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Difficile definizione del "genere"
Il doppio titolo di questa raccolta antologica - generi e forme - è espressione da una parte dell'intrinseca difficoltà nel definire il "genere letterario" in quanto tale, dall'altra però anche della volontà di non intendere questo termine in senso normativo, come è stato considerato ad esempio nella "Gattungspoetik" del Sei- e del Settecento. I "generi letterari", in quanto tali, non esistono, nel senso che non corrispondono a nessuna realtà empirica e non costituiscono nemmeno entità stabili e ben definite, con proprie categorie essenziali e invariabili.
Anche dal punto di vista concettuale, il termine "genere letterario" è ambiguo e trae in inganno, in quanto suggerisce l'idea di una rigida classificazione tassonomica per specie, genere e famiglia, quale invece non è assolutamente presente nel caso dei generi letterari. Il termine "genere" viene utilizzato qui infatti tanto per definire i nodi più alti di una ipotetica tassonomia, vale a dire per quelli che Goethe ha chiamato i "generi naturali" della letteratura, ovvero "poesia lirica", "prosa" e "teatro", tanto per quei nodi immediatamente inferiori, quali ad esempio "romanzo", "racconto", "commedia", "tragedia" ecc., oppure ancora per le determinazioni ulteriori quali "romanzo di formazione", "romanzo d'evoluzione", "dramma borghese", "dramma storico, "dramma documentario" ecc. Vengono definiti "generi" inoltre anche degli insiemi più vasti, che sembrano essere addirittura al di sopra dei tre "generi naturali", in quanto sono definiti ad esempio dai gruppi a cui si rivolgono o dal loro contenuto specifico: si pensi ad esempio alla "letteratura per l'infanzia", alla "letteratura giovanile" (Kinderliteratur, Jugendliteratur) oppure alla "Frauenliteratur", oppure ancora alla "Letteratura dell'esilio" (Exilliteratur) ecc.
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La doppia storicità del "genere letterario"
Si può affermare, quindi, che il "genere letterario" rappresenta una costruzione concettuale astratta, attraverso la quale si cerca di cogliere alcune caratteristiche comuni e quindi un'unità all'interno di una molteplicità di fenomeni simili per forma o contenuto. In alcuni casi questa categoria astratta si sviluppa più o meno contemporaneamente al fenomeno o alla serie di fenomeni che intende definire - come ad esempio nel caso del "dramma borghese" - e può avere quindi un carattere programmatico, molto più spesso essa rappresenta tuttavia una costruzione a posteriori da parte della critica, come ad esempio nel caso del "Bildungsroman" ma anche dell'"autobiografia".
Questa natura astratta e per così dire "costruita" del "genere letterario" ne implica necessariamente anche il carattere storico. Poiché il "genere" non è infatti una realtà o un'essenza naturale eterna, bensì il prodotto di un'operazione concettuale, esso risulta storicamente determinato in almeno due sensi. Storicamente determinata è innanzitutto la definizione stessa del genere, che non a caso nasce in una certa epoca ben determinata, quando l'evoluzione della società, della cultura o della religione consentono o impongono di fissare l'attenzione su determinati fenomeni o su determinate caratteristiche di un certo numero di opere letterarie. Storicamente determinato è però anche l'oggetto stesso della definizione del genere, vale a dire quell'insieme più o meno omogeneo di fenomeni che vengono raccolti sotto di essa. Queste due determinazioni storiche possono coincidere, come nel caso del "dramma borghese" e, almeno in parte, anche del "Bildungsroman", mentre in altri casi il riconoscimento e quindi la definizione del "genere" può essere anche di molto posteriore al presentarsi del fenomeno da essa indicato (esempio)??
Questa natura profondamente storica dei "generi letterari" viene inoltre accresciuta dal fatto che anche il significato degli stessi "generi" muta e si evolve con il tempo. Esistono infatti innanzitutto dei generi per così dire "morti" o conclusi, che riguardano cioè determinate opere prodotte in un ben preciso arco temporale, come ad esempio il "dramma barocco" o il "dramma borghese", che possono tutt'al più aver conosciuto delle riprese con il valore di una semplice citazione storica. Vicino a questi esistono però anche altri "generi" che coprono produzioni appartenenti a un lungo arco di tempo e che giungono spesso fino al presente. Anche nel caso in cui le caratteristiche riconosciute come tipiche del genere restino relativamente stabili, il significato del genere muta con il mutare del "sistema letterario", vale a dire in relazione all'apparire o allo scomparire di altri generi o al mutare dei contesti storici, sociali e culturali. È evidente, ad esempio, che il fatto di scrivere una poesia in forma di sonetto all'epoca di Opitz o dopo la seconda guerra mondiale, tanto per prendere due momenti estremi, ha significati assolutamente diversi. Anche il fatto di scrivere una tragedia di stampo classico nella prima o nella seconda metà del Settecento, prima o dopo la comparsa del nuovo genere che è il "dramma borghese", riveste un significato e un valore differenti.
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Le definizioni differenziali del "genere letterario", i generi misti e l'appartenenza plurima
I "generi letterari" non hanno inoltre solo definizioni e contenuti che mutano con il mutare delle condizioni storiche e in particolare con il mutare del "sistema letterario", ma si definiscono spesso, anche se non sempre, per analogia o per differenza rispetto ad altri generi. Il "Bildungsroman" (romanzo di formazione) si differenzia ad esempio dall'"Entwicklungsroman" (romanzo d'evoluzione) e dall'"Erziehungsroman" (romanzo d'educazione), assumendo però anche molte caratteristiche del "romanzo psicologico" o del "romanzo antropologico" e correndo spesso parallelo al "Künstlerroman" (romanzo dell'artista). Il "dramma borghese", invece, si avvicina molto e almeno in parte deve anche molto alla "tragicommedia", al "dramma commovente" ("rührendes Trauerspiel) o al "commedia lacrimevole" ("comédie larmoyante"), senza che sia sempre possibile distinguere nettamente tra i vari generi. Ma anche un genere apparentemente facile da definire come l'"autobiografia" deve differenziarsi dalla "biografia", dalle "memorie", dal "diario", dal "saggio" ecc. In questo modo, però, la definizione di una genere diventa per così dire ricorsiva, poiché implica necessariamente anche la definizione di altri generi più o meno vicini, più o meno imparentati e a loro volta bisognosi di una definizione.
Si deve aggiungere a tutto questo anche l'esistenza di "generi misti", come ad esempio la "tragicommedia", il "dramma epico", la "poesia lirica in prosa" ecc., nonché il fatto che un'opera può appartenere contemporaneamente a più generi, come nel caso di un "romanzo psicologico" che può essere allo stesso tempo e senza contraddizione anche un "romanzo autobiografico" e un "romanzo antropologico". Almeno una parte significativa dei "drammi barocchi" rientra inoltre nel novero dei "drammi martiriologici" ("Märtyrerdrama).
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Caratteristiche formale e di contenuto
Le caratteristiche che servono a definire i vari generi letterari possono essere talvolta formali, talvolta contenutistiche, più spesso però sono sia formali che contenutistiche. Nel caso della poesia, potrebbe sembrare che prevalgano le caratteristiche formali, poiché un sonetto è tale quando rispetta una certa forma, un certo numero di versi in un determinato ordine ecc. Ciò è vero però solo in parte per l'ode, ma non lo è già più per l'elegia, poiché essa può indicare da una parte un certo metro, dall'altra però anche un determinato contenuto. Per la definizione della ballata, della "Romanze", del "Lied" o dell'"inno" valgono invece criteri sia formali che di contenuto. Per quanto riguarda invece ad esempio il "romanzo storico", il "romanzo picaresco" o il "romanzo di formazione", sembrerebbero valere solo caratteristiche del contenuto, ma in realtà anche in questo caso sono indispensabili importanti caratteristiche formali per definire il genere. Per un altro genere più moderno, infine, vale a dire per il radiodramma, è soprattutto il medium di cui esso si serve a costituire l'elemento fondante del genere. Ciò non esclude, tuttavia, che anche in questo caso la particolarità del medium non influenzi anche sia i contenuti che la forma del genere.
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La "forma letteraria"
Tutte questi problemi nella definizione esatta dei "generi letterari" ci hanno spinto ad utilizzare questa categoria in un senso non dogmatico e tantomeno prescrittivo, associandola ad un altro termine ancora più indeterminato quale quello di "forma", con cui non si intendono tuttavia assolutamente gli aspetti formali dell'opera letteraria in opposizione a quelli contenutistici. Il concetto di "forma letteraria" sta qui piuttosto ad indicare la realizzazione di un determinato rapporto tra forma e contenuto letterari, quale è venuta cristalizzandosi in una certa momento storico, per venir poi riconosciuta come tale e fungere quindi da modello per altre opere.
Per quanto riguarda i concetti elencati nella presente antologia, è dunque sostanzialmente indifferente se si tratti di "generi letterari" in senso stretto, o non piuttosto di "forme letterarie". Non è facile stabilire, ad esempio, se il "dramma barocco" costituisca veramente un "genere", come ad esempio la "novella" o l'"aforisma", o se non rappresenti piuttosto solo una determinata "forma" particolare realizzata dal teatro tedesco nella seconda metà del Seicento. Quello che importa maggiormente è il fatto che queste "forme letterarie" abbiano una loro identità riconoscibile e quindi anche una loro "tradizione", vale a dire che facciano parte di quei concetti riconosciuti e studiati dalla critica letteraria.
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Il potenziale euristico dei "generi" o delle "forme"
Si potrebbe affermare dunque, in altre parole, con un ragionamento solo in apparenza tautologico, che un "genere" o una "forma letteraria" non sono altro che ciò che è stato storicamente riconosciuto dalla critica come tale. Proprio in questo riconoscimento consiste infatti anche il significato di questi "generi" o "forme". Il fatto che una certa opera appartenga ad un determinato "genere letterario" non è un aspetto secondario ed estrinseco all'opera stessa e al suo significato. Quando un autore decide di scrivere un sonetto, oppure un inno, una ballata, un romanzo storico, una novella, un "Volksstück" o un "atto unico", si pone automaticamente in una certa tradizione, indipendentemente dal fatto che la voglia confermare, allargare o magari anche negare.
L'appartenenza di un'opera ad un certo "genere" o "forma letteraria" è dunque una parte importante del suo significato. In linea di principio, ogni opera letteraria rappresenta infatti un confronto diretto con tutte le opere letterarie appartenenti allo stesso genere. Ciò è evidente quando è l'autore stesso a decidere di inserire la sua opera in un certo genere già riconosciuto e affermato. Anche quando però questo non sia il caso, perché l'opera rappresenta la prima di questo genere o perché il genere non si è ancora affermato, l'inserimento o l'attribuzione dell'opera nel processo di ricezione della stessa ad un determinato genere ne condiziona fortemente il significato. Quando oggi, ad esempio, inseriamo un romanzo moderno nel solco della tradizione del "Bildungsroman" oppure del "romanzo picaresco", formuliamo in questo modo una pesante interpretazione sulla forma e sul contenuto di questa opera.
In questo senso, allora, i "generi" non hanno più un valore prescrittivo, ma rappresentano invece dei fondamentali strumenti euristici e interpretativi. Attraverso l'attribuzione di un'opera ad un determinato genere letterario si riconosce, per così dire, anche il carattere intertestuale che è propria di ogni testo letterario. Un testo letterario non rappresenta infatti mai una copia e nemmeno un riflesso immediato di una certa realtà, sia essa esterna oppure interiore, poiché questa realtà viene necessariamente mediata e per così dire filtrata attraverso determinate forme letterarie preesistenti e convenzionali, vale a dire attraverso il modo in cui altri testi hanno già rappresentato la realtà. Il riconoscimento di queste forme o "filtri" costituisce dunque anche uno dei mezzi per tener conto del carattere "artificiale" ovvero della letterarietà di ogni prodotto letterario.
E' evidente che questi "generi" o "forme" non sono delle entità stabili, bensì dei prodotti di interpretazione che servono a loro volta a interpretare. Ogni nuova opera cambia il "genere" dall'interno, così come ogni mutamento del "campo" o del "sistema" letterario cambia il significato e il valore del genere. La classificazione di un'opera sotto un determinato genere deve perciò tener conto del significato che attribuiamo noi a questo genere, ma anche di quello che poteva esser il significato attribuito ad esso al momento della creazione dell'opera.
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