| Editoriale di Antonello Negri |
Si tramanda facesse tremar di spavento, nel
buio, la sagoma dell’uomo nero. L’aveva formata intorno al
1930 Lucio Fontana e quando girava per esposizioni – nella
Galleria del Milione a Milano, a Firenze nel 1933 –
inquietava il pubblico meno spavaldo e faceva impressione
agli artisti, nel bene e nel male. Secondo Birolli,
Fontana pensava “all’umanità dolorosa e torbida”. Della
scultura non si sa più nulla – scomparsa – ma ne rimane
una vecchia fotografia, che inaugura idealmente questa
rivista. Nelle vicende dell’arte del nostro tempo si ricorda un altro uomo nero. Lo hanno disegnato centocinquant’anni fa i caricaturisti Bertall e Nadar per restituire la vera natura di un personaggio della pittura di Courbet che, anche lui, faceva paura: sporco, maleducato, deforme come il Realismo che rappresentava. Finché non fu fatta fuori, quella “belva” arrivata da chissà dove si trascinava sul ventre, “come gli animali nati dal caos; poi – scriveva Edmond Duranty alla metà dell’Ottocento – si mise in piedi e cominciò ad aggirarsi per le strade come un lupo col pelo diritto sulla schiena, mostrando i denti e terrorizzando i passanti”. Più o meno, come l’uomo nero di Fontana. Che cos’hanno in comune Courbet e Fontana? Apparentemente nulla. Il primo era il realista; il secondo il contrario. Però facevano tutti e due cose che potevano infastidire, mettendo in discussione bellezze, piacevolezze, sicurezze. Questa rivista non ha pretese del genere; semplicemente parte dall’assunto che il lavoro degli artisti del nostro tempo comincia a diventare più interessante quando non si limita a essere un godimento per gli occhi, o per altri sensi. Più concretamente, il progetto dell’“Uomo nero” risponde alle esigenze scientifiche e didattiche della cattedra di Storia dell’arte contemporanea dell’Università di Milano. Un numero crescente di giovani intraprende studi d’arte contemporanea, spesso con gran passione. Molti prodotti della ricerca, che possono essere di qualità e originalità, non hanno circolazione: l’“Uomo nero” si propone, com’è naturale per una rivista universitaria, di raccogliere i più notevoli, quelli che, come si suol dire, abbiano allargato un poco il campo delle cose conosciute. Ci piacerebbe poi che essa funzionasse da congiunzione tra la ricerca e la didattica, come ulteriore elemento di formazione per i nostri studenti. I saggi pubblicati nell’“Uomo nero” – nei quali si cerca di far intravvedere nel concreto di specifiche analisi quel metodo che si prova a insegnare in aula – avranno anche il compito di bilanciare i rischi di inevitabili letture di grandi sintesi, utili certo, ma talvolta ingannevoli e fuorvianti nelle loro semplificazioni. La battaglia contro i manuali è una battaglia perduta. Quando ci si è provati a toglierli dai programmi gli studenti, come i primi cristiani nelle catacombe, sono arrivati a studiarli di nascosto, convinti di trovar lì la soluzione ai loro problemi di conoscenza. Insomma, con i manuali bisogna imparare a convivere: ma si può alleviare il dolore del loro studio con il piacere di più liberali percorsi di conoscenza. Ogni numero (un paio all’anno, forse) propone un tema monografico su argomenti studiati e discussi nell’ambito dell’attività di ricerca della cattedra di Storia dell’arte contemporanea. Si comincia con Lucio Fontana, intorno al quale l’anno passato Giorgio Zanchetti ha organizzato un seminario di studio, con bel concorso di studenti. Se ne pubblicano ora gli atti, con contributi di illustri storici dell’arte contemporanea di altre università, di giovani ricercatori e di un artista come Luciano Fabro, che a Fontana ha guardato. Una seconda parte della rivista raccoglie – sotto il titolo “fuoritema” – contributi sganciati, appunto, dal tema monografico, attraverso i quali s’intendono esemplificare, presentando i risultati di specifiche indagini, metodi di studio e ambiti di ricerca differenti ma ugualmente convergenti verso un’impostazione storicamente e filologicamente fondata degli studi. Questa volta si tratterà d’iconografia e di esposizioni d’arte. “Un’altra storia” è il titolo di una sorta di rubrica che racconta fatti e fenomeni dell’arte tra Otto e Novecento attraverso l’occhio e la penna d’illustratori e caricaturisti: pensiamo che per la storia dell’arte contemporanea il problema della ricezione (da parte di specialisti e appassionati, ma anche del pubblico più ampio e generico, il cui “comun sentire” nei confronti delle stravaganze dell’arte e degli artisti è di solito ben restituito dai disegnatori satirici) sia di rilevante importanza e la sua conoscenza possa gettare non poca luce sugli stessi fenomeni artistici. In conclusione, qualche segnalazione di cose notevoli, rare, poco conosciute, riemerse all’attenzione degli storici. Ecco tutto, per adesso. |