Il sito di Colombare di Negrar di Valpolicella

Francesco Zorzi
Francesco Zorzi ©Museo di Storia Naturale, Verona.

Colombare di Negrar: un abitato collinare

La scoperta delle “capanne”

La cosiddetta capanna 1

Capanna 1
Disegno della capanna 1 © Cocchi Genick D. (1996) Manuale di Preistoria III. L’età del Rame, vol. 1, Octavo – Franco Cantini Editore, p. 212

La stratigrafia

I ritrovamenti

La ceramica

Ceramica stile metopale
Ceramica a stile metopale © Fasani L., Visentini P. (2002) L’insediamento neolitico e dell’età del Rame di Colombare di Negrar sui Monti Lessini (Verona) in Ferrari A., Visentini P. (a cura di) Il declino del mondo neolitico. Ricerche in Italia centro-settentrionale tra aspetti peninsulari, occidentali e nord-alpini. Atti del Convegno (Pordenone 2001), Quaderni del Museo Archeologico del Friuli Occidentale n°4, p. 233

L’industria litica, ovvero gli oggetti in pietra alle Colombare di Negrar

Durante i primi scavi sono stati rinvenuti anche molti manufatti in pietra. Per essere precisi, nel repertorio dell’industria litica delle Colombare si contano, oltre a numerosi strumenti a ritocco sommario, bulini, grattatoi e foliati, ovvero strumenti ottenuti tramite ritocco piatto.

Il ritocco è quella lavorazione che modella il supporto di selce rendendolo uno strumento vero e proprio e che avviene mediante l’asporto intenzionale di microschegge per percussione o per pressione. Nel caso del ritocco piatto si verifica il distacco di microschegge strette ed allungate, che modificano il margine dello strumento invadendo, talvolta interamente, una o entrambe le facce del manufatto stesso.

Nella famiglia dei foliati sono comprese per esempio punte “a peduncolo” e a spalle, punte peduncolate semplici, punte a base concava e a doppia losanga. Sono definite a losanga quelle punte che hanno l’estremità con la quale vengono fissate ad un’asticella a forma di rombo; sono invece definite peduncolate quelle estremità che terminano con piccolo prolungamento. Il peduncolo delimitato da spalla si ha invece quando il tratto compreso tra il peduncolo e il bordo laterale dello strumento è rettilineo e forma con il peduncolo stesso un angolo retto.

Molti dei reperti sono sprovvisti di indicazioni stratigrafiche, che potrebbero invece aiutarci con la cronologia, ma è comunque possibile delineare delle tendenze. Per esempio, nel passaggio dal Neolitico all’Eneolitico, il numero di bulini e grattatoi diminuisce, mentre aumenta l’importanza dei foliati, in particolare quelli detti “a cran”, punte in selce dotate di un’ampia tacca alla base, pensata per facilitare l’inserimento dell’armatura in un’asta.

Lo studio dei reperti ha permesso di avanzare alcune considerazioni. Per esempio, per via della forma amigdaloide (cioè “a mandorla”) e per le proporzioni, si è notata una certa somiglianza tra i foliati bifacciali (vale a dire scheggiati su due facce) delle Colombare e quelli caratteristici di altri siti della terza fase della cultura del vaso a bocca quadrata, sebbene quelli trovati alle Colombare appaiano lavorati in maniera meno accurata.

Industria campignana
Industria campignana © Peretto C., Ronchitelli A. M. (1973) Il villaggio preistorico delle Colombare di Negrar. L’industria litica della capanna n. 1 in Rivista di Scienze Preistoriche XXVIII, 1, p. 467

Della stessa fase del vaso a bocca quadrata farebbe parte anche un unico foliato geometrico “a tranciante trasversale”, ossia uno strumento di forma trapezoidale che presenta un unico margine non ritoccato, tagliente, che con ogni probabilità costituiva la parte attiva, “utile”, dell’utensile stesso. Non sono attestati i tipi geometrici, che scompaiono all’affermarsi della cultura del vaso a bocca quadrata.

Tra i reperti va segnalato anche un bulino forse riconducibile al tipo detto Ripabianca, un tipo che è raramente presente nei contesti che riguardano la cultura del Vaso a bocca quadrata perché tipico dei gruppi che abitavano la Pianura Padana nel Neolitico antico e, nella fattispecie, del Gruppo di Fiorano. Dato l’isolamento di questo reperto, la sua presenza alle Colombare potrebbe significare che si tratta di tipo “di lunga durata”.

Peculiare della fase eneolitica del sito è invece l’eccezionale quantità di strumenti di tecnica campignana, così chiamata perché affine alla tecnica con la quale sono stati lavorati gli oggetti del sito francese di Campigny. Tali strumenti si trovano alle Colombare perché con ogni probabilità rispondevano a precise esigenze ambientali, come la necessità di diboscare la zona per aprire radure o di dissodare il terreno per prepararlo alle attività agro-pastorali.

A Colombare sono stati infine trovati anche “elementi di falcetto”, strumenti che sembrano preannunciare le forme tipiche dell’antica età del Bronzo, così bene documentate nelle palafitte del Garda.

Gli strumenti in “materia dura animale”

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Straordinaria è anche la collezione di strumenti in materia dura animale rinvenuti nel sito. Troviamo per esempio punteruoli, punte, aghi/spilloni, oggetti a biseau (ovvero i bulini), pendagli e manici. A questi si aggiungono oggetti genericamente classificati come diversi (rispetto alle categorie precedentemente elencate) e frammenti che recano tracce di lavorazione, molto importanti per lo studio delle sequenze di manifattura e dunque per comprendere il processo di fabbricazione.

Tutti i manufatti sono stati realizzati in osso, corno o su dente, e sono stati ricavati dai taxa – ovvero dai generi e dalle specie – riconosciuti nel corso dell’esame archeozoologico. Significa in pratica che sono stati utilizzati come materia prima i resti ossei degli animali allevati o cacciati nei dintorni del sito.

L’89 per cento circa dei resti apparteneva ad animali domestici – soprattutto bovini, caprovini e suini, ma è rilevante anche la presenza di una mandibola di cane – mentre poco più dell’11 per cento ad animali selvatici, come per esempio cervi e cinghiali ma anche orsi bruni e piccoli mammiferi, tra cui volpe, tasso, gatto selvatico, lepre, martora e faina.

Gli strumenti in materia dura animale che si prestano a confronti tipocronologici, cioè che permettono di risalire alla cronologia in base allo studio dei tipi, sono pochi; tra questi ci sono quattro punte di freccia (tre in osso e una in palco). In particolare quella con peduncolo a sezione quadrata è affine ad alcune cuspidi rinvenute in contesti palafitticoli di Bronzo antico e medio.

A questi si aggiungono un dente di orso bruno, sei di maiale o cinghiale e due di cane lavorati a mo’ di pendaglio, presenti in modo diacronico, ma il cui momento di massima diffusione coincide con l’età del Rame.

Punte
Strumenti in pietra © Francesco Zorzi (1960) Capitolo II: le culture oloceniche in Preistoria Veronese. Insediamenti e stirpi, estratto da Verona e il suo territorio, vol. 1, Istituto per gli Studi Storici Veronesi, p. 108

Altri materiali culturali

Tra i materiali rinvenuti nel corso dei primi scavi figurano anche alcuni timbri detti pintaderas – due interi e uno frammentario – utilizzati nell’ambito della pittura corporale, almeno in base a quanto suggerito dai confronti etnografici. Allo stato attuale delle conoscenze le pintaderas sembrano potersi attribuire alla Cultura del vaso a bocca quadrata: vanno infatti scomparendo al suo esaurirsi e non vengono recepite dalle comunità lagozziane.

E poi, è interessante il rinvenimento di un pendente in pietra calcarea della tipologia delle “perles à ailettes. Si tratta di un tipo di amuleto ampiamente documentato nella Liguria occidentale e nella Francia meridionale e ci racconta di sicuri contatti con l’Oltralpe – proprio come avviene con la ceramica “metopale”, che rappresenta un influsso della cultura di Remedello nell’areale di diffusione della Cultura di Fontbouisse (Midi francese).

Infine, è stata rinvenuta un’unica ascia piatta in rame con lama trapezoidale larga, tallone rettilineo, lati dritti e taglio convesso espanso riconducibile al periodo campaniforme.

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Questi sono i dati da cui siamo partiti nel 2019 per approfondire la conoscenza del sito delle Colombare di Negrar. Leggi i diari di scavo per scoprire l’avanzamento delle ricerche.