Succede a volte, anche se questa non la norma, che un convegno
organizzato in ambito accademico abbia alla fine poco di
accademico. Può capitare persino che le relazioni vengano
ascoltate con attenzione, che da queste nascano dibattiti anche
vivaci, e che al termine dei lavori ci si scambino, insieme ai
ringraziamenti di rito e ai saluti, informazioni, materiali,
bibliografie Se poi l'incontro riguarda problematiche di
filosofia della musica, può anche accadere che al termine di
fitte «sessioni di lavoro» i congressisti - illustri
cattedratici e più giovani laureandi o laureati - si spoglino
dei loro panni teoretico e, estratti gli strumenti, si
raccolgano da musicisti «pratici» intorno a una sonata da camera
di Corelli o ad un concerto di Bach. Questo, in poche battute,
il clima che tra il 29 settembre e il 10 ottobre scorsi ha
caratterizzato nel Palazzo Feltrinelli di Gargnano, il primo
convegno del Seminario Permanente di Filosofia della Musica,
organizzato dalla cattedra di Filosofia Teoretica
dell'Università Statale di Milano con la collaborazione delle
Cattedre di Estetica II e III e della Cattedra di Logica II.
Questo incontro è stato reso possibile dal sostegno del
Dipartimento di filosofia e del Rettorato dell'Università degli
Studi di Milano.
Il Seminario è giunto ormai al suo quinto anno di attività e si
pone come momento di confronto e di discussione intorno a
tematiche filosofico-musicali tradizionalmente poco dibattute
nel nostro paese. Se inizialmente ad animare il Seminario erano
per lo più laureati e laureandi che, a partire dalla metà degli
anni Ottanta, avevano cominciato a seguire i corsi di Filosofia
Teoretica tenuti da Giovanni Piana dedicati all'argomento, ben
presto il gruppo doveva allargarsi, fino a interessare non solo
laureandi provenienti da altre cattedre, ma anche altri docenti,
studenti dei Conservatorio e giovani compositori. Questa
convergenza di esperienze culturali e professionali diverse è
stata fin dall'inizio la ricchezza del Seminario e ha
determinato una reale apertura disciplinare – vero antidoto alla
stagnazione dottrinaria – che ha improntato di sé anche i giorni
del convegno di Gargnano. Il quale, dunque, non è stato solo
l'occasione per un bilancio «interno» di un'attività ormai
pluriennale, ma ha offerto anche la possibilità di incontrare
realtà esterne, frutto di approcci e metodologie spesso
differenti, ma proprio per ciò molto stimolanti.
La prima giornata del convegno e stata dedicata a comunicazioni
del Seminario con interventi a carattere prevalentemente teorico
(Augusto Mazzoni: L'estetica musicale di Hans Mersmann; Carlo
Migliaccio: Il tempo musicale in Jankelevitch; Nicola Pedone: Lo
spazio nella fenomenologia della musica di Alfred Schutz), ma
anche considerazioni riguardanti il pensiero e l'opera di
musicisti: Mozart (Davide Malvestiti: Goethe e Mozart,
Riflessioni sulle «Affinità elettive» e «Così fan tutte» e Livia
Sguben: Considerazioni sul «Don Giovanni» intorno al tema del
sublime), Stravinskij (Emanuele Ferrari: Espressione e
significato nell'estetica di Stravinskij) e Coltrane (Carlo
Serra e Marco Camerini: Relazioni scalari e spazio sonoro in
John Coltrane). In connessione con gli interventi su Mozart,
sono stati presentati in videoregistrazione l'ouverture del Don
Giovanni di Mozart nella realizzazione cinematografica di
Sellars e il finale del Ratto dal Serraglio, recentemente
presentato al Festival di Salisburgo 1997 (regia di Alexandre
Tarta) con il notevole inserimento del flauto nay, suonato da
Kudsi Erguner.
Giornata a tutti gli effetti centrale è risultata la seconda,
con una sessione etnomusicologica e una psicologica. Se Tullia
Magrini con la relazione L'identità complessa
dell'etnomusicologia ha fornito un ricco quadro storico-critico
circa lo statuto interdisciplinare concernente l'ambito
etnomusicologico, Ignazio Macchiarella ha affrontato un aspetto
più applicativo illustrando con la relazione Rapporti fra musica
colta e musica di tradizione orale alcune sue recenti ricerche.
All'interno di questo ambito sono state svolte altre
comunicazioni del Seminario da parte di Ernesto Mainoldi (Tra
filosofia della musica e studi etnomusicologici), Giovanni Piana
e Francesca Dell'Acqua ( La serie delle serie dodecafoniche e il
triangolo di Sarngadeva) e Giacomo Di Vittorio ( Analisi
strutturale dei miti in Levi-Strauss e nella musica di Wagner).
Nella sessione psicologica Giovanni Vicario e Massimo Grassi
hanno illustrato alcuni risultati di una serie di ricerche
sperimentali sullo «spazio tonale» che hanno dato luogo ad uno
stimolante dibattito sulla ricezione degli intervalli e dei loro
rapporti. Paolo Bozzi a sua volta ha illustrato un progetto di
sperimentazione in corso di svolgimento nella sua relazione Una
strana storia sull'interpretazione, mentre Giuseppe Porzionato
ha ripercorso alcune tappe importanti della propria ricerca in
un variegato e suggestivo intervento sul tema Aspetti biologici
e psicologici della percezione e dello sviluppo musicali.
Ad attestare l'interesse verso i rapporti tra ambito musicale e
ambito della visione, oltre ai materiali mozartiani presentati
nella prima giornata, sono state proposti due notevoli video dei
Quadri di una esposizione di Mussorgsky: la realizzazione in
balletto ad opera del gruppo Momix e quella grafico-coloristica
di Kandinsky secondo la ricostruzione del Rote Kreis con la
regia di Helmut Rost.
L'attenzione che il Seminario ha dedicato fin dal suo nascere
alla musica contemporanea, con i suoi innumerevoli motivi di
riflessione filosofica, spiega l'intervento di due compositori
ai lavori di Gargnano. Alessandro Melchiorre, nella giornata di
apertura, ha presentato brani da Unreported Inbound Palermo, su
testo di Daniele Del Giudice, un'opera ispirata alla tragedia di
Ustica, eseguita per la prima volta in forma di concerto alla
Biennale di Venezia nel 1995 e successivamente ampliata e
rappresentata in Germania nel 1997, in forma di allestimento
teatrale (a tale realizzazione si riferivano i filmati
presentati al convegno).
Fabio Vacchi, nella giornata conclusiva, ha invece proposto
all'ascolto la registrazione di tre brani tra loro intimamente
connessi, incentrando poi l'intervento successivo proprio sul
principio della variazione musicale e, più in generale, della
filiazioni delle idee musicali, principio presente in maniera
sempre feconda anche nella musica del nostro tempo: da un tema
contenuto nel Notturno concertante per chitarra e orchestra del
1994 nasce, infatti Dai calanchi di Sabbiuno in versione prima
cameristica (1995) poi per grande orchestra (1997). Ancora di
Vacchi il brano che ha chiuso idealmente il convegno, In alba
mia, dir , questa volta eseguito magistralmente dal vivo dal
violoncellista Guido Boselli.
Nicola Pedone