A pochi giorni di distanza dalla rivelazione di essere affetta da male incurabile e ormai dilagante, giunge la notizia della scomparsa di Felicity Lott, celebre soprano inglese.
Perché ricordarla qui, al di là del dolore comunque giustificato per la perdita? Con stile tipicamente britannico, la Lott (anche fisicamente, quintessenza di certo humor molto British) non aveva studiato solo canto; prima di intraprendere la carriera da professionista aveva infatti frequentato, al mitico college chiamato Royal Holloway, corsi di latino e francese. Di quella educazione nella sua carriera si scorgevano le tracce: fedele al motto del college, “Esse quam videri”, la Lott era antidiva per eccellenza, ma interprete che lasciava sempre una traccia di sé. Pur non dotata di voce particolarmente penetrante, né bella, aveva saputo imporsi con l’intelligenza dell’interpretazione e la finezza della recitazione.
In Italia si è vista poco; alla Scala, a parte un certo numero di concerti, una sola serie di rappresentazioni, “Arabella” di Richard Strauss, nel lontano 1992, sotto la direzione di Wolfgang Sawallisch (un altro musicista che molto ci manca).
Qui vorremmo ricordarla in uno spettacolo fortunato, andato in scena a Parigi nel 2004. La Lott, non più giovanissima, interpreta “La grand-duchesse di Gerolstein” di Jacques Offenbach, sotto la guida di Mark Minkowski (direttore) e Laurent Pelly (regista). E’ la parodia del militarismo di Napoleone III, trasportata da Pelly e dalla Lott ai tempi della I guerra mondiale, in chiave di impero britannico al tramonto.
Quattro anni prima, nel 2000, il medesimo team aveva messo in scena “La belle Hélène”, anch’essa di Offenbach, atroce presa in giro dei tour pseudoculturali verso la terra d’Ellade. Il video è in vendita come DVD, e disponibile su youtube.

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