti di origine animale all’eccellenza internazionale. A questo proposito è ineludibile la creazione di un’area scientifica di “Sostenibilità delle produzioni e dei prodotti animali” in cui allocare i finanziamenti per progetti strategici nazionali che eviti al settore di soccombere nella competizione con quello biomedico e farmaceutico attualmente collocato nella stessa area delle Scienze della vita.
• Parimenti, deve essere incentivata la scolarizzazione degli imprenditori zootecnici, con l’obiettivi di arrivare al 2030 con 2 conduttori aziendali su 3 forniti di titolo di scuola secondaria superiore o, ancora meglio, di laurea nelle discipline zootecniche e veterinarie.

UN NUOVO BIOCARBURANTE INSOSTENIBILE, L’OLIO DI SOIA

La rivista VALORI pubblica un articolo sull’aumento di coltivazione di soia, soprattutto da deforestazione, per produrre OLIO DI SOIA come nuovo biocarburante, non particolarmente sostenibile.

Messo al bando l’olio di palma come biocombustibile entro il 2030, se non si interviene nuovamente sulla direttiva europea sulle energie rinnovabili, l’olio di soia potrebbe prenderne il posto. Con le stesse drammatiche conseguenze per l’ambiente, le foreste e le emissioni di CO2. Secondo la ricerca commissionata a Cerulogy dalla Ong Transport & Environment, la sete di gasolio di soia in Europa potrebbe aumentare da 2 a 4 volte entro il 2030. Causando la deforestazione in America Latina di un’area stimata tra i 2,4 e 4,2 milioni di ettari. Quanto la superficie di uno Stato europeo come la Slovenia o i Paesi Bassi. Con la possibile emissione in atmosfera di altri 38 milioni di tonnellate di CO2

LEGGI SU “VALORI”

LEGGI SU “TRANSPORT & ENVIRONMENT”

 

CAMBIAMENTI CLIMATICI 2021: WWF CHIEDE AGLI UMANI DI DARE UNA SVOLTA

Il 2021 sarà un anno cruciale per la lotta alla crisi climatica, con grandi appuntamenti in Italia (COP Giovani e G20) e all’estero (COP26). Il Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo del 10 dicembre deve decidere sull’obiettivo di riduzione delle emissioni di CO2 al 2030, una tappa intermedia, ma fondamentale, per arrivare alla neutralità climatica entro il 2050.

Mentre il Parlamento europeo ha chiesto il -60%, il WWF chiede una riduzione del 65% delle emissioni di CO2 al 2030 per rimanere in linea con le indicazioni della comunità scientifica. Bisogna puntare decisamente all’utilizzo di energie rinnovabili come fonte di energia, nel contempo mirando al risparmio.

Nel 2021 il WWF proporrà che l’Italia si doti di una legge quadro sul clima, in modo da adeguare e valutare tutti i provvedimenti in base all’impatto sulla crisi climatica.

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eliminare i prodotti del latte fa bene al pianeta e non crea problemi alla salute umana?

Tutti gli abitanti del nostro pianeta sono consapevoli della necessità di trovare un equilibrio tra la produzione di alimenti per nutrire in modo equo e dignitoso tutte le persone e il futuro dell’ambiente. Un numero crescente di individui e le associazioni ambientaliste auspicano una drastica riduzione, o addirittura un’eliminazione, dei prodotti di origine animale dalla nutrizione umana.

Oltre agli aspetti legati alle preoccupazioni relative al benessere animale, queste associazione attribuiscono all’allevamento una grande responsabilità nel surriscaldamento del pianeta.

E’ appena stato pubblicato uno studio sulla prestigiosa rivista Journal of Dairy Science, da D.L. Liebe, M.B. Hall e R.R. White

Contributions of dairy products to environmental impacts and nutritional supplies from United States agriculture

Open Access DOI:https://doi.org/10.3168/jds.2020-18570

Il sistema attuale fornisce latte sufficiente per soddisfare il fabbisogno annuale di energia, proteine ​​e calcio di 71.2, 169 e 254 milioni di persone, rispettivamente. Le vitamine fornite dai prodotti lattiero-caseari costituiscono un’alta percentuale della fornitura domestica totali dagli alimenti. I latticini forniscono infatti il 39% della vitamina A, il 54% della vitamina D, il 47% della riboflavina, il 57% della vitamina B12 e il 29% della colina disponibili per il consumo umano negli Stati Uniti.

Il ritiro (mantenimento degli animali senza raccolta del latte) dei bovini da latte sotto la loro attuale gestione non ha comportato alcun cambiamento nelle emissioni assolute di gas serra (GHGE) rispetto all’attuale sistema di produzione. Sia lo spopolamento delle bovine, che il pensionamento al pascolo hanno portato a modeste riduzioni (6,8–12,0%) delle emissioni di GHG rispetto al sistema agricolo attualmente in uso. La maggior parte degli scenari di rimozione delle vacche da latte ha ridotto la disponibilità di micronutrienti essenziali come l’acido α-linolenico, il calcio, le vitamine A, D, B 12 e la colina. Anche gli scenari di rimozione che non hanno ridotto la disponibilità di micronutrienti non hanno migliorato il GHGE rispetto all’attuale sistema di produzione. Questi risultati suggeriscono che la rimozione dei bovini da latte per ridurre le emissioni di GHG senza ridurre l’apporto dei nutrienti più limitanti per la popolazione sarebbe difficile.

Leggi da RUMINANTIA 

Leggi da JOURNAL OF DAIRY SCIENCE (Open Access)