Abbiamo chiesto a Rossella Sannino, docente in un liceo classico milanese e docente a contratto di Didattica del Latino presso l’Università degli Studi di Milano, di valutare la simulazione della seconda prova di maturità per i licei classici, somministrata lo scorso 28 febbraio 2019. Auspichiamo che la discussione possa essere ampia, e servire alle tre parti in gioco nell’operazione – gli studenti che dovranno affrontare la nuova prova; i docenti che devono prepararli alla prova stessa; quanti devono predisporre le prossime simulazioni e la prova definitiva.
Lo scorso 28 febbraio si è svolta la prima simulazione nazionale del secondo scritto di maturità.
Non inatteso il modello, perché il Ministero aveva provveduto a pubblicare un facsimile della nuova prova il 22 dicembre 2018; incertezze e ansie riguardavano il contenuto: traduzione dal greco o dal latino?
I rappresentanti del Ministero, interpellati in proposito in una riunione indetta dall’Ufficio Scolastico Regionale con l’intenzione di chiarire i dubbi sulla nuova maturità, non avevano sciolto il quesito, motivando tale reticenza con la volontà di lasciare , così facendo, un alone di difficoltà coerente con la prova d’esame.
Il testo d’esame è stato trasmesso via web, con piccolo ritardo, forse dovuto all’elevato numero di richieste d’accesso al sito del ministero. Finalmente, alle 8,45 il testo: traduzione dal latino, Tacito (Annales VI, 8), e confronto con il greco, Cassio Dione (58, 11, 1-2 e 12, 3-4).
Come previsto, un’ampia introduzione permetteva di contestualizzare il passo anche agli studenti che ancora non avessero intrapreso lo studio dell’autore latino, il cui passo era corredato da ante-testo e post-testo, nella traduzione di Ezio Cetrangolo, e senza confronto con l’originale.
Dello storico greco si davano due passi, ciascuno con traduzione d’autore accanto al testo originale.
Le richieste: tradurre il testo latino e rispondere a tre quesiti in cui si invitava ad operare confronti fra il testo di Tacito e quello di Cassio Dione. Tempo concesso 6 ore, consentito l’uso dei dizionari latino, greco, italiano.
Le interviste fatte all’indomani della prova – fatta decantare la fatica immediata – consentono di registrare, da parte degli studenti, un giudiziο globalmente positivo su questa tipologia d’esame, perché il confronto fra testi diversi finalizza lo scopo della traduzione, e la “versione” acquista una dimensione pragmatica e non fine a se stessa, in quanto si traduce per comprendere e per svolgere un’indagine interpretativa. È una prova che ingaggia al cimento, che costringe a riflettere e che può dare soddisfazione e senso a tanto studio di lingua e cultura nel percorso liceale.
Prendiamo in esame le tre parti in cui è strutturata la prova.
Prima parte, la traduzione: la comprensione del passo di Tacito era orientata da numerosi indizi seminati nell’introduzione; saperli cogliere richiedeva una capacità di attenta lettura anche del testo in lingua italiana. Nella correzione delle prove si è talora constatato un mancato riconoscimento di questi indizi: ci si interroga se si tratti di una fragilità di attenzione o forse anche di mancanza di fiducia nella significatività del testo.
Il passo latino da tradurre, supportato dunque dagli aiuti su detti, non si presentava molto difficile o astruso. Poco influente è stata la confusione tra Livilla e Drusilla, evitabile invece la mancata segnalazione grafica della conclusione del discorso di Terenzio.
Seconda parte, il confronto con il testo greco: Cassio Dione non è autore frequentato dagli studenti dell’ultimo anno, ma comunque i due passi proposti per il confronto erano corredati dalla elegante traduzione di Alessandro Stroppa. Il confronto reale con questo testo è però oggetto dei quesiti dell’ultima e terza parte.
Terza parte, tre quesiti cui rispondere in forma aperta. Qui è sorta qualche perplessità, anzitutto per la loro non chiarissima formulazione. Di seguito li riporto.
1) Comprensione /interpretazione
Sintetizza brevemente le argomentazioni portate a propria difesa da Marco Terenzio e quella degli anonimi amici di Seiano citati da Cassio Dione, e verifica la corrispondenza (o le differenze) fra l’una e l’altra voce.
Le “voci” in questione sono quelle dei due autori? Perché nel testo greco l’unica voce narrante è quella dello storico, che riporta fatti e valutazioni personali sul dopo Seiano, mentre in Tacito leggiamo la dichiarazione stessa del testimone Terenzio.
2) Analisi linguistica e/o stilistica ai fini dell’interpretazione
Tanto Tacito quanto Cassio Dione utilizzano la caduta di Seiano per trarne delle considerazioni morali e moralistiche, più esplicite nel testo greco, più implicite in quello latino, forse per non appesantire troppo la narrazione. Ne sapresti individuare, nell’uno e nell’altro testo, alcuni termini-spia?
“ Considerazioni morali e moralistiche”: la formulazione del quesito è stata percepita come ridondante, in assenza di miglior distinzione tra ciò che è morale e ciò che è moralistico. I destinatari del quesito sono pur sempre liceali della contemporaneità, con limitata confidenza con la differenza che intercorre tra i due termini. La ricerca di “termini spia” ha generato perplessità: si trattava di individuare parole singole oppure espressioni che fossero rivelatrici del giudizio implicito del narratore? Il chiarimento a voce del docente di turno o l’intuizione dello studente hanno fornito gli adeguati strumenti per dare risposta al quesito.
3) Approfondimento e riflessioni personali
Un termine centrale dell’argomentazione di Terenzio è obsequium. Per Cicerone (Laelius 88-89) obsequium è il rispetto reciproco che lega superiore e inferiore in una scala gerarchica o due amici di pari grado in un rapporto privato. L’obsequium non deve degenerare e diventare eccessivo, perché l’eccesso impedisce di agire positivamente l’uno sull’altro, segnalando limiti e difetti di ciascuno. Proprio la degenerazione dell’obsequium in adulatio (all’origine, le manifestazioni d’affetto dei cani e degli altri animali da compagnia) è invece, per Tacito, fra le cause della decadenza morale del principato, e quindi anche di quella politica. Ricordi altri passi di quest’autore che vadano in questa direzione, oppure di autori di età imperiale in qualche misura accostabili all’idea?
Termine centrale dell’argomentazione di Terenzio disponibile nel testo in latino non è obsequium. È già stato segnalato da Franca Gusmini, sulle pagine del Corriere, l’ errore nella formulazione del quesito: di obsequium si parla nella porzione di testo fornita in traduzione, difficile quindi da riconoscere senza testo latino a fronte; il suo significato poi, in questo contesto, è quello di obbedienza, ovvero dell’unica forma di gloria possibile per chi voleva mantenere fede al proprio dovere nell’amministrazione dello Stato. Molto apprezzata invece la possibilità di un excursus presso altri autori.
La valutazione: assegnata in 20esimi, solo 4 punti su 20 sono destinati alla valutazione dei quesiti. Sembrava fosse questo uno svilimento dell’impegno profuso per risolverli, ma dopo le prime correzioni gli insegnanti pensano che siano equi: tra incertezza dei quesiti e approssimazione delle risposte, non è ancora arrivato il momento per rendere questo aspetto troppo rilevante nella valutazione globale.
In conclusione:
Promossa la tipologia d’esame, ma si chiede una maggior attenzione nella formulazione dei quesiti. Rispetto alle indicazioni fornite nel documento di dicembre, ci si aspettava una certa attenzione al codice letterario e alle sue finalità espressive.
Resta unanime oggetto di critica la scelta di proporre la nuova formula d’esame ad anno scolastico iniziato e avanzato: manca il tempo di una preparazione mirata, i propositi didattici di inizio anno ne vengono sconvolti, ci si deve affidare all’inventiva dei docenti, nonché alla loro capacità di improvvisare e di metter a disposizione tempo non retribuito per sanare l’assenza di indicazioni mirate da parte del Miur.
Ben vengano le indicazioni ministeriali per i criteri di valutazione, peccato che siano generiche e formulate in un linguaggio assai criptico (si veda alla voce “obiettivi della prova” nel “Quadro di riferimento per la redazione e lo svolgimento della seconda prova dell’esame di Stato”). Per far fronte a questa nuova incombenza le scuole si sono organizzate in consulte urbane, territoriali, regionali … ritagliando il tempo per gli incontri in spazi non previsti e, a quanto pare, non retribuiti.
Molte le questioni aperte che sono messe in moto da questa prova di esame, in primis lo svecchiamento della didattica delle lingue classiche ; ma vi è anche un aspetto organizzativo, che non potrà ignorare il coordinamento mirato degli insegnamenti di latino e greco.
© Rossella Sannino, 2019

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