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IL LOCKDOWN FA BENE ALL’AMBIENTE

Una crisi sanitaria che non si vedeva da almeno 100 anni e una crisi economica senza precedenti dal secondo dopoguerra. L’emergenza COVID-19 dei primi mesi del 2020 ha avuto effetti devastanti, ma almeno per un aspetto ha avuto un risvolto positivo: il calo delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera. 

Un nuovo studio pubblicato su “Nature Climate Change” da Corinne Le Quéré dell’Università dell’East Anglia, nel Regno Unito, e colleghi ha quantificato la variazione nei giorni di massimo rigore delle misure di quarantena nel mondo, mostrando che si è trattato di un vero e  proprio crollo: 17 milioni di tonnellate in meno al giorno cioè 17 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Per qualche settimana, il pianeta è tornato ai livelli del 2006 mentre al picco del confinamento, il calo percentuale delle emissioni nei singoli paesi è stato in media del 26 per cento .

Articolo su Le Scienze

Articolo originale su Nature Climate Change

E’ LA GIORNATA MONDIALE DELL’AMBIENTE

La Giornata mondiale dell’ambiente è un giorno di festa. È un giorno in cui, per oltre quarant’anni, le persone di tutto il mondo hanno sostenuto e agito per un ambiente sano. Dalle pulizie delle spiagge alla piantagione di alberi di massa alle marce, individui, comunità e governi sono emersi per sostenere spalla a spalla il nostro pianeta.

Quest’anno non possiamo raggiungere spiagge, foreste e strade. Dobbiamo rimanere a casa, mantenere le distanze e celebrare virtualmente la Giornata mondiale dell’ambiente. Questo perché siamo tutti solidali con coloro che soffrono della pandemia globale. Dobbiamo proteggere i malati, i poveri e i vulnerabili dalle peggiori devastazioni di questa malattia. In particolare, i nostri pensieri sono con le Americhe, dove la pandemia sta colpendo duramente……

Continua a leggere:  WORLD ENVIRONMENTAL DAY 2020

Inger Andersen, Under-Secretary-General of the United Nations and Executive Director of the UN Environment Programme

EARTH DAY 2020

La Giornata della Terra è nata ufficialmente il 22 aprile del 1970 come una mobilitazione ecologista di studenti americani. L’idea era di dar seguito alla Giornata dei diritti ambientali (28 gennaio 1970), appuntamento organizzato, tra le altre cose, per ricordare il disastro dell’Union Oil Platform A.

Solo un anno prima, infatti, nel canale di Santa Barbara, una piattaforma di trivellazione aveva provocato una gigantesca fuoriuscita di petrolio. A causa dell’incidente si stima si siano riversati nelle acque californiane dagli 80.000 ai 100.000 barili di greggio (13.000-16.000 m3). Una perdita che causò, allora, la morte di oltre 10 mila animali

L’evento scosse profondamente gli Stati Uniti e riuscì a provocare una reazione. E così, nella primavera del 1970, l’attivista per la pace John McConnell, il senatore del Wisconsin Gaylord Nelson e l’allora studente universitario Denis Hayesposero i semi del primo Earth Day. Il 22 aprile duemila università e circa diecimila scuole primarie e secondarie degli Stati Uniti sono scese in piazza a manifestare per chiedere una riforma delle norme ambientali.

sito EARTH DAY 2020

Seminario SOSTENIBILITA’: PAROLE E PRATICHE

LOCANDINA SEMINARIO 31 MAGGIO 2019

Moderatore: Stefano Bocchi
09.30 Presentazione del seminario e dell’AGRIFOOD LCA Lab Stefano Bocchi, Marco Fiala
SESSIONE 1
“PAROLE”
09.45 Life Cycle Thinking Riccardo Guidetti
LCA: cosa si e cosa no Jacopo Bacenetti
Impronta Idrica Daniela Lovarelli
Gas ad effetto Serra e Cambiamenti Climatici Giulia Gislon
Gas di scarico Marco Fiala
Sequestro della CO2 in foresta Luca Nonini
Dichiarazione ambientale Andrea Casson
10.45 Discussione e Domande
SESSIONE 2
“PRATICHE”
11.20 Intensificazione sostenibile Anna Sandrucci
Zootecnia di precisione Marcella Guarino
Economia circolare Maddalena Zucali
Qualità dei prodotti sostenibili Luciana Bava
Zootecnia biologica Alberto Tamburini
12.15 Discussione e Domande

Contro il riscaldamento globale trasformare il metano in anidride carbonica

Contro l’inquinamento atmosferico, una nuova soluzione potrebbe arrivare dalla trasformazione del metano, un gas serra con un potenziale di riscaldamento molto superiore rispetto a quello dell’anidride carbonica, proprio in CO2. L’approccio, che sembrerebbe controintuitivo e apparentemente controproducente è stato presentato e pubblicato su Nature Sustainability da un gruppo di ricercatori della Stanford University, che spiegano perché invece non lo è.

leggi su WIRED

leggi su NATURE SUSTAINABILITY

Il riscaldamento globale aumenta le disuguaglianze economiche

Il riscaldamento globale tende ad accentuare le disuguaglianze economiche tra le nazioni. È la conclusione di uno studio pubblicato sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” da Noah S. Diffenbaugh e Marshall Burke, entrambi della Stanford University.

Lo studio si inserisce in una corrente di ricerca che nell’ultimo decennio ha effettuato diverse analisi per quantificare l’impatto dell’aumento delle temperature globali medie su agricoltura, ecosistemi e salute umana. Particolarmente complessa ma di grande importanza, poi, è la valutazione dell’impatto economico del riscaldamento globale e dei suoi effetti sulle disuguaglianze tra paesi ricchi e paesi poveri.

I risultati degli studi effettuati finora confermano quello che si può facilmente intuire da considerazioni generali: i paesi più poveri hanno maggiore probabilità di subire gli effetti negativi del riscaldamento globale, in termini ambientali, e i loro abitanti in termini di qualità di vita, economia e salute. Questo avviene in parte perché questi paesi e i loro cittadini hanno scarsi strumenti per difendersi dal fenomeno del riscaldamento globale e in parte perché vivono tendenzialmente nelle zone più calde della Terra, dove un ulteriore incremento della temperatura media può mettere in crisi la produttività lavorativa, in particolare quella agricola, e le condizioni di vita.

Il riscaldamento globale aumenta le disuguaglianze economiche, LeScienze aprile 2019

Global warming has increased global economic inequality
Noah S. Diffenbaugh and Marshall Burke

PNAS https://doi.org/10.1073/pnas.1816020116

La Giornata della Terra è oggi, dal 1970

La Giornata della Terra è oggi, dal 1970

La Giornata della Terra si festeggia lunedì 22 aprile, ed è la più nota e importante ricorrenza internazionale sull’ecologia e la protezione dell’ambiente. Il doodle di Google di oggi è dedicato proprio a questa giornata: per questo racconta alcuni primati di altri esseri viventi, come quello dell’albatro urlatore (Diomedea exulans), l’uccello con la maggiore apertura alare del mondo, e quello dei celacanti (Latimeria), due specie di pesci considerati le specie animali più antiche.

La Giornata della Terra – che in inglese si chiama Earth Day – si celebra ogni anno il 22 aprile e fu indetta per la prima volta dalle Nazioni Unite nel 1970, seguendo gli intenti del movimento ecologista degli Stati Uniti. È un momento per festeggiare, ma anche un’occasione per informare sullo stato dell’ambiente e dare consigli su come inquinare meno e preservare gli ecosistemi. Fu scelta come data il 22 aprile perché cade un mese e un giorno dopo il “tradizionale” equinozio di primavera. Tra gli ideatori della Giornata della Terra ci fu il senatore Democratico statunitense Gaylord Nelson, che aveva già organizzato una serie di incontri e conferenze dedicati ai temi dell’ambiente.

Tra gennaio e febbraio del 1969 a Santa Barbara, in California, ci fu uno dei più gravi disastri ambientali degli Stati Uniti, causato dalla fuoriuscita di petrolio da un pozzo della Union Oil: l’incidente portò Nelson a occuparsi in modo più attento e continuativo delle questioni ambientali, per portarle all’attenzione dell’opinione pubblica, ricalcando quanto avevano fatto i movimenti di protesta contro la guerra del Vietnam.

Il 22 aprile 1970 si tenne la prima Giornata della Terra, cui parteciparono milioni di cittadini statunitensi, con il coinvolgimento di migliaia di college, università e altre istituzioni accademiche, associazioni ambientaliste. Fu anche istituito l’Earth Day Network (EDN), un’organizzazione diventata poi internazionale per coordinare le iniziative dedicate all’ambiente durante tutto l’anno (dell’EDN fanno ora parte migliaia di movimenti e associazioni da tutto il mondo).

Cambiamento climatico: peggio le vacche o le auto?

Cambiamento climatico: peggio le vacche o le auto?

FRÉDÉRIC LEROY

Nel 2006, la FAO ha definito il bestiame un problema più grave dei trasporti, in termini di cambiamento climatico, con un 18% delle emissioni di gas ad effetto serra del primo contro il 14% dei secondi. La notizia creò incredulità e perplessità, e non tardarono le obiezioni da parte di esperti del settore. Una critica pungente venne dal Professor Frank Mitloehner dell’Università della California (UC Davis), che protestò contro l’uso iniquo dei dati sulla valutazione del ciclo di vita (LCA) solo per il bestiame e non per i trasporti, affermando che un confronto diretto non era giustificato. 

Fu un’osservazione importante, riconosciuta da un rappresentante della FAO nel 2010. Confrontando infatti le emissioni dirette (a causa della mancanza di un quadro comune per i dati LCA), le emissioni totali del bestiame sono di molto inferiori a quelle dei trasporti (5% contro 14%). Inoltre la FAO, nel rapporto del 2013 intitolato “Tackling climate change through livestock”, modificò la stima basata sui dati LCA del bestiame dal 18% al 14,5%, utilizzando la metodologia perfezionata del sistema GLEAM, il modello interattivo di Valutazione Ambientale Globale del Bestiame. E così, lo slogan “le vacche sono peggio delle auto” si è rivelato falso. Ciononostante i militanti del movimento anti-carne non hanno aggiornato il loro credo e continuano a ripetere le stesse frasi all’infinito. E non parliamo dell’oltraggioso 51%, ipotizzato dal Worldwatch Institute e propagato dal film Cowspiracy.

 

Leggi tutto l’articolo su La Stampa online del 21 marzo 2019

I ragazzi per il CLIMA 2019

Il 15 marzo decine di migliaia di studenti in diverse parti del mondo parteciperanno al “Venerdì per il futuro” (o “sciopero scolastico per il clima”), una manifestazione organizzata per chiedere ai governi politiche e azioni più incisive per contrastare il cambiamento climatico e il riscaldamento globale. Gli scioperi degli studenti per l’ambiente sono organizzati periodicamente (in alcuni casi ogni settimana), ma quello del 15 marzo dovrebbe essere uno dei più grandi, grazie al sostegno di diverse associazioni ambientaliste che hanno deciso di dare una mano per organizzare manifestazioni coordinate e in più paesi del mondo.

Informazioni su “IlPost.it”

Informazioni su “Corriere.it”

 

The 10 most under-reported humanitarian crises of 2018

Spesso in queste pagine parliamo di Climate Change e delle sue conseguenze sull’agricoltura e sulla produzione di cibo.

Oggi vi proponiamo un report sulle 10 peggiori crisi umanitarie e alimentari del 2018, denunciato da CARE International e non supportate dalla stampa mondiale, nè quella specializzata nè di quella generalista.

The globe is scarred by violence and disasters. Climate change caused by fossil fuel emissions is hitting harder with every passing day. Yet, some crises receive less media coverage than others. Displacement in the Democratic Republic of Congo rivals that of Syria but has received far less attention. In the Central African Republic widespread starvation has set in, which has gone largely unnoticed. And while the catastrophic 2010 earthquake in Haiti hit the headlines, the food crisis in 2018 barely made international news.

Leggi il report su CARE INTERNATIONAL

Vai al sito di CARE INTERNATIONAL