
La nostra seconda call for ideas dedicata agli studenti della provincia di Verona per la creazione del logo del progetto PRIN, alla fine, ha dato buoni frutti. I responsabili delle unità di ricerca si sono riuniti, hanno ragionato sulle potenzialità delle proposte inviate e alla fine hanno scelto: il logo di progetto sarà quello ideato da Nicola Preto, studente dell’Accademia di Belle Arti di Verona. La sua proposta, composta dalla scritta P:anis accanto a una foglia, un frammento di selce e uno di ceramica, rispecchia bene il carattere multidisciplinare e trasversale della ricerca, che si avvale del contributo di discipline diverse applicate sui materiali di studio.
Per conoscerlo meglio – ora è a tutti gli effetti parte del team di comunicazione – abbiamo deciso di intervistarlo.

Chi sei e cosa fai nella vita?
Allora, mi presento ufficialmente: mi chiamo Nicola Preto, ho 23 anni, sono attualmente studente presso l’Accademia di Belle Arti di Verona. Frequento il secondo anno del corso di Progettazione artistica per l’impresa. Questo non è la mia prima esperienza universitaria, vengo infatti da un percorso informatico presso l’Università di Padova. Sentivo però che non era la mia strada, avevo bisogno di cambiare approccio, e quindi mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti di Verona.
E come sei venuto a conoscenza della call for Ideas?
Tramite circolare pubblicata dall’Accademia. Era, tra l’altro, un periodo in cui non avevo particolari stimoli, ho visto il bando e mi sono detto che mi dovevo buttare. Sono da sempre appassionato di storia e di archeologia, ho pensato di dovermi candidare “per forza”. E alla fine, mi sono divertito un sacco.

Eri a conoscenza del fatto che a Negrar ci fosse un sito preistorico? Che cosa conosci della preistoria del territorio?
Del territorio veronese poco. Anche se studio a Verona, io in realtà sono di Vicenza. Ho fatto delle gite a Verona da piccolo, ma non conoscevo il territorio. Però mi sono informato quando ho iniziato a preparare il logo per il progetto.
E che cosa ti aspetti da questo tuo lavoro?
Sono estremamente grato per tutto questo percorso, perché appunto era nato un po’ come un gioco, come una sfida. Poi mi sono appunto divertito, è stato stimolante. Però non ho aspettative.
Pensi che questo lavoro possa avere un impatto, per quanto piccolo?
Assolutamente sì. In contesto accademico, i miei compagni, i miei amici mi hanno visto riempire mezzo sketchbook di loghi e idee per il progetto, quindi anche loro si sono incuriositi, hanno cercato di capire che cosa stessi facendo. Ora conoscono bene questo PRIN, tutto il progetto e in generale hanno mostrato interesse. Parlando di un pubblico più vasto, anche in questo caso penso che possa avere un buon impatto, anche per lo stile, per i pattern, i colori. Ho cercato proprio di rivolgermi a un pubblico soprattutto giovane, che quindi, da qui ai prossimi anni, possa interessarsi e voler conoscere meglio il progetto.