{"id":3417,"date":"2019-01-11T11:44:28","date_gmt":"2019-01-11T10:44:28","guid":{"rendered":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/?p=3417"},"modified":"2019-05-04T20:48:11","modified_gmt":"2019-05-04T19:48:11","slug":"et-in-arcadia-ego","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/et-in-arcadia-ego\/","title":{"rendered":"Et in Arcadia ego&#8230;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\"><em>Et in Arcadia ego<\/em> \u00e8 il titolo di una costante iconografica diffusa soprattutto nella pittura del XVII secolo. Da quel titolo, divenuto proverbiale, nel 1936 il critico e letterato Emilio Cecchi trasse lo spunto per le proprie memorie relative a un viaggio compiuto in Grecia due anni prima, nel 1934; il libro, tuttora reperibile in commercio, descrive la visita di  Corf\u00f9, Creta e in particolare Cnosso, Delfi, Micene, Corinto e parte del Peloponneso, e infine Atene, in cerca delle pi\u00f9 importanti tracce artistiche e archeologiche. E&#8217; un&#8217;interessante testimonianza sulla Grecia dei tempi andati, nella quale &#8211; va sottolineato &#8211; il gusto del pittoresco, dello stereotipo folclorico e folcloristico, si mescola in continuazione con folgoranti intuizioni delle tracce lasciate dalla storia pi\u00f9 moderna. Quanto all&#8217;iconografia propriamente detta di <em>Et in Arcadia ego<\/em>,&nbsp;essa \u00e8 stata fatta oggetto di studio nel bel volume di  Petra Maisak, <em>Arkadien. Genese und Typologie einer idyllischen Wunschwelt<\/em>, Frankfurt a.M.\/Bern 1981. Qui mi occuper\u00f2 solo delle due attestazioni pi\u00f9 comuni del tema: il dipinto di Poussin conservato al Louvre di Parigi, e datato 1639; il dipinto di Guercino, oggi facente parte della collezione di Palazzo Barberini a Roma, datato 1618-1622 (la datazione precisa \u00e8 incerta, ma oscilla fra questi due estremi). Si tratta di due riletture dello stesso tema: a indicare la propria presenza in Arcadia, supposta come un&#8217;isola felice secondo una <em>vulgata<\/em> che non \u00e8 di Virgilio, ma che risale a un certo modo tipicamente rinascimentale di interpretare e semplificare le egloghe di Virgilio, \u00e8 la morte. Per quanto piacevolmente  si possa vivere in Arcadia, i pastori scoprono, con curiosit\u00e0 e sgomento, che anche in quella sorte di paradiso terrestre ha spazio la morte. Erwin Panofsky nel 1939  scrisse  un celebre saggio per mettere in evidenza l&#8217;ambiguit\u00e0 dell&#8217;espressione, che pu\u00f2 riferirsi sia a un generico e generale  <em>Memento&nbsp;mori<\/em>, sia alla persona specifica della quale si scopre la tomba (e che in questo caso si immagina essere l&#8217;artista che ha realizzato il dipinto). Come a dire: anche in Arcadia si trova la morte; oppure, anch&#8217;io, bench\u00e9 arcade e quindi eccelso nelle mie capacit\u00e0 artistiche, ho trovato la morte. Poussin sintetizza tutto questo in una scena ariosa e monumentale, che descrive il rinvenimento di un sarcofago di dimensioni da mausoleo (che, se accettiamo la prima interpretazione del titolo, potrebbe essere il <em>sepulchrum Bianoris <\/em>citato da Virgilio nella nona egloga, v. 60; oppure, la tomba di Dafni, rievocata &#8211; ma con diverso epitaffio &#8211; nella quinta egloga, vv. 42-44). Come che sia, i pastori, incuriositi e stupefatti, misurano le dimensioni dell&#8217;ampia costruzione, ne leggono l&#8217;iscrizione, mettendo un dito nelle lettere incise, cos\u00ec da seguirne pi\u00f9 agevolmente la struttura; indicano la tomba a una figura femminile enigmatica (secondo alcuni una pastorella; secondo altri, una dea, o forse la Sibilla abitatrice anch&#8217;essa, in Virgilio, di <em>antiquae&nbsp;silvae<\/em>), e per suo tramite a noi. Una precedente versione dell&#8217;opera, pi\u00f9 piccola di dimensioni e pi\u00f9 raccolta nell&#8217;iconografia, mostra invece una tomba seminascosta, e non <em>en&nbsp;plein&nbsp;air<\/em>, e un atteggiamento pi\u00f9 vivo e meno teatrale nei diversi pastori. Questo secondo (ma cronologicamente primo) dipinto, oggi conservato a Chatsworth House, nel Derbyshire, \u00e8 fatto comunemente risalire al 1627, e sembra quindi una reazione abbastanza immediata e vicina al dipinto di Guercino, specie ricordando che Poussin, trentenne, nel 1624 era venuto a Roma, ospite proprio di quel cardinale Antonio Barberini nei cui appartamenti il dipinto di Guercino probabilmente gi\u00e0 si conservava, sebbene Panofsky  abbia individuato il committente dell&#8217;opera in Giulio Respigliosi, futuro papa Clemente IX, amico e collaboratore del Barberini (e anche sebbene il dipinto non sia citato nei cataloghi di Palazzo Barberini prima del 1644). <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"730\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/03-poussin-et-in-arcadia-ego-1024x730.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3422\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/03-poussin-et-in-arcadia-ego-1024x730.jpg 1024w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/03-poussin-et-in-arcadia-ego-300x214.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/03-poussin-et-in-arcadia-ego-768x548.jpg 768w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/03-poussin-et-in-arcadia-ego-400x285.jpg 400w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/03-poussin-et-in-arcadia-ego.jpg 1279w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>(Nicolas Poussin, <em>Et in Arcadia ego <\/em>o I pastori arcadi, 1639, Parigi, Museo del Louvre)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"437\" height=\"559\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Poussin1627.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3423\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Poussin1627.jpg 437w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Poussin1627-235x300.jpg 235w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/Poussin1627-400x512.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 437px) 100vw, 437px\" \/><figcaption>(Nicolas Poussin, Et in Arcadia ego, 1627, Chatsworth House)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Quanto al dipinto di Guercino, la scena l\u00ec \u00e8 pi\u00f9 cupa. Due pastori rinvengono un teschio, sotto il quale appare l&#8217;iscrizione che conosciamo. L&#8217;ambiente \u00e8 poco propizio: le selve incombono scure, tenebrose; non c&#8217;\u00e8 affabilit\u00e0 di paesaggio, e solo sullo sfondo si apre un&#8217;immagine di luce, in un chiarore che ha per\u00f2 qualcosa di pretemporalesco. Anche i due pastori, perfettamente vestiti, senza figure femminili di accompagnamento (come invece avveniva nell&#8217;uno e nell&#8217;altro dipinto di Poussin), senza pose monumentali o teatrali, drappeggi pesanti e neoclassici, atteggiamenti da numi olimpici pi\u00f9 che da pastori reali o realistici, mostrano una seriet\u00e0 e una seriosit\u00e0 che ben si adatta al messaggio complessivo del quadro, qui sicuramente da interpretare nella direzione di una presenza della morte perfino nei territori dell&#8217;Arcadia. Il teschio \u00e8 elemento ricorrente nelle nature morte del XVII secolo e nel programma iconografico che va sotto il titolo di <em>Vanitas vanitatum<\/em>, del quale si conservano in tutti i musei numerose attestazioni; sul teschio di Yorick, lo ricordiamo, pochi anni prima, nel 1602, William Shakespeare aveva fatto pronunciare ad Amleto il suo <em>Alas, poor Yorick&nbsp;! I knew him, Horatio!.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"290\" height=\"244\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/04-guercino-et-in-arcadia-ego.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3427\"\/><figcaption>(Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, <em>Et&nbsp;in&nbsp;Arcadia&nbsp;ego<\/em>, ca. 1620, Roma, Galleria Nazionale d&#8217;arte antica, sede di Palazzo Barberini)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Esiste per\u00f2 anche un&#8217;altra interpretazione dell&#8217;Arcadia, pi\u00f9 in linea con la visione tradizionale dell&#8217;Arcadia come terra felice, di canti, amori, luminosi paesaggi, contrasti sanati. Ne offro due esempi. Il primo \u00e8 un quadro del pittore russo Konstantin Makovsky, realizzato nel 1890, e oggi parte di una collezione privata. Nato a Mosca nel 1839, Makovsky \u00e8 il tipico pittore ottocentesco (leggermente attardato, magari, rispetto alla tradizione dell&#8217;Europa occidentale), che si concentra prima su temi storici della Grande Patria Russa, poi su cartoline di genere, che dovrebbero cogliere l&#8217;anima folclorica e il vero spirito della suddetta Grande Patria. <em>Arcadia&nbsp;felix<\/em>, il quadro che ci interessa, fa un po&#8217; eccezione nella sua produzione. L&#8217;Arcadia \u00e8 vista come terra di pastori che suonano e cantano (sono ben in evidenza gli strumenti musicali: nei dipinti di Guercino e Poussin, se mancavano le greggi, mancavano per\u00f2 anche i ferri del mestiere di musici), che ballano e danzano, fra ninfe compiacenti e discinte, corpi giovani ed allettanti, elementi della tradizione dionisiaca (la tigre\/pantera sulla destra del quadro), declinata in chiave erotico-sentimentale (a reggere le briglia dell&#8217;animale selvatico non \u00e8 Bacco, ma un Amorino). Siamo davanti a una raffigurazione sincretica e simbolica dell&#8217;et\u00e0 dell&#8217;oro, con tanto di contrasti di Natura ormai felicemente appianati, pi\u00f9 che a una rappresentazione dell&#8217;Arcadia, o anche solo del mondo virgiliano, o di ci\u00f2 che del mondo virgiliano si poteva banalmente pensare.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"806\" height=\"578\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/01-makovskj-arcadia-felix-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3431\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/01-makovskj-arcadia-felix-1.jpg 806w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/01-makovskj-arcadia-felix-1-300x215.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/01-makovskj-arcadia-felix-1-768x551.jpg 768w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/01-makovskj-arcadia-felix-1-400x287.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 806px) 100vw, 806px\" \/><figcaption>(Konstantin Makovsky, <em>Arcadia&nbsp;felix<\/em>, 1890, collezione privata)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">L&#8217;ultimo quadro che presento \u00e8 opera del pittore americano Thomas Eakins. Nato nel 1840, Eakins, a parte un viaggio di studio in Europa, visse pressoch\u00e9 sempre nella nativa Filadelfia, della quale ritrasse scene  e personaggi famosi (incluso il padre, insegnante di materie classiche). <em>Arcadia<\/em>, il dipinto che qui ci interessa, esiste anch&#8217;esso in due versioni. Nella prima,  risalente al 1883 e oggi conservata al Metropolitan Museum di New York, la futura moglie del pittore, Susan Macdowell, il piccolo nipote Ben Crowell (figlio di una sorella) e un giovane allievo, James Laurie Wallace, tutti e tre piuttosto discinti, abitano, perdendosi in esso, un immenso paesaggio bucolico. I due giovani suonano uno strumento (rispettivamente, il flauto di Pan e la zampogna), mentre la donna, estasiata, di spalle allo spettatore, ma rivolta verso i due suonatori, ascolta, ninfa beata, il concerto a lei riservato. Nella seconda versione, ritenuto in genere un bozzetto preparatorio del quadro maggiore, appare invece solo la donna, drappeggiata in abito antico. Il quadro oggi fa parte di una collezione privata, e si data ovviamente agli stessi anni del dipinto maggiore. In vari musei americani si conservano anche diverse fotografie preparatorie, realizzate da Eakins per poter disporre nello studio di modelli adeguati, secondo una tecnica di cui proprio lui \u00e8 considerato il principale inventore. Dell&#8217;Arcadia,  anche qui pi\u00f9 tradizionale che realmente virgiliana, viene sottolineato, nei dipinti, la capacit\u00e0 di realizzare una perfetta sintonia uomo\/Natura, al punto che l&#8217;elemento umano, pur al centro del quadro, si perde nella complessit\u00e0 del paesaggio, che lo assume e quasi lo assorbe in s\u00e9. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"330\" height=\"281\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/02-Thomas_Eakins_-_Arcadia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3445\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/02-Thomas_Eakins_-_Arcadia.jpg 330w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/02-Thomas_Eakins_-_Arcadia-300x255.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px\" \/><figcaption>(Thomas Eakins, <em>Arcadia<\/em>, 1883, Metropolitan Museum of New York)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"605\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/eakins-an-arcadian.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3446\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/eakins-an-arcadian.jpg 800w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/eakins-an-arcadian-300x227.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/eakins-an-arcadian-768x581.jpg 768w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/01\/eakins-an-arcadian-400x303.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption>(Thomas Eakins, <em>An Arcadian<\/em>, ca. 1883, collezione privata)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00a9 Massimo Gioseffi, 2019<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Et in Arcadia ego \u00e8 il titolo di una costante iconografica diffusa soprattutto nella pittura del XVII secolo. 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