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Chi mangia carne ha una salute mentale migliore

Sono sempre più numerosi gli studi che mostrano vantaggi significativi per la salute in chi mangia carne: l’ultimo di recente pubblicazione riguarda la salute mentale.

Alcuni ricercatori negli Stati Uniti hanno esaminato la relazione tra consumo di carne e salute psicologica in una revisione sistematica che coinvolge ben 160.257 partecipanti, provenienti da varie regioni geografiche tra cui Europa, Asia, Nord America e Oceania, di età compresa tra gli 11 e 96 anni. Obiettivo: dimostrare l’effetto del consumo di questo alimento sul benessere psicologico. Dagli studi è emerso che chi mangia carne gode effettivamente di una salute mentale migliore rispetto a chi la esclude dalla propria dieta.

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Allevamenti intensivi e resto del mondo: una guerra infinita

Da un articolo su RUMINANTIA.IT

Quella che si sta consumando, ormai da molti anni, tra gli allevamenti intensivi e una buona parte dell’opinione pubblica, dei giornalisti e dei medici, sembra una guerra infinita. In vantaggio netto pare che non siano gli allevatori. Per motivi che cercherò di ipotizzare più avanti il “sentiment” collettivo ritiene che i prodotti del latte e la carne rossa facciano male alla salute, che l’allevamento intensivo sia sinonimo di sofferenza per gli animali e che il suo impatto ambientale sia devastante. Da come stanno evolvendo le cose sembrerebbe che le modalità fin qui adottate per contrastare questa reputazione negativa non siano servite a nulla, sembrerebbe anzi che abbiano aggravato le cose. Le indignazioni, le richieste di chiudere le trasmissioni televisive “animaliste”, certe certificazioni di benessere animale, le iniziative di sensibilizzazione per stimolare il consumo di latte e carne rossa e le campagne pubblicitarie naïf hanno forse peggiorato le cose. Per averne la riprova, e senza scomodare i sondaggisti, basta parlare con i medici di qualsiasi disciplina e le fasce più giovani della popolazione per sentire la loro opinione sull’argomento. Tempo fa (29 Novembre 2017) Ruminantia ha organizzato, in collaborazione con l’Ateneo di Perugia, un focus group per capire meglio il fenomeno.

La pandemia di COVID-19, tuttora in corso, ha costretto a casa circa 3.5 miliardi di persone. Questo brusco cambiamento delle abitudini di vita e la frustrazione del constatare come un virus con una dimensione 600 volte inferiore a quella di un capello umano abbia potuto, nell’antropocene, uccidere nel mondo circa 250.000 persone hanno stimolato tante riflessioni.

In molti si aspettano che la fine della pandemia segni un nuovo modo di concepire l’economia, il lavoro e il vivere sociale e personale. Una sorta di dopoguerra, di “day after”. L’umanità si sta lacerando tra l’angoscia dei bollettini giornalieri delle morti e delle nuove povertà da un lato, e la meraviglia nel vedere in quanto poco tempo si possa ripulire l’aria che respiriamo, come la natura si riprenda rapidamente i suoi spazi e quanti valori familiari e sociali siano stati immolati in nome del narcisismo e del profitto, dall’altro.

L’occasione del dopo COVID-19 può essere utilizzata per ripensare l’allevamento degli animali da cibo e il dialogo con la gente.

LEGGI L’ARTICOLO ORIGINALE SU RUMINANTIA.IT

 

Cresce l’interesse per la carne coltivata in laboratorio

Negli ultimi anni, diverse aziende hanno investito decine di milioni di dollari nello sviluppo della cosiddetta “carne pulita”, come è spesso chiamata la carne ottenuta in laboratorio a causa del suo carattere ecologico ed etico. Tuttavia, malgrado l’aumento di interesse, ci sono ancora vari ostacoli tecnici, dovuti in parte alla carenza di ricerche scientifiche non coperte dal segreto commerciale.

Leggi su Le Scienze del 18 febbraio 2019

Leggi su Nature del 6 febbraio 2019 – 566, 161-162

 

L’impatto ambientale del pranzo di Natale

Il vostro pranzo di Natale potrebbe inquinare come un volo per New York

George Monbiot, The Guardian, Regno Unito
23 dicembre 2015

Un chilo di proteine di manzo prodotto in una fattoria di collina britannica può generare l’equivalente di 643 chili di anidride carbonica. Un chilo di proteine di agnello prodotto nello stesso luogo può generarne 749 chili. Un chilo di proteine provenienti da entrambi gli animali, in parole povere, provoca più emissioni di gas serra di un passeggero che vola da Londra a New York…..Leggi l’articolo su INTERNAZIONALE

LA SALUTE UN BENE DA ALLEVARE

Si è tenuto a Milano il 27 ottobre , presso la Facoltà di Medicina Veterinaria, un convegno organizzato in collaborazione con COOP sul tema della Salute e dei prodotti di origine animale allevati con cura e attenzione, con particolare riguardo all’assenza di antibiotici

Rilevante intervento sull’impatto ambientale delle produzioni animali, tenuto dalla prof.ssa Anna Sandrucci, che potete scaricare qui:

IMPATTO AMBIENTALE DEGLI ALLEVAMENTI Sandrucci 27-10-2017

 

 

Less Beef, Less Carbon by NRDC

E’ stato pubblicato un nuovo rapporto da Natural Resources Defense Council (NRDC) nel quale viene mostrato come tra il 2005 e il 2014 ci sia stata una sensibile riduzione nel consumo pro-capite di carne bovina (-19%)  (Less Beef, Less Carbon), che ha quindi teoricamente abbassato la produzione di CO2, anche per effetto sulla dieta media americana (-10 %).

Diminuzione delle emissioni pro capite dovuta ad una diminuzione del consumo di carne bovina del 19% negli Stati Uniti (fonte NRDC)

Short-term outlook for EU arable crops, dairy and meat markets

The Short-term outlook is based on reflections of market experts within the Directorate General for Agriculture and Rural Development of the European Commission, using the latest data available.

It is published 3 times per year (in late winter, early summer and early autumn).

EU Short Term Outlook arable crops, dairy and meat

 

 

Lab per LCA agro-alimentare

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