{"id":5260,"date":"2020-03-13T17:04:19","date_gmt":"2020-03-13T16:04:19","guid":{"rendered":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/?p=5260"},"modified":"2025-03-20T17:35:07","modified_gmt":"2025-03-20T16:35:07","slug":"esperienze-digitali-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/sites.unimi.it\/latinoamilano\/esperienze-digitali-i\/","title":{"rendered":"Esperienze digitali I"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-very-dark-gray-color has-text-color\">In queste settimane difficili, come docenti ci siamo trovati davanti a una sfida imprevista, piuttosto complicata, a tratti stimolante: \u201cla didattica a distanza\u201d. Avendo provato varie soluzioni, parlato con colleghi e studenti, ricevuto mail dai genitori, vorrei proporre qualche riflessione relativa alla mia esperienza di alcuni metodi impiegati. La speranza \u00e8 quella di sollecitare i colleghi che frequentano questo sito a intervenire a loro volta, proponendo esperienze, riflessioni, soluzioni e segnalando programmi e idee che hanno trovato utili o interessanti.<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>La lezione in diretta<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"has-very-dark-gray-color has-text-color\">I programmi che consentono a pi\u00f9 persone di collegarsi in teleconferenza sono diversi, e funzionano fondamentalmente tutti allo stesso modo. I pi\u00f9 gettonati, almeno tra i miei colleghi, sono <a href=\"https:\/\/www.skype.com\/it\/\">Skype<\/a> e <a href=\"https:\/\/gsuite.google.it\/intl\/it\/products\/meet\/\">Google Hangouts Meet<\/a>; io li ho provati entrambi, e devo dire che questo \u00e8 l\u2019unico modo di replicare, a distanza, una lezione che normalmente terremmo in presenza: il docente parla, gli studenti seguono, prendono appunti, fanno domande o chiedono chiarimenti. Confesso, per\u00f2, che ho scelto di non utilizzare questa modalit\u00e0 didattica soprattutto per un motivo, il cosiddetto \u201cDigital divide\u201d: se ognuno dei miei studenti fosse dotato di un computer personale e di una buona connessione internet, questa modalit\u00e0 di lezione potrebbe funzionare splendidamente. Ma cos\u00ec non \u00e8: molti miei studenti possiedono soltanto il cellulare, altri devono contendersi l\u2019uso del computer di casa con fratelli e sorelle, molti hanno connessioni internet poco veloci e poco stabili. Ne risulta che possono effettivamente seguire la lezione solo gli studenti dotati di mezzi tecnologici all\u2019avanguardia, mentre gli altri ne rimangono esclusi, e non per colpa loro. Io, ahim\u00e8, continuo a credere fortemente che la scuola debba essere per tutti, e mi rifiuto di \u201cselezionare\u201d i miei studenti su base socio-economica (o tecnologica). Inoltre, i miei studenti mi riferiscono che, spesso, queste lezioni si trasformano in un gran caos, perch\u00e9, a causa di collegamenti \u201cballerini\u201d e rumori di fondo, non riescono a seguire il discorso dell\u2019insegnante. Inoltre, alcuni hanno difficolt\u00e0 a connettersi all\u2019ora stabilita, perch\u00e9 il computer in quel momento \u00e8 utilizzato da un altro familiare, oppure perch\u00e9 in quel momento sono incaricati di varie incombenze, incluso badare ai fratelli pi\u00f9 piccoli\u2026le esigenze delle famiglie sono molte e diverse, e, vista la situazione di emergenza, non vorrei rendere la gestione familiare pi\u00f9 difficile di quanto gi\u00e0 non sia. Infine, i programmi: sia Skype che Google Hangouts sono facili da utilizzare, ma non per tutti. L\u2019Animatore digitale della mia scuola mi segnalava l\u2019altro giorno come, in questa situazione, sia molto difficile fare capire agli studenti come si usa un programma che non hanno mai sperimentato prima, e soprattutto aiutarli in caso di problemi. Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 un mito da sfatare, sui nativi digitali: \u00e8 vero che nascono in mezzo alla tecnologia, ma questo non significa che la utilizzino sempre in modo spontaneo e facile. Infatti, i nativi digitali sono bravissimi nell\u2019utilizzare programmi intuitivi e \u201csemplici\u201d, oppure i social network, ma hanno spesso problemi con programmi o software complessi, che richiedano una certa dose di \u201criflessione\u201d. L\u2019abbiamo verificato anche in universit\u00e0: gli studenti sanno usare molti programmi in modo automatico, ma se gli cambi le cose (o li inviti a capire o a ragionare) crollano, Del resto, \u00e8 un po\u2019 quello che succede a tutti noi con l\u2019automobile: la sappiamo usare tutti in modo che dopo anni di guida ci viene naturale e spontaneo; ma se quella comincia a dare problemi andiamo giustamente nel panico&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-very-dark-gray-color has-text-color\">Infine, i genitori e l\u2019opinione pubblica: credo che il messaggio che i media stiano passando, in questi giorni, \u00e8 che la lezione via Skype sia la cosa migliore, pi\u00f9 all\u2019avanguardia, che risolve tutti i problemi. Non \u00e8 cos\u00ec, come iniziano a capire coloro che hanno i figli (spesso pi\u00f9 di uno) che si collegano per ore; gli altri pensano (e scrivono, ahim\u00e8), che se i loro figli non hanno conference-call via Skype con i loro docenti \u00e8 perch\u00e9 questi ultimi sono fannulloni che non hanno voglia di lavorare, oppure vecchie cariatidi che non sanno utilizzare questi potenti mezzi tecnologici. Invece no, non necessariamente: a volte i docenti sono semplicemente delle persone che sanno fare il loro lavoro, che conoscono bene i propri studenti, le loro situazioni socio-economiche, le loro esigenze didattiche, e sulla base di tutto ci\u00f2 hanno scelto la modalit\u00e0 che giudicavano pi\u00f9 utile ed efficace di fare didattica a distanza (che \u00e8 un&#8217;altra cosa, comunque, dal replicare con un mezzo di collegamento la lezione che si \u00e8 sempre fatto&#8230;). <\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>La video-lezione<\/strong><\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"has-very-dark-gray-color has-text-color\">Questa, lo confesso, \u00e8 la mia modalit\u00e0 preferita. Il che non significa affatto che sia perfetta. Sostanzialmente, l\u2019ho sperimentata in due modi: il primo, registrando me stessa che parlo con <a href=\"https:\/\/support.apple.com\/it_IT\/downloads\/quicktime\">Quicktime<\/a>, applicazione preinstallata nel mio Macbook (ma c\u2019\u00e8 un programma analogo in qualunque portatile dotato di webcam). Questa modalit\u00e0 ha degli innegabili vantaggi: il video, una volta condiviso con gli studenti (e questo \u00e8 un problema, di cui mi occuper\u00f2 in un altro post) pu\u00f2 essere guardato da loro in ogni momento; pu\u00f2 essere fermato, mandato indietro, rivisto; la mancanza del \u201cpubblico\u201d fa s\u00ec che l\u2019esposizione scorra in modo fluido, e che il discorso sia lineare e comprensibile. Ci sono per\u00f2 anche delle criticit\u00e0, tra cui, a mio parere, la pi\u00f9 evidente \u00e8 l\u2019impossibilit\u00e0, per i ragazzi, di intervenire interloquendo. Ci\u00f2 non solo rende impossibile a uno studente di chiarire immediatamente un dubbio, ma rende pi\u00f9 povera la lezione: le domande dei ragazzi, per quanto talvolta strampalate, sono una delle cose pi\u00f9 interessanti in una lezione frontale, e spesso permettono di approfondire il discorso, capire quali siano i nodi problematici, trovare esempi e collegamenti cui inizialmente non si era pensato. Certo, esistono vari altri modi per recuperare questa dimensione: in questi giorni ho chiarito dubbi via mail, Whatsapp e anche per telefono; sul sito del mio laboratorio universitario abbiamo creato un forum, in cui tutti gli studenti possono postare le loro domande. Ma non \u00e8 la stessa cosa di una lezione in presenza, anche se tutto sommato funziona. Chiaro, le prime volte \u00e8 abbastanza inquietante mettersi a parlare da soli fissando lo schermo, e ancora peggio riguardarsi e risentirsi dopo: ho veramente quell\u2019accento cos\u00ec marcatamente brianzolo? Quella s sibilante? Gesticolo davvero come mia nonna? Ebbene, la risposta \u00e8 s\u00ec a tutte e tre le domande, il video e l\u2019audio non mentono, ma non \u00e8 nulla che i miei studenti non abbiano gi\u00e0 visto e sentito in presenza. Anche la scelta del \u201cset\u201d \u00e8 un momento critico: ci vuole una luce naturale, ma anche un luogo privo di imbarazzanti soprammobili o foto di famiglia, che non mancheranno di solleticare la curiosit\u00e0 degli studenti: \u201cMa c\u2019\u00e8 un elefante dietro di lei?\u201d Ebbene, anche in questo caso la risposta \u00e8 s\u00ec (era tagliato nell\u2019inquadratura, ma poi a met\u00e0 del video ho spostato lo schermo: errore da principiante). Per non parlare del fatto che, in un video, si sente il cane in sottofondo che russa o che abbaia sonoramente, e i figli dei vicini che si lanciano in urla di guerra da indiani apache. D\u2019altronde, siamo tutti in casa, e il silenzio totale \u00e8 impossibile da trovare. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-very-dark-gray-color has-text-color\">Questa raccolta di aneddoti, oltre a farci sorridere un po\u2019, serve anche per dire una cosa seria: non bisogna avere paura di mostrarsi agli studenti. Perch\u00e9 \u00e8 imbarazzante, ma utile: per mantenere alta l\u2019attenzione, e perch\u00e9, come ben sapevano gli antichi, nell\u2019attivit\u00e0 oratoria i gesti e gli sguardi hanno una loro importanza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-very-dark-gray-color has-text-color\">La seconda modalit\u00e0 che ho sperimentato \u00e8 quella della registrazione di un video in cui si vedono le <em>slide<\/em> che fornisco agli studenti, e in sottofondo si sente la mia voce che le commenta. Dopo aver letto vari consigli e fatto diverse prove, ho scelto un programma gratuito, <a href=\"https:\/\/screencast-o-matic.com\/screen-recorder\">Screencast-o-matic<\/a>, che \u00e8 molto facile da utilizzare e funziona bene; tra l\u2019altro, crea dei file che sono abbastanza \u201cleggeri\u201d, il che rende pi\u00f9 semplice la condivisione. Unico difetto: nella versione gratuita, si possono registrare video della durata massima di 15 minuti. Forse, per\u00f2, non \u00e8 un grosso problema: sempre in vista della condivisione con gli studenti, \u00e8 meglio che i file non abbiano dimensioni notevoli, e, dal punto di vista didattico, credo che una serie di video tutto sommato brevi possa funzionare meglio di un solo, lunghissimo video. Come quando si assegnano dei libri da leggere: quando sono troppo lunghi, rischiano di demotivare e far paura agli studenti ancora prima di cominciare. Inoltre, sappiamo bene che rimanere concentrati per lunghi periodi di tempo (direi pi\u00f9 di venti minuti) \u00e8 una sfida ardua per i nostri studenti, anche nelle lezioni in presenza. Rispetto alla modalit\u00e0 illustrata precedentemente, i miei studenti mi segnalano che \u00e8 pi\u00f9 difficile da seguire senza distrarsi, forse perch\u00e9 si perde l\u2019<em>actio <\/em>di cui parlavo <em>supra<\/em>. Per il docente, invece, \u00e8 meno imbarazzante. Anche se il principio di base, quello che deve regolare ogni scelta sia sempre, credo, l\u2019efficacia didattica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-very-dark-gray-color has-text-color\"> Ah s\u00ec, per concludere: l&#8217;elefante \u00e8 di cera e viene dall\u2019Eswatini. Cos\u00ec possiamo far ripassare anche un po\u2019 di geografia dell\u2019Africa&#8230; <\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-very-dark-gray-color has-text-color\">(<em>continua<\/em>)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-very-dark-gray-color has-text-color\"> \u00a9&nbsp; Chiara Formenti, 2020 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In queste settimane difficili, come docenti ci siamo trovati davanti a una sfida imprevista, piuttosto complicata, a tratti stimolante: \u201cla didattica a distanza\u201d. Avendo provato varie soluzioni, parlato con colleghi e studenti, ricevuto mail dai genitori, vorrei proporre qualche riflessione relativa alla mia esperienza di alcuni metodi impiegati. 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