Lunedì 20 ottobre, a Cuneo, presso il Centro incontri di Fondazione CRC sono stati presentati i risultati preliminari della quarta campagna di ricerche archeologiche e paleoambientali condotte nei ripari sotto roccia, occupati sin dalla preistoria, della Riserva Naturale Grotte di Aisone (Alta Valle Stura). La scoperta più significativa di quest’anno è la sepoltura di una donna risalente all’inizio dell’Età Moderna, emersa in un contesto ricco di testimonianze che spaziano dal Mesolitico al Neolitico. I ripari (grotte) indagati sono il 10 e il 19.

L’evento conclude il progetto 2025 “Viaggio nel tempo profondo: Archeologia nelle Alpi Marittime”, promosso dall’Ente Gestione Aree Protette Alpi Marittime in partenariato con l’Unione Montana Alta Valle Stura, il Comune di Aisone, il Politecnico di Torino e la direzione scientifica della cattedra di Ecologia preistorica dell’Università degli Studi di Milano, con il contributo di Fondazione CRC.
Ma quali sono i dati, nel dettaglio?
Cosa è emerso dal riparo 10
Nel riparo 10 è emerso un lembo di deposito archeologico databile al Neolitico e, a un livello più profondo, tracce di frequentazione umana forse databili al Mesolitico, cioè a un’età compresa tra il nono e il sesto millennio avanti Cristo. Inoltre, sono stati trovati i limiti degli scavi degli anni Cinquanta e Novanta, condotti rispettivamente da Ferrante Rittatore Von Willer e da Marica Venturino Gambari dell’allora Soprintendenza Archeologica del Piemonte.

Cosa è emerso dal riparo 19
Nel riparo 19, il gruppo di archeologi ha proseguito le indagini del settore indagato già nel 2024, ampliandolo. Qui sono emersi reperti – soprattutto ceramici e faunistici – databili alla seconda metà del IV millennio a.C. Tra la fauna, finora sono stati individuati lo stambecco, il cervo, il cinghiale, il lupo e l’orso bruno, mentre tra i resti degli animali domestici spiccano la pecora, una significativa presenza di capra, il maiale e il bue. Ne sapremo di più con l’analisi approfondita dei reperti.
Sono state trovate buche di palo, che hanno fatto pensare a una strutturazione dell’area vicino all’ingresso della grotta come riparo temporaneo o stagionale. Infine, resti umani sparsi, interpretabili come quel che resta di antiche sepolture sconvolte, indicano inoltre il carattere funerario del riparo 19, forse in connessione con la sorgente vicina.
Per ottenere datazioni più precise sui reperti preistorici, sarà necessario incrementare le analisi radiocarboniche, inviando nuovi campioni al laboratorio dell’Università di Vienna, in aggiunta a quelli già provenienti dalle ricerche del 2024.
La donna di cinquecento anni fa
La scoperta in assoluto più importante di questa campagna è la sepoltura di una donna, probabilmente anziana, la cui fossa è stata scavata nello sterile affiorante nella parte più interna del riparo. Secondo le analisi preliminari, il suo scheletro si data tra la seconda metà del 1400 e gli inizi del 1600. La donna è stata deposta supina, con il braccio sinistro lungo il fianco e il braccio destro ripiegato sul petto, senza corredo: in parte, ricorda sepolture più antiche, di tradizione preistorica.

Lo studio dello scheletro è attualmente in corso presso il laboratorio Bagolini dell’Università degli Studi di Trento dove verrà sottoposto ad analisi specialistiche finalizzate a restituire un quadro d’insieme con dati relativi allo stato di salute, all’occupazione svolta in vita e alle cause di morte. La datazione radiocarbonica della sepoltura è invece del Radiocarbon Dating Laboratory di Bruxelles, che consente di riferirla all’inizio dell’età Moderna: 1451AD (67.5%) – 1520AD; 1580AD (27.9%) – 1624AD.
«Dobbiamo riflettere sulle potenzialità del patrimonio culturale locale», ha detto Gian Battista Garbarino, funzionario responsabile della Soprintendenza. «Questo deve essere considerato come una risorsa condivisa ed un bene comune custodito per le generazioni future, quale fonte di progresso civile, economico e ambientale, ponendo in campo tutte le strategie necessarie per la sua conservazione, tutela, fruizione e promozione».
Durante la campagna, gli archeologi sono stati protagonisti di diverse azioni di archeologia pubblica, studiate per comunicare in modo efficace i dati emersi e coinvolgere così la popolazione locale e i turisti. Il progetto si è focalizzato sulle Grotte di Aisone, ma altre attività di divulgazione hanno riguardato anche il sito delle Grotte del Bandito di Roaschia e il Parco archeologico di Valdieri con la sua necropoli protostorica, nell’ottica di valorizzare il patrimonio archeologico e paleontologico gestito dall’ente Aree Protette Alpi Marittime.