{"id":4421,"date":"2019-07-05T08:16:25","date_gmt":"2019-07-05T07:16:25","guid":{"rendered":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/?p=4421"},"modified":"2019-07-05T08:16:25","modified_gmt":"2019-07-05T07:16:25","slug":"le-piante-delle-bucoliche-vi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/le-piante-delle-bucoliche-vi\/","title":{"rendered":"Le piante delle Bucoliche &#8211; VI"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Man mano ci addentriamo nel <em>Liber<\/em> virgiliano, troviamo situazioni e piante gi\u00e0 incontrate in egloghe precedenti. La sesta egloga \u00e8 speculare alla quarta: una profezia che dall&#8217;<em>hic\u00a0et\u00a0nunc<\/em> del poeta (il consolato di Pollione) volge lo sguardo verso un futuro umanamente lontano, in una; una narrazione che dal formarsi del mondo dal Caos indiscriminato arriva fino alla stretta contemporaneit\u00e0 del poeta, nell&#8217;altra. La sesta egloga racconta, sotto forma di mito (come la quarta sotto forma di profezia), la Storia del mondo, dalle origini all&#8217;oggi di Virgilio, simboleggiato dalla proclamazione a poeta dell&#8217;amico Cornelio Gallo. Nelle trasformazioni che hanno dato origine al mondo non mancano le piante: viene da quel contesto la frase <em>Incipiant silvae cum primum surgere<\/em> (v. 39), adottata, come sappiamo, quale titolo del libro di Gigliola Maggiulli, che ci fa costantemente da guida. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">L&#8217;egloga ha struttura complessa. I primi sei versi servono di introduzione programmatica; al mondo agreste riporta l&#8217;immagine di Thalia, la musa della commedia e, per estensione, della poesia bucolica, che non <em>erubuit\u00a0silvas\u00a0habitare<\/em>. Dal v. 6 al v. 12 c&#8217;\u00e8 una dedica, a un Varo tradizionalmente identificato nel giurista cremonese Alfeno Varo. In questa sezione due, e di tradizione, sono i richiami al mondo vegetale. Il flauto del poeta \u00e8 indicato con l&#8217;immagine usuale della canna, <em>tenuis\u00a0harundo<\/em>, v. 8; la poesia virgiliana \u00e8 sintetizzata nel richiamo alle <em>myricae<\/em>, v. 10, e al <em>nemus<\/em>, v.  11, in modo del tutto simmetrico a quanto visto nell&#8217;egloga quarta alla quale, dunque, rimando (<em>nemus<\/em>\u00a0\u00e8, come sappiamo, interscambiabile con <em>silvae<\/em>, il termine attestato nell&#8217;altra egloga).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Dal v. 13 al v. 30 si estende la cornice propriamente detta. In essa si racconta di come due pastori (<em>pueri<\/em>, v. 14), con l&#8217;aiuto della ninfa Egle abbiano costretto il ritroso Sileno a donare loro un canto da tempo promesso, sorprendendolo al mattino, ancora sotto l&#8217;effetto delle abbondanti libagioni della sera precedente (Sileno era stato tutore di Bacco, e da questo suo ruolo conserva un&#8217;evidente passione per il succo dell&#8217;uva). La scena si ambienta in aperta campagna, nei pressi dell&#8217;immancabile grotta (v. 13). Pochi, per\u00f2, gli elementi vegetali: sul capo di Sileno pende, secondo una consuetudine greca, una corona di fiori, che si era soliti porre in testa in occasione del convivio (v. 16). I fiori della corona servono ai due pastori per ricavarne dei legacci, <em>vincula<\/em>, parola e situazione pi\u00f9 volte insistite (vv. 19 e 23). Si tratta, ovviamente, di legami molto fragili, quasi scherzosi, pi\u00f9 di parvenza che reali. Ma Sileno d&#8217;altronde, una volta svegliatosi e capita la situazione, non sembra contrario a offrire il suo canto. Il volto del semidio al risveglio \u00e8 rosso, perch\u00e9 cos\u00ec l&#8217;ha dipinto Egle, v. 22, utilizzando come colorante il succo delle more selvatiche, il <em>rubus\u00a0ulmifolius<\/em>. La ragione del gesto nel complesso ci sfugge; ma certo Sileno, cos\u00ec dipinto, assomiglia pi\u00f9 che mai a una statua oracolare. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Blackberries_on_bush.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4430\" width=\"511\" height=\"506\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Blackberries_on_bush.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Blackberries_on_bush-150x150.jpg 150w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Blackberries_on_bush-32x32.jpg 32w\" sizes=\"auto, (max-width: 511px) 100vw, 511px\" \/><figcaption>(<em>more di bosco&nbsp;in&nbsp;fase&nbsp;di&nbsp;maturazione<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">L&#8217;ultimo riferimento botanico di questa prima parte si riferisce all&#8217;effetto del canto di Sileno, che fa sentire la sua azione su creature e animali selvatici (<em>Fauni\u00a0et\u00a0ferae,<\/em> v. 27), ma anche sulle piante. Le <em>rigidae\u00a0quercus<\/em> ondeggiano muovendo ampiamente la loro chioma, come per assenso alle parole del semidio (v. 28). <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/roverella_albero_monumentale.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4458\" width=\"514\" height=\"385\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/roverella_albero_monumentale.jpg 800w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/roverella_albero_monumentale-300x225.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/roverella_albero_monumentale-768x576.jpg 768w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/roverella_albero_monumentale-400x300.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 514px) 100vw, 514px\" \/><figcaption>(<em>quercus virgiliana <\/em>[<em>roverella<\/em>]<em>, riconosciuto come <br>albero monumentale,  nel comune di Maglie, Lecce<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\"> Anche il finale dell&#8217;egloga presenta elementi di cornice (vv. 82-86). Del canto di Sileno si dice infatti che \u00e8 un canto famoso, che era stato composto da Apollo &#8211; il dio della poesia &#8211; che se ne avvalse mentre viveva sulle rive dell&#8217;Eurota (il fiume di Sparta e della Laconia tutta, sulle cui sponde il dio corteggi\u00f2 inutilmente Dafne e am\u00f2 tragicamente Giacinto). L&#8217;Eurota si era fatto interprete e memoria di quel canto, lo aveva insegnato alle piante di alloro che sorgono numerose lungo il suo corso, e da quelle piante, presumibilmente, lo deve avere appreso Sileno. Il legame alloro\/Apollo \u00e8 comunque tradizionale, cos\u00ec come quello alloro\/poesia, visto che di corone di alloro si incoronavano i vincitori delle gare pitiche, che prevedevano competizioni per musicisti e poeti. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/eurota.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4431\" width=\"515\" height=\"386\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/eurota.jpg 640w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/eurota-300x225.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/eurota-400x300.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 515px) 100vw, 515px\" \/><figcaption>(<em>il<\/em> <em>fiume Eurota<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Veniamo al canto vero e proprio. Sileno rievoca la formazione del mondo, con linguaggio fortemente epicureo. Le piante sono, come s&#8217;\u00e8 detto, un elemento di questo processo, ma non particolarmente insistito (vv. 31-40). In seguito, Sileno traccia una storia dell&#8217;umanit\u00e0 dalla conquista del fuoco al diluvio universale (l&#8217;ordine, nell&#8217;egloga, \u00e8 inverso), al mito degli Argonauti e della nave Argo, la prima a solcare i mari. Dal v. 45 in poi, Sileno si concentra sulla figura di Pasifa\u00eb, la mitica moglie del re Minosse di Creta, che, per una vendetta di Afrodite, si innamor\u00f2 di un bianco torello con il quale, alla fine, concep\u00ec il Minotauro. Virgilio si interessa soprattutto alla parte dolorosa della storia, quella dominata dall&#8217;impossibilit\u00e0 pratica di un&#8217;unione fra una donna e un toro, e dal dolore che ne consegue nell&#8217;animo di lei, dominato da una passione forzatamente insoddisfatta. La vicenda si presta a introdurre diversi elementi vegetali: mentre Pasifa\u00eb vaga incessantemente sui monti, alla ricerca di un amato che sempre le sfugge (perch\u00e9 liberamente al pascolo; e perch\u00e9, ovviamente, non capisce le attenzioni della donna), il torello, tranquillamente sdraiato sull&#8217;erba (<em>molli fultus hyacintho<\/em>, v. 53), rumina l&#8217;erba rendendola pallida con i succhi gastrici (<em>pallentes\u00a0ruminat\u00a0herbas<\/em>,\u00a0v<em>.<\/em>\u00a054), all&#8217;ombra di un leccio (<em>ilice sub nigra<\/em>), o, se proprio ne ha voglia, presta le sue attenzioni alle altre mucche della mandria.  Il giacinto naturalmente non pu\u00f2 sorreggere un toro, n\u00e9 costituisce il componente primario di un campo. Ma un campo ricco di giacinti selvatici (da non ricercare necessariamente in montagna) \u00e8 un campo fiorito, florido, invitante, nel quale \u00e8 bello pascolare e fermarsi a ruminare. Quanto al leccio, \u00e8 una <em>new\u00a0entry<\/em> nell&#8217;immaginario bucolico virgiliano. Noto anche come elce, appartiene al genere delle querce (<em>quercus\u00a0ilex<\/em> \u00e8 il suo nome scientifico), ed \u00e8, come quelle, pianta spontanea nei nostri climi, anche se diffusa soprattutto lungo la costiera tirrenica,  di longevit\u00e0 secolare ed ampie dimensioni (pu\u00f2 arrivare ai 20 m di altezza e ai 4\/5 di diametro) e fitto fogliame scuro (<em>nigra<\/em>). Una <em>ilex<\/em> sovrastava, stante la testimonianza di Orazio, il <em>fons\u00a0Bandusiae<\/em> probabilmente situato nel suo possedimento in Sabina (<em>carm.\u00a0<\/em>3,\u00a013).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/leccio-solitario.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4435\" width=\"512\" height=\"341\"\/><figcaption>(<em>leccio&nbsp;solitario<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/leccio2.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4436\" width=\"512\" height=\"339\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/leccio2.jpg 700w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/leccio2-300x199.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/leccio2-400x266.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px\" \/><figcaption>(<em>foglie e ghiande di leccio<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Messa da parte una fuggevole allusione ad Atalanta e alle mele d&#8217;oro delle Esperidi (che non sono piante reali), v. 61, un altro mito ad alto tasso botanico, diciamo cos\u00ec, \u00e8 quello delle sorelle di Fetonte che, dopo il recupero e il seppellimento del cadavere del fratello (fulminato da Giove per i disastri procurati guidando con imperizia il carro del Sole), addoloratesi oltre misura, furono trasformate in ontani. Il narratore esterno dice che, vv. 62-63, con il suo canto (o forse meglio, &#8216;nel suo canto&#8217;, all&#8217;interno dei temi trattati), Sileno le <em>musco circumdat amarae corticis<\/em>, e poi le <em>solo proceras erigit alnos<\/em>, &#8220;le circonda con l&#8217;amara corteccia di muschio&#8221; (non \u00e8 il muschio ad avere corteccia, naturalmente, ma l&#8217;<em>alnus<\/em>;\u00a0il\u00a0muschio si estende sulla corteccia delle piante) e &#8220;le fa sorgere dal suolo trasformate in alti ontani&#8221;. L&#8217;ontano, <em>alnus glutinosa<\/em>, \u00e8 una pianta arborea alta 10 e pi\u00f9 metri, che vegeta un po&#8217; in tutta Italia dal livello del mare fino ai 1000\/1200 m di altitudine, con una certa preferenza per la regione delle Prealpi e dei laghi prealpini. L&#8217;ontano ama infatti i terreni umidi, acquitrinosi, quando non addirittura paludosi, e i corsi d&#8217;acqua: il che si adatta perfettamente al mito di Fetonte, secondo tradizione caduto nelle acque del fiume Eridano (sia questo, o no, l&#8217;attuale Po). La corteccia dell&#8217;ontano ha propriet\u00e0 curative, e viene perci\u00f2 utilizzata in decotti  di odore gradevole, ma sapore amaro (<em>amarae\u00a0corticis<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Alnus-glutinosa.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4442\" width=\"513\" height=\"513\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Alnus-glutinosa.jpg 500w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Alnus-glutinosa-150x150.jpg 150w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Alnus-glutinosa-300x300.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Alnus-glutinosa-32x32.jpg 32w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/Alnus-glutinosa-400x400.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 513px) 100vw, 513px\" \/><figcaption>(<em>alnus&nbsp;glutinosa<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Quanto al muschio, si tratta di pianta pioniera, ossia tra le prime a insediarsi per colonizzare un ambiente, che ama anch&#8217;essa l&#8217;umidit\u00e0 ed \u00e8 capace di trattenere una grande quantit\u00e0 d\u2019acqua per lunghi periodi, per poi rilasciarla lentamente nell\u2019ambiente circostante. Una pianta di muschio \u00e8 formata da&nbsp;piccoli fusti e da foglie microscopiche, prive di tessuti vascolari e di vere radici. La funzione di ancoraggio al terreno \u00e8 infatti svolta da strutture filamentose sotterranee, i rizoidi, attraverso i quali la pianta si espande a coprire la massima superficie possibile.  <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/muschio-sulla-corteccia-degli-alberi_19-139123.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4443\" width=\"511\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/muschio-sulla-corteccia-degli-alberi_19-139123.jpg 320w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/muschio-sulla-corteccia-degli-alberi_19-139123-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 511px) 100vw, 511px\" \/><figcaption>(<em>muschio&nbsp;su&nbsp;corteccia&nbsp;di&nbsp;conifera<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">La scena centrale dell&#8217;egloga \u00e8 per\u00f2 costituita dall&#8217;investitura poetica di Cornelio Gallo, vv. 64-73. Essa si svolge lungo le rive del Permesso, il fiume che scende dall&#8217;Elicona, gi\u00e0 luogo sacro alle Muse nella poesia esiodea. Proprio Esiodo \u00e8 esplicitamente nominato come predecessore di Gallo. A celebrare la grandezza di questi, arrivano Apollo e tutto il corteo delle Muse. La cerimonia vera e propria viene compiuta tuttavia da Lino, mitico cantore e figlio di Apollo, gi\u00e0 evocato nella quarta egloga. Lino ha sul capo una corona trionfale, fatta di generici fiori e di apio amaro, v. 68. L&#8217;<em>apium\u00a0graveolens<\/em>, il banale sedano della nostra cucina (secondo altri, il prezzemolo), \u00e8 pianta usata per incoronare i vincitori dei giochi Nemei, che al loro interno prevedevano anche gare di canto. I giochi erano stati istituiti, secondo la tradizione, per una circostanza luttuosa, e Lino, a sua volta, era considerato il fondatore del genere elegiaco, praticato da Gallo, ma che in origine era utilizzato soprattutto per le lamentazioni funebri. Ci\u00f2 spiegherebbe l&#8217;aggettivo <em>amarum<\/em>, che mal si addice al sedano in s\u00e9 (o al prezzemolo).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/sedano-coltivato-768x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4446\" width=\"510\" height=\"680\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/sedano-coltivato-768x1024.jpg 768w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/sedano-coltivato-225x300.jpg 225w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/sedano-coltivato-400x533.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 510px) 100vw, 510px\" \/><figcaption>(<em>sedano coltivato<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">Nel corso dell&#8217;investitura, Lino consegna a Gallo una zampogna, indicata con l&#8217;immagine tradizionale dei <em>calami<\/em>, v. 69. Dello strumento si dice che con esso Esiodo fosse stato capace di smuovere le piante, come un novello Orfeo. L&#8217;immagine \u00e8 espressa con la scena delle <em>rigidae\u00a0orni<\/em> che, al suono della zampogna, abbandonano i monti e seguono il cantore (v. 71). L&#8217;<em>ornus<\/em>,\u00a0o pi\u00f9 esattamente <em>fraxinus\u00a0ornus<\/em>, in italiano detto anche orniello o frassino della manna, \u00e8 pianta di media altezza (in genere non supera i 10 m), diffusa un po&#8217; in tutta Italia, ma specialmente nelle regioni alpine e prealpine del Nord, fino a un&#8217;altitudine di 1200\/1500 m, e in quelle appenniniche, fino a un&#8217;altitudine massima di ca. 1000 m. E&#8217; pianta robusta, capace di ripopolare terreni desertici, che si usa anche come ornamento dei giardini in virt\u00f9 della sua ampiezza e della bella fioritura tardo primaverile, oltre che, alle volte, per il suo legname.  Ha radici tenaci e robuste, che impediscono al terreno di franare, ma forma slanciata, che non impedisce alla restante vegetazione di crescere alla sua base. Il fogliame \u00e8 leggero e viene mosso con facilit\u00e0 dal vento: caratteristiche che, nel loro complesso, possono spiegare sia l&#8217;habitat montano assegnatogli da Virgilio, sia l&#8217;idea di una complessiva rigidit\u00e0, eccezionalmente per\u00f2 scossa, come sono scosse dal vento le chiome dell&#8217;<em>ornus<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/filare-di-orni.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-4447\" width=\"509\" height=\"380\" srcset=\"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/filare-di-orni.jpg 960w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/filare-di-orni-300x224.jpg 300w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/filare-di-orni-768x574.jpg 768w, https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-content\/uploads\/2019\/07\/filare-di-orni-400x299.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 509px) 100vw, 509px\" \/><figcaption>(<em>filare&nbsp;di&nbsp;fraxinus&nbsp;ornus&nbsp;in&nbsp;Ungheria<\/em>)<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-very-dark-gray-color wp-block-paragraph\">\n\n\u00a9 Massimo Gioseffi, 2019\n\n<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Man mano ci addentriamo nel Liber virgiliano, troviamo situazioni e piante gi\u00e0 incontrate in egloghe precedenti. La sesta egloga \u00e8 speculare alla quarta: una profezia che dall&#8217;hic\u00a0et\u00a0nunc del poeta (il consolato di Pollione) volge lo sguardo verso un futuro umanamente lontano, in una; una narrazione che dal formarsi del mondo dal Caos indiscriminato arriva fino [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":4423,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[29,50,5,42],"class_list":["post-4421","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-articles","tag-bucolics","tag-latin-literature","tag-school","tag-vergilius"],"views":10579,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4421","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4421"}],"version-history":[{"count":32,"href":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4421\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4463,"href":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4421\/revisions\/4463"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-json\/wp\/v2\/media\/4423"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4421"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4421"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4421"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}