{"id":3040,"date":"2018-08-16T11:43:02","date_gmt":"2018-08-16T11:43:02","guid":{"rendered":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/?p=3040"},"modified":"2018-08-16T11:43:02","modified_gmt":"2018-08-16T11:43:02","slug":"unidea-di-canone-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/unidea-di-canone-i\/","title":{"rendered":"Un&#8217;idea di canone I"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\"><em>Apriamo con l&#8217;intervento di Isabella Canetta una serie di post, che speriamo il pi\u00f9 partecipata possibile, in merito al canone letterario in generale, al canone delle letture latine\/in latino, entro e fuori dalla scuola italiana in particolare.<\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Durante gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso nelle universit\u00e0 statunitensi c&#8217;\u00e8 stato un dibattito acceso \u2013 noto come \u201cthe Canon Wars\u201d \u2013 riguardante gli autori che erano allora presenti nelle cosiddette \u201creading lists\u201d, cio\u00e8 l&#8217;elenco di quei libri che gli studenti dovevano leggere perch\u00e9 ritenuti fondamentali nella formazione umanistica. La contestazione da parte degli studenti era rivolta contro un canone che privilegiava autori maschi e bianchi, e quindi ritenuto antifemminista e razzista; in seguito a ci\u00f2, molte universit\u00e0 hanno deciso di cambiare le loro \u201creading lists\u201d inserendo scrittrici ed esponenti delle minoranze etniche, e privilegiando gli autori contemporanei. In Italia ne abbiamo avuto un&#8217;eco con il saggio di Harold Bloom,\u00a0<em>The Western Canon<\/em> (1995), in cui fondamentalmente il critico difende le opere classiche e canoniche, Dante e Shakespeare su tutti. Ma gi\u00e0 tre secoli prima, la <em>Querelle des anciens et des modernes<\/em> che era scoppiata in Francia aveva messo in discussione la superiorit\u00e0 degli autori canonici antichi rispetto ai moderni, che non si sentivano affatto inferiori ai loro predecessori e che volevano, per cos\u00ec dire, aggiornare il canone tramandato da secoli con opere e autori appunto moderni.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Sebbene riflettano il multiculturalismo e il femminismo americani, le \u201cCanon Wars\u201d dimostrano da un lato che l&#8217;esistenza di un canone letterario \u00e8 un bisogno fortemente sentito, almeno all&#8217;interno dell&#8217;istituzione scolastica; dall&#8217;altro, che questo stesso canone \u00e8 considerato variabile a seconda delle epoche e delle societ\u00e0 \u2013 come conferma la <em>Querelle<\/em> del XVII secolo. Inoltre, la presenza ancora ai nostri giorni di \u201creading lists\u201d (io ne avevo di lunghissime quando frequentavo la facolt\u00e0 di Lingue), che contengono autori e opere che meritano di essere letti, ci riporta assai indietro nel tempo, ai Greci \u2013 in particolar modo agli Alessandrini \u2013 e ai Romani. S\u00ec, perch\u00e9 la pratica di redigere liste di autori esemplari, allora appartenenti a un determinato genere letterario e in numero fisso (3, 9, 10&#8230;), inizi\u00f2 nella biblioteca di Alessandria e continu\u00f2 a Roma. In questo solco possiamo mettere il <em>Brutus<\/em> di Cicerone, che delinea una storia dell&#8217;oratoria, e soprattutto il decimo libro dell&#8217;<em>Institutio oratoria<\/em> di Quintiliano, con il suo celebre <em>excursus<\/em> sugli autori da leggere e da imitare. Ed \u00e8 in effetti, come si diceva, in ambito scolastico che si sente la necessit\u00e0 di un canone, di una \u201creading list\u201d, di un elenco di autori imprescindibili per la formazione degli studenti. Ma il tipo di istruzione ha ricadute sulla cultura e sulla vita di chi l&#8217;ha ricevuta a scuola. Banalmente, poter parlare di Virgilio o Orazio, di Omero e Saffo con chi li ha studiati e li conosce ci fa sentir parte di un&#8217;\u00e9lite culturale; citare paradigmi latini o greci oppure le poche frasi che a distanza di anni si ricordano \u00e8 probabilmente ancora \u2013 forse, ancora per poco \u2013 simbolo di un&#8217;istruzione prestigiosa. Oggi, nelle nostre scuole, in un programma di letteratura latina si leggono gli autori che per noi sono canonici, Plauto e Catullo, Cesare e Sallustio, Cicerone, Lucrezio, Virgilio e Orazio, Ovidio, Livio, Seneca e Tacito; per\u00f2 vengono lasciati alla sola storia della letteratura numerosi altri autori latini, soprattutto quelli di et\u00e0 imperiale, come gli epici di et\u00e0 flavia, Giovenale e Marziale, i cosiddetti minori come Valerio Massimo o Gellio&#8230;..\u00a0 Per quale ragione non vengono letti e commentati? Perch\u00e9 sono, se non nominalmente, di fatto concretamente omessi dal canone scolastico (un nome o un titolo letti solo per un&#8217;interrogazione difficilmente verranno ricordati nella vita)? Non c&#8217;\u00e8 tempo a sufficienza per studiarli tutti, ovviamente, ma \u00e8 stata comunque fatta una scelta precisa di quegli autori che, secondo noi, hanno espresso al meglio, per stile, lingua e contenuto, la nostra idea di classico, quegli autori che descrivono al meglio il loro mondo e la loro civilt\u00e0, che ci sono stati tramandati nei secoli e che nello stesso tempo veicolano valori che riteniamo attuali. Il canone della letteratura latina che si conosce di prima mano (in originale o in traduzione) \u00e8 fisso e fissato oramai, anche se qualche autore medievale o moderno che scrisse in latino forse potrebbe essere aggiunto.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">A questo punto \u00e8 possibile dare una definizione, probabilmente molto soggettiva, di canone letterario. Esso si viene a formare quando una societ\u00e0 \u00e8 giunta a un certo grado di consapevolezza di s\u00e9, \u00e8 cosciente di avere un passato culturale e letterario e quindi decide di \u201cfissarlo\u201d in una serie di autori e opere, di studiarlo e comprenderlo (e nello stesso tempo studiare e comprendere se stessa) e infine trasmetterlo ai giovani, solitamente attraverso le istituzioni scolastiche. La scelta delle opere da inserire nel canone avviene principalmente secondo due criteri, la validit\u00e0 estetico-letteraria e la validit\u00e0 dei contenuti, cio\u00e8 i precetti etici e la visione del mondo che quelle opere possono divulgare. I due criteri sono indistricabili, bench\u00e9 perfettamente distinguibili: non entrano nel canone, o se vi entrano prima o poi ne vengono scacciate, opere che non sono artisticamente belle, ma che contengono alti valori morali, politici, religiosi, oppure il contrario, opere che pur essendo artisticamente valide, abbiano dei contenuti ritenuti immorali. Questo porta al rapporto con l&#8217;autorit\u00e0, che sia essa politica, accademica o religiosa. In un&#8217;epoca in cui vige un determinato modo di pensare saranno preferite alcune opere ad altre. Di conseguenza, il canone si presenta allo stesso tempo come qualcosa di fisso e di mutevole; cambia parzialmente se cambiano il gusto o i valori politici e religiosi. Pu\u00f2 essere accettato, perch\u00e9 si condividono i valori comuni, o pu\u00f2 essere contestato da parte di gruppi e minoranze, perch\u00e9 antiquato se si tratta ad esempio di giovani; perch\u00e9 depositario di valori considerati sbagliati se si tratta di gruppi politici o religiosi; perch\u00e9 considerato lesivo di una parte della societ\u00e0, come \u00e8 successo appunto durante le <em>Canon Wars<\/em>.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #000000;\">Tornando al mondo antico e in particolar modo ai latini, l&#8217;<em>excursus<\/em> di Quintiliano appare paradigmatico. Nel I secolo dopo Cristo l&#8217;impero \u00e8 giunto al punto di riconoscere l&#8217;importanza dell&#8217;istruzione retorica e scolastica, e cos\u00ec Vespasiano paga profumatamente Quintiliano per il suo insegnamento. Da qui anche la necessit\u00e0 di una \u201creading list\u201d, cio\u00e8 di un elenco ragionato di quegli autori che devono, o non devono, essere letti. Il celebre maestro di retorica si assume l&#8217;incarico di redigere tale elenco e soprattutto di lasciare in eredit\u00e0 un canone letterario, che la sua <em>auctoritas<\/em> rendeva inattaccabile. Nel corso della storia della letteratura latina gli autori canonici non sono sempre rimasti gli stessi: scrittori pi\u00f9 antichi vengono sostituiti da quelli pi\u00f9 moderni. Ad esempio, la poesia arcaica viene contestata perch\u00e9 ritenuta antiquata e poco raffinata dai <em>poetae novi<\/em>. Catullo prendeva a male parole i poeti che scrivevano poemi lunghi e trascuravano il <em>labor limae<\/em>. Orazio si lamentava del suo maestro Orbilio che gli faceva leggere i versi di Livio Andronico (<em>Ep.<\/em> 2.68-71\u00a0<em>Non equidem insector delendave carmina Livi \/ esse reor, memini quae plagosum mihi parvo \/ Orbilium dictare; sed emendata videri \/ pulchraque et exactis minimum distantia miror<\/em>), che secondo lui non erano n\u00e9 puri n\u00e9 perfetti, e giudicava torbidi quelli di Lucilio (<em>Sat.<\/em> 1.11\u00a0<em>cum flueret lutulentum<\/em>). Nonostante il giudizio avverso di Cicerone che definiva questi poeti ribelli alla tradizione <em>cantores Euphorionis<\/em> (<em>Tusc. Disp.<\/em> 3.45) &#8211; e lo stesso aggettivo <em>novus<\/em>\u00a0\u00e8 stato attribuito loro con accezione negativa (<em>Or.<\/em> 161), un po&#8217; come accadde ai pittori impressionisti &#8211; la loro <em>querelle des anciens et des modernes<\/em> sembra essere stata vittoriosa: il <em>novus<\/em> Virgilio diventa lettura scolastica e dei poeti pi\u00f9 antichi ci rimangono solo frammenti e il giudizio degli immediati successori. Ben presto si former\u00e0 un nuovo canone, che comprende i poeti innovatori e li innalza a modelli imprescindibili. Gli stessi che appaiono ancora nei programmi scolastici. Anche la prosa latina entra in un canone ben definito. Se Cicerone diventa, almeno per Quintiliano e per altri dopo di lui, il modello da imitare nello scrivere, Seneca preferisce distaccarsi da quello stile che a lui forse sembrava un po&#8217; d\u00e9mod\u00e9 e intende istruire la giovent\u00f9 con una scrittura pi\u00f9 immediata e scorrevole, con trattati e soprattutto lettere ben mirate al suo pubblico. Col passare dei secoli, tuttavia, entrambi sono entrati a far parte del canone letterario latino&#8230;. e ovviamente c&#8217;\u00e8 chi preferisce l&#8217;uno e chi l&#8217;altro (ma i pi\u00f9 giovani mi sembrano ancora preferire Seneca!). Altre opere latine di et\u00e0 imperiale hanno accresciuto il novero degli autori canonici giunti sino ai nostri giorni, con nuove forme letterarie come Petronio e Apuleio, oppure riprendendo e rinnovando l&#8217;epica e la storiografia. Un canone in divenire insomma, che \u00e8 cambiato coi tempi, i gusti e le mode, da imitare o da denigrare, ma specchio di una cultura che per secoli si \u00e8 fissata come modello di stile, di immagini letterarie, di valori.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\">\u00a9\u00a0Isabella Canetta, 2018<\/span><\/p>\n<p>(illustrazione di Edward Sorel,\u00a0\u00a9\u00a0<em>Vanity Fair<\/em>, Aprile 2015)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Apriamo con l&#8217;intervento di Isabella Canetta una serie di post, che speriamo il pi\u00f9 partecipata possibile, in merito al canone letterario in generale, al canone delle letture latine\/in latino, entro e fuori dalla scuola italiana in particolare. 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