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audizione Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare-Senato della Repubblica “Allevamenti, sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici”

L’Accademia dei Georgofili in qualità di Comitato Consultivo “Allevamenti e prodotti animali” ha avuto una audizione presso la  Commissione Agricoltura e produzione agroalimentare del Senato della Repubblica.

“Allevamenti, sostenibilità ambientale e cambiamenti climatici”

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Executive summary
• Il sistema delle produzioni animali italiano è un asset strategico per il Paese. Rappresenta, nella completezza delle sue filiere, circa la metà del valore aggiunto dell’agroalimentare nazionale, contribuisce all’export del made in Italy, fornisce occupazione a circa 150 mila
addetti, presidia il 40% del territorio rurale nazionale ed è custode di una parte importante di storia e delle tradizioni culturali e gastronomiche dell’Italia.
• I sistemi zootecnici italiani possono contribuire attivamente alla soluzione dei problemi emergenti del terzo millennio, quali la lotta ai cambiamenti climatici, il contrasto allo spopolamento e al degrado delle “aree interne” e la salvaguardia dei valori paesaggistici e culturali del territorio nazionale.
• Il contributo della zootecnia italiana alle emissioni gas-serrigeni è modesto e in costante diminuzione. Attualmente rappresenta il 5,2% del totale nazionale. I sistemi agro-zootecnici italiani contribuiscono alla salvaguardia dei cicli naturali, attraverso l’erogazione di servizi ecosistemici, e rappresentando un baluardo contro lo spopolamento
attraverso la creazione di valore in comprensori considerati marginali per qualsiasi altra attività economica. Il riconoscimento del ruolo regolatore della zootecnia per vaste aree dell’Italia è un passaggio ineludibile per qualsiasi politica di sviluppo sostenibile ed equo del territorio nazionale.
• Il progressivo miglioramento dell’efficienza produttiva e gestionale degli allevamenti può far intravedere l’ambizioso obiettivo “zero carbon” entro dieci anni. L’inserimento del bilancio
di filiera del carbonio nel novero delle premialità previste dal prossimo Piano Nazionale di Sviluppo Rurale costituisce un obiettivo primario del prossimo ciclo di programmazione PAC
per l’Italia.
• Il patrimonio culturale tradizionale di ampie porzioni del Paese è profondamente legato all’allevamento degli animali da reddito. Gli allevatori sono anche custodi della più importante frazione del paesaggio rurale italiano, bene protetto costituzionalmente, quello
zootecnico che costituisce carattere distintivo di ampi territori nazionali. La sostenibilità culturale e sociale garantita dalle filiere zootecniche per una rilevante parte dell’Italia è un’esternalità di importanza primaria a cui va dato ampio spazio nelle politiche generali e non solo di settore.
• I sistemi zootecnici e il patrimonio umano ad essi collegato hanno bisogno di una forte accelerazione dei saperi e delle competenze per rispondere alle sfide della sostenibilità.
• La ricerca scientifica e il trasferimento tecnologico devono essere incentivati con il fine di portare le Scienze delle Produzioni Animali, le Scienze Veterinarie e le Scienze delle Trasformazioni dei prodotti di origine animale all’eccellenza internazionale. A questo proposito è ineludibile la creazione di un’area scientifica di “Sostenibilità delle produzioni e dei prodotti animali” in cui allocare i finanziamenti per progetti strategici nazionali che eviti al settore di soccombere nella competizione con quello biomedico e farmaceutico attualmente collocato nella stessa area delle Scienze della vita.
• Parimenti, deve essere incentivata la scolarizzazione degli imprenditori zootecnici, con l’obiettivi di arrivare al 2030 con 2 conduttori aziendali su 3 forniti di titolo di scuola secondaria superiore o, ancora meglio, di laurea nelle discipline zootecniche e veterinarie.

Allevamenti intensivi e resto del mondo: una guerra infinita

Da un articolo su RUMINANTIA.IT

Quella che si sta consumando, ormai da molti anni, tra gli allevamenti intensivi e una buona parte dell’opinione pubblica, dei giornalisti e dei medici, sembra una guerra infinita. In vantaggio netto pare che non siano gli allevatori. Per motivi che cercherò di ipotizzare più avanti il “sentiment” collettivo ritiene che i prodotti del latte e la carne rossa facciano male alla salute, che l’allevamento intensivo sia sinonimo di sofferenza per gli animali e che il suo impatto ambientale sia devastante. Da come stanno evolvendo le cose sembrerebbe che le modalità fin qui adottate per contrastare questa reputazione negativa non siano servite a nulla, sembrerebbe anzi che abbiano aggravato le cose. Le indignazioni, le richieste di chiudere le trasmissioni televisive “animaliste”, certe certificazioni di benessere animale, le iniziative di sensibilizzazione per stimolare il consumo di latte e carne rossa e le campagne pubblicitarie naïf hanno forse peggiorato le cose. Per averne la riprova, e senza scomodare i sondaggisti, basta parlare con i medici di qualsiasi disciplina e le fasce più giovani della popolazione per sentire la loro opinione sull’argomento. Tempo fa (29 Novembre 2017) Ruminantia ha organizzato, in collaborazione con l’Ateneo di Perugia, un focus group per capire meglio il fenomeno.

La pandemia di COVID-19, tuttora in corso, ha costretto a casa circa 3.5 miliardi di persone. Questo brusco cambiamento delle abitudini di vita e la frustrazione del constatare come un virus con una dimensione 600 volte inferiore a quella di un capello umano abbia potuto, nell’antropocene, uccidere nel mondo circa 250.000 persone hanno stimolato tante riflessioni.

In molti si aspettano che la fine della pandemia segni un nuovo modo di concepire l’economia, il lavoro e il vivere sociale e personale. Una sorta di dopoguerra, di “day after”. L’umanità si sta lacerando tra l’angoscia dei bollettini giornalieri delle morti e delle nuove povertà da un lato, e la meraviglia nel vedere in quanto poco tempo si possa ripulire l’aria che respiriamo, come la natura si riprenda rapidamente i suoi spazi e quanti valori familiari e sociali siano stati immolati in nome del narcisismo e del profitto, dall’altro.

L’occasione del dopo COVID-19 può essere utilizzata per ripensare l’allevamento degli animali da cibo e il dialogo con la gente.

LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE SU RUMINANTIA.IT

 

Lab per LCA agro-alimentare

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