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Apollo del Belvedere (note)

Apollo del Belvedere
La statua di "Apollo del Belvedere" è attribuita a Leocare, che la avrebbe scolpita intorno al 300 a.C. Di essa si conserva a Roma, nei Musei Vaticani, una copia risalente al 120 d.C., in marmo, dell'altezza di 2 metri e 24 centimetri. Nel Settecento, la copia romana era considerata un originale greco. Probabilmente fu ritrovata nel XIV secolo, divenne proprietà di quel cardinale intenditore d'arte che divenne papa con il nome di Giulio II e fu da lui trasportata nel 1503 nel "Belvedere", in cui per sua iniziativa fu fondata una delle prime collezioni di antichità. Gli avambracci e le mani di cui la statua era priva furono aggiunti già nel 1532 da Giovanni Angelo da Montorsoli e nuovamente tolti nel 1924. Le copie e i disegni realizzati nel Settecento ritraggono la statua nella forma datale dal Montorsoli. Il "cortile delle statue" nel Giardino del Belvedere in Vaticano nasce per volontà di Giulio II e del Bramante come un ambiente naturale dove i marmi antichi sono calati in un continuo susseguirsi di acque, piante di aranci, limoni, mirto e alloro. Le statue classiche erano disposte lungo le pareti del cortile in cappelle o nicchie ravvivate da vivaci decorazioni vegetali, o abbandonate in apparente disordine tra le aiuole e le fontane. Giulio II vi fece trasportare prima del 1509 l'Apollo, il Laocoonte e la Venus Felix nelle tre nicchie della parete principale del cortile. Successivamente giunsero l'Ercole e Telefo, l'Ercole e Anteo, l'Arianna e il Tevere (ora a Parigi). Con Leone X, Clemente VII e Paolo III, la collezione si arricchì con altre divinità fluviali , il Nilo, il Tigri, con il torso mutilo che solo dopo le lodi di Michelangelo fu chiamato il Torso del Belvedere, un'altra Venere e una statua di Antinoo.
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