Il Doriforo di Policleto
"Questa idea normale non è derivata dalle proporzioni tratte dall'esperienza quali regole determinate; al contrario, è secondo quella idea che diventano primariamente possibili le regole della valutazione. Essa è per l'intero genere l'immagine fluttuante tra tutte le singole intuizioni degli individui, per più aspetti, un'immagine che la natura pone come archetipo per le sue generazioni nella medesima specie, ma che essa non sembra aver raggiunto pienamente in alcun singolo individuo. Essa non è affatto l'intero archetipo della bellezza in questo genere, ma è soltanto la forma che costituisce la condizione indispensabile di ogni bellezza e di conseguenza semplicemente la correttezza nella esibizione del genere. Essa è, come si chiamava il famoso Doriforo di Policleto, il canone (e allo stesso scopo poteva anche essere usata, nel suo genere, la vacca di Mirone). Proprio per questo, non può nemmeno contenere nulla di caratteristico nello specifico; infatti, altrimenti, essa non sarebbe idea normale per il genere. La sua esibizione non piace neppure per la bellezza, ma semplicemente perché non contraddice alcuna condizione sotto la quale solamente può essere bella una cosa di questo genere. L'esibizione è solo scolasticamente corretta" (I. Kant, Critica del giudizio, a cura di M. Marassi, Milano, Bompiani, 2004, p.145)
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