{"id":3958,"date":"2019-06-15T12:21:14","date_gmt":"2019-06-15T11:21:14","guid":{"rendered":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/?p=3958"},"modified":"2019-07-01T09:58:47","modified_gmt":"2019-07-01T08:58:47","slug":"le-piante-delle-bucoliche-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/le-piante-delle-bucoliche-i\/","title":{"rendered":"Le piante delle Bucoliche &#8211; I"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Inizio oggi un&#8217;ambiziosa serie di post, che vorrebbe passare in rassegna la flora presente in ognuna delle dieci egloghe virgiliane. Anni fa avevo progettato, con un&#8217;amica fotografa, un libretto che illustrasse le egloghe pianta per pianta. Non se ne fece nulla. Adesso, grazie a internet, il compito \u00e8 pi\u00f9 facile. Strumento indispensabile di lavoro sono le foto disponibili in rete e, per la parte scientifica, il volume di Gigliola Maggiulli, <em>Incipiant&nbsp;silvae&nbsp;cum&nbsp;primum&nbsp;surgere<\/em> (un verso della sesta egloga).  E&#8217; un libro utilissimo, in cui tutte le piante citate da Virgilio &#8211; non solo nelle <em>Bucoliche&nbsp;<\/em>&#8211;&nbsp;sono passate in rassegna una per una, per essere schedate, analizzate, discusse. Purtroppo, il fallimento della casa editrice che lo aveva prodotto e la data relativamente &#8216;antica&#8217; del volume (Roma 1995) hanno impedito una sua adeguata diffusione e la messa in internet, che sarebbe stata cosa utilissima. In parte, cerco perci\u00f2 di rimediare qui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Partiamo dalla prima egloga e dalle piante che vi sono nominate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Titiro suona sdraiato all&#8217;ombra di un faggio (v. 1). I faggi tornano nella seconda, nella quinta e nella nona egloga. Il faggio di Titiro \u00e8 una pianta <em>patula<\/em>, ampia, che &#8216;si apre bene&#8217;, e che offre ristoro e protezione (<em>sub&nbsp;tegmine<\/em>). Il pastore, supino (<em>recubans<\/em>), suona il flauto, presumibilmente appoggiato alla grande corteccia dell&#8217;albero. Quello che a volte sfugge in questa immagine \u00e8 che la <em>fagus&nbsp;sylvatica<\/em>, il faggio odierno, \u00e8 pianta da habitat collinare e montano, piuttosto diffusa in tutto il paesaggio alpino e appenninico d&#8217;Italia, trovando il suo <em>optimum<\/em> abitativo intorno ai 900-1000 m di altitudine, anche se si conoscono casi eccezionali di faggeti (uno in Toscana, l&#8217;altro sull&#8217;appennino emiliano) che scendono fino a 150 m ca.  sul mare. Insomma, il faggio non \u00e8 una pianta di pianura: anni fa, la Banca Agricola Mantovana, oggi defunta, realizz\u00f2 una strenna natalizia dedicata alle piante di Virgilio, e la foto del faggio and\u00f2 a recuperarla lungo la valle del Chiese, nella zona del lago d&#8217;Idro, che credo sia una delle sedi abituali di seconde case dei Mantovani. Perch\u00e9 allora Virgilio dedica tanto spazio al faggio? La prima risposta possibile, \u00e8 allontanare l&#8217;ambiente dell&#8217;egloga (e di tutte le egloghe) da ogni possibile interferenza con un paesaggio biografico. L&#8217;egloga racconta la storia di Titiro, non quella di Virgilio: e come Titiro \u00e8 vecchio (e Virgilio nemmeno trentenne) o ex-schiavo (e Virgilio nacque libero, come attestano i <em>tria&nbsp;nomina<\/em>), cos\u00ec l&#8217;ambiente abitativo di Titiro non coincide, da subito, con quello di Virgilio (l&#8217;<em>ager&nbsp;Mantuanus<\/em>). Nella stessa ottica, il faggio si concilia invece con i monti, dalle cui pendici scendono le ombre della sera, nel finale dell&#8217;egloga (v. 83).  Altra risposta possibile, \u00e8 invece ricordare che i faggi sono ignoti a Teocrito, ma in greco <em>f\u0113gos<\/em> \u00e8 il nome della quercia (<em>quercus&nbsp;robur<\/em>),&nbsp;pianta ricorrente nelle <em>Bucoliche<\/em>, ma soprattutto pianta che gli antichi esegeti connettevano al verbo <em>fagein<\/em>, nutrire. La <em>fagus<\/em> virgiliana, come la <em>f\u0113gos<\/em> greca, cio\u00e8, sarebbero piante arcaiche, primitive, connesse a un&#8217;idea di nutrimento naturale e spontaneo, da raccoglitori di frutti, che non conoscono agricoltura e fatica. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"962\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/faggeto-1024x962.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3961\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/faggeto-1024x962.jpg 1024w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/faggeto-300x282.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/faggeto-768x721.jpg 768w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/faggeto-400x376.jpg 400w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/faggeto.jpg 1810w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption>(<em>faggeto&nbsp;montano<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Anche il nocci\u00f2lo (<em>corylus<\/em>) e la quercia (<em>quercus<\/em>) citati ai vv. 14 e 17 da Melibeo concorrono a un&#8217;immagine boschiva e da collina, se non proprio da montagna, almeno, ovviamente, nel loro habitat naturale. Nell&#8217;egloga il nocci\u00f2lo vede avvenire, sotto di s\u00e9, l&#8217;abbandono da parte della madre dei due piccoli capretti appena nati: in questo modo, una pianta che serve tradizionalmente alla nutrizione alimentare \u00e8 testimone dello sfacelo, anche economico, portato dalle espropriazioni (s<em>pem&nbsp;gregis,&nbsp;a,&nbsp;silice&nbsp;in&nbsp;nuda&nbsp;conixa reliquit<\/em>). La quercia, colpita dal fulmine, aveva pronosticato un simile scompiglio: la quercia \u00e8 pianta solida, rigida, spesso utilizzata nelle similitudini per indicare un opporsi tetragono al destino. Ruolo che qui, simbolicamente, le viene invece meno.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"679\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/quercia-fulminata-679x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3963\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/quercia-fulminata.jpg 679w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/quercia-fulminata-199x300.jpg 199w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/quercia-fulminata-400x603.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 679px) 100vw, 679px\" \/><figcaption>(<em>quercia fulminata<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Titiro, nella sua risposta, paragona Roma e la citt\u00e0 conosciuta fino a quel momento da lui e da Melibeo, quella al cui mercato essi erano soliti recarsi, rispettivamente a un cipresso e a un cespuglio di viburno.  Mi pare significativo che, nelle <em>Bucoliche<\/em>, nessuna di queste due piante torni pi\u00f9: quella di Titiro \u00e8 un&#8217;immagine poetica, costruita su sapere comune, non su un panorama che si voglia in qualche misura ricostruire.  Il cipresso (<em>cupressus sempervirens<\/em>) \u00e8 scelto come simbolo di Roma per il suo svettare solitario, v. 25. Con i <em>viburna<\/em> Virgilio individua invece dei cespugli a basso fusto, ed \u00e8 possibile che il termine avesse, per lui, valore del tutto generico. Il moderno <em>viburnum&nbsp;lantana<\/em>, detto anche popolarmente &#8220;lentaggine&#8221;  (e <em>lenta<\/em> \u00e8 l&#8217;aggettivo con cui Virgilio caratterizza qui i <em>viburna<\/em>: &#8216;flessuosi&#8217;),  \u00e8 pianta piuttosto diffusa in Italia centro-settentrionale, usata come ornamento dei giardini, ma presente anche allo stato selvatico, che arriva fino a 3\/4 metri di altitudine, entro un habitat non superiore ai 1000 m di altezza sul mare. Fiorisce in primavera, con fiorellini bianchi, piccoli ma numerosi; per il resto, \u00e8 pianta abbastanza insignificante, adatta a creare ombra o a fare siepe. Nei giardini odierni se ne conoscono sottospecie differenti.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"800\" height=\"600\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/viburno.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3966\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/viburno.jpg 800w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/viburno-300x225.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/viburno-768x576.jpg 768w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/viburno-400x300.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px\" \/><figcaption>(<em>viburno da giardino, coltivato a siepe<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Possiamo ora passare velocemente sopra le <em>pinus<\/em> ricordate da Melibeo al v. 38, o su termini generici come <em>poma<\/em> (qualsiasi pianta da frutto; come frutti maturi, <em>mitia&nbsp;poma<\/em>,&nbsp;la parola ritorna al v. 80) e <em>arbusta<\/em>,&nbsp;un&nbsp;altro&nbsp;termine&nbsp;generico. Al v. 48 Melibeo descrive i beni di Titiro come una palude ricoperta di giunco, ossia di canneti: pianta da territorio paludoso, e che ben si adatta a descrivere i dintorni di Mantova (oggi bonificati), e un po&#8217; tutta la pianura padana (anche Milano, fino all&#8217;et\u00e0 moderna, lo ricordo, era circondata da paludi). <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/canneto-sul-mincio.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3969\" width=\"595\" height=\"395\"\/><figcaption>(<em>canneto lungo le rive del Mincio<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Pi\u00f9 interessante \u00e8 lo spazio che viene concesso, entro quel medesimo contesto, alla <em>salix<\/em>. Poich\u00e9 di tale pianta si contano oltre trecento specie, \u00e8 difficile dire a quella di esse si riferisca qui Virgilio. La pi\u00f9 diffusa \u00e8 la <em>salix&nbsp;alba<\/em>, cui fa seguito la <em>salix&nbsp;viminalis<\/em>, che assolvono entrambe le caratteristiche che riconosce loro il poeta. Intanto sono piante fluviali, che nascono spontanee in natura, ma sono anche coltivate dalla mano dell&#8217;uomo, specie a protezione di canali e rive di fiumi, per le loro capacit\u00e0 di consolidamento del terreno, cui impediscono di slittare verso l&#8217;acqua. La <em>salix<\/em> in effetti \u00e8, con i canali d&#8217;acqua, il confine usuale delle propriet\u00e0 individuate dalla centuriazione romana. Quindi, quando Melibeo rievoca un Titiro felicemente addormentato <em>inter&nbsp;flumina&nbsp;nota<\/em> (v. 51: non necessariamente &#8216;fiumi&#8217;, ma qualsiasi &#8216;corso d&#8217;acqua&#8217;, anche i canali delimitanti la propriet\u00e0), vicino a una siepe di salici (vv. 53-54), alla cui ombra pu\u00f2 tranquillamente dormire, cullato dal ronzio delle api (v. 55), di fatto sta descrivendo un personaggio beato, circondato dalle sue cose, al centro di beni di indiscusso possesso, entro i quali continuare senza pensieri la vita di sempre. Preciso che il cosiddetto &#8216;salice piangente&#8217; (<em>salix&nbsp;alba&nbsp;tristis<\/em>) \u00e8 una sottospecie di <em>salix<\/em>, assai pi\u00f9 rara, estranea al paesaggio bucolico. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/salix-alba.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3973\" width=\"592\" height=\"445\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/salix-alba.jpg 330w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/salix-alba-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 592px) 100vw, 592px\" \/><figcaption>(<em>salix&nbsp;alba<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/salix-viminalis.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3974\" width=\"589\" height=\"884\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/salix-viminalis.jpg 330w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/salix-viminalis-200x300.jpg 200w\" sizes=\"auto, (max-width: 589px) 100vw, 589px\" \/><figcaption>(<em>salix&nbsp;viminalis<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">La propriet\u00e0 di Titiro si caratterizza anche per la presenza di un alto olmo, sul quale ha nidificato la tortora. Non \u00e8 qui importante individuare esattamente la specie cui Virgilio poteva fare riferimento (la <em>ulmus&nbsp;minor<\/em>, ovvero &#8216;olmo campestre&#8217;, e la <em>ulmus&nbsp;glabra<\/em>, ovvero &#8216;olmo montano&#8217; sono le due pi\u00f9 quotate, con una preferenza per la prima); importante \u00e8 il panorama complessivo che Melibeo viene nel complesso a delineare. Come abbiamo visto, i beni di Titiro sono delimitati da una siepe di salice e dai corsi d&#8217;acqua, chiamati anch&#8217;essi a fare da confine; includono terreni umidi e un po&#8217; paludosi, o, al contrario, sassosi e morenici (v. 47), ma comunque sufficienti a fornire dei <em>pascua<\/em>; un pomario, nel quale si ritrovano alberi da frutta produttivi; e, presumibilmente pi\u00f9 vicino alla casa, un olmo a proteggerla e difenderla, sul quale gli uccelli nidificano indisturbati. Quella che viene cos\u00ec descritta \u00e8 la tipica fattoria romana, rispetto alla quale solo la <em>fagus<\/em> iniziale appare in  contraddizione. L&#8217;olmo, qui pianta domestica, nelle altre egloghe torner\u00e0 in continuazione come supporto della vite, una tecnica di coltivazione effettivamente praticata nel mondo antico. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ulmus-minor.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3976\" width=\"592\" height=\"740\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ulmus-minor.jpg 330w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/ulmus-minor-240x300.jpg 240w\" sizes=\"auto, (max-width: 592px) 100vw, 592px\" \/><figcaption>(<em>ulmus&nbsp;minor<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Anche la propriet\u00e0 di Melibeo doveva avere le stesse caratteristiche. L&#8217;orizzonte mentale di Melibeo \u00e8 fatto di&nbsp;<em>arva<\/em> (campi arati) e&nbsp;<em>agri<\/em>&nbsp;(campi coltivati),&nbsp;<em>novalia&nbsp;<\/em>(campi messi a riposo nel ciclo della rotazione),&nbsp;<em>segetes<\/em>&nbsp; e <em>aristae&nbsp;<\/em>(messi e spighe), terre ben coltivate (<em>tam&nbsp;culta<\/em>). Il pomario si precisa come fatto di peri e di viti (v. 73), per ognuna delle quali Melibeo conosce una specifica tecnica di coltivazione: la riproduzione ad innesto, e la disposizione a filari. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/innesto.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4005\" width=\"577\" height=\"346\"\/><figcaption>(<em>innesto&nbsp;del&nbsp;pero<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Non mancano naturalmente nemmeno i <em>pascua<\/em>, o comunque i terreni di cui Melibeo pu\u00f2 disporre per questo scopo. Essi includono una rupe (v. 76), una grotta (v. 75), i gi\u00e0 noti salici e,   piante finora sconosciute, i generici <em>dumi<\/em> (cespugli non ben identificati; un <em>dumetum<\/em> \u00e8, di norma, un roveto), e la <em>florens&nbsp;cytisus<\/em>,&nbsp;descritta qui come pianta da foraggio particolarmente apprezzata dalle capre, nella decima egloga come pianta mellifera di grande valore. La moderna <em>cytisus&nbsp;<\/em>(la ginestra di leopardiana memoria) non coincide con queste caratteristiche, e l&#8217;identificazione della <em>cytisus&nbsp;<\/em>virgiliana resta incerta. Probabile che si tratti della <em>medicago&nbsp;sativa<\/em>, la cosiddetta &#8216;erba medica&#8217; dei nostri campi, una leguminosa foraggera per eccellenza e che, in quanto azoto-fissatore,  arricchisce nuovamente il suolo in modo naturale, dopo l&#8217;impoverimento dato da precedenti coltivazioni di altre famiglie, ed \u00e8 per questo molto diffusa nelle campagne italiane. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/erba-medica.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3983\" width=\"590\" height=\"590\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/erba-medica.jpg 520w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/erba-medica-150x150.jpg 150w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/erba-medica-300x300.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/erba-medica-32x32.jpg 32w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/erba-medica-400x400.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 590px) 100vw, 590px\" \/><figcaption>(<em>medicago sativa<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/erba-medica-in-fiore.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3982\" width=\"592\" height=\"308\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/erba-medica-in-fiore.jpg 311w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/erba-medica-in-fiore-300x156.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 592px) 100vw, 592px\" \/><figcaption>(<em>medicago sativa in fiore<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Altri hanno invece pensato al <em>Trifolium&nbsp;pratense<\/em>, che ha le stesse caratteristiche della precedente, ma &#8211; a differenza di quella &#8211; meno si presta a terreni aridi e assolati, e ha necessit\u00e0 di una certa irrigazione: cosa che ben si adatta all&#8217;immagine della campagna paludosa e solcata da canali che Melibeo ha delineato fin qui.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Trifolium-pratense.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3986\" width=\"591\" height=\"788\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Trifolium-pratense.jpg 330w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/Trifolium-pratense-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 591px) 100vw, 591px\" \/><figcaption>(<em>trifolium&nbsp;pratense&nbsp;in&nbsp;fiore<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Resta un&#8217;ultima pianta a chiudere l&#8217;egloga. Con un&#8217;offerta finale di ospitalit\u00e0, Titiro invita Melibeo a restare per una notte presso di lui, promettendogli come cena formaggio, frutta e castagne. Il castagno appartiene anch&#8217;esso al gruppo delle <em>fagaceae<\/em>,&nbsp;come i faggi iniziali e le querce. Diciamo che l&#8217;egloga si chiude cos\u00ec con una certa circolarit\u00e0. Bench\u00e9 si possa trovare gi\u00e0 a un&#8217;altezza sul mare di ca. 200 m, e fino agli 800 ca., anche il castagno \u00e8 comunque pianta che prevede un habitat ondulato, se non proprio collinare (ricordo invece che i cittadini ippocastani non hanno nessuna parentela diretta con il castagno e appartengono al genere della <em>aesculus<\/em>, originario dell&#8217;Asia e importato in Italia a puro scopo ornamentale).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/castagneto.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3989\" width=\"591\" height=\"384\"\/><figcaption>(<em>castagneto nel Lazio<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Possiamo provare a concludere qualcosa? Diciamo che a me sembra che Virgilio abbia descritto un paesaggio umano e sociale molto preciso, fatto di gesti, azioni, operazioni e anche tratti paesaggistici indiscutibilmente romani e legati alla sua epoca. Viceversa, quando si riferisce a un paesaggio naturale, che serva di ambientazione geografica, non &#8216;sociologica&#8217; e storica, i tratti si fanno pi\u00f9 incerti, e resta molto dubbio che egli volesse ritrarre una localit\u00e0 precisa. Se per\u00f2 cos\u00ec non fosse, l&#8217;impressione \u00e8 che tale localit\u00e0 andrebbe cercata pi\u00f9 nella parte settentrionale dell&#8217;attuale provincia mantovana, che non in quella meridionale: pi\u00f9 verso le ondulazioni che digradano dal (o portano al) lago di Garda, che nella zona in cui il Mincio si avvicina al Po e vi si getta.  In ogni caso, si tratterebbe di andare in cerca delle propriet\u00e0 di Titiro e Melibeo, non di quella di Virgilio. E questo mi sembra che l&#8217;egloga lo sottolinei fortemente in ogni suo tratto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\"> \u00a9 Massimo Gioseffi, 2019 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Inizio oggi un&#8217;ambiziosa serie di post, che vorrebbe passare in rassegna la flora presente in ognuna delle dieci egloghe virgiliane. Anni fa avevo progettato, con un&#8217;amica fotografa, un libretto che illustrasse le egloghe pianta per pianta. Non se ne fece nulla. Adesso, grazie a internet, il compito \u00e8 pi\u00f9 facile. 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