Sentiero Glaciologico Antonio Stoppani e Ardito Desio al Ghiacciaio dei Forni


Il sentiero glaciologico “A. Stoppani – A. Desio” rappresenta un’occasione unica per turisti, escursionisti e amanti della montagna per viaggiare nel tempo e osservare dove arrivava il Ghiacciaio dei Forni, negli ultimi due secoli.

Attraverso un itinerario di rara bellezza si possono ammirare paesaggi unici e dinamici e una biodiversità di grande impatto. Percorrendo questo itinerario si può comprendere appieno il delicato e unico equilibrio che esiste tra un ghiacciaio e il clima locale e globale e come anche piccole perturbazioni climatiche possano causare variazioni dimensionali del ghiacciaio (e della sua fronte) di enorme portata.

Lungo il percorso si possono anche osservare strumenti e centraline di monitoraggio che rivelano come questa valle sia un vero e proprio laboratorio a cielo aperto per lo studio del climate change e dei suoi impatti ambientali.

I numeri indicati in parentesi nella descrizione globale qui riportata, indicano gli stop che troverete lungo il sentiero e segnalati da targhette su roccia e/o su paletti che riportano il numero del punto di osservazione, l’anno in cui il ghiacciaio raggiungeva la posizione della targhetta, e dei QR code da inquadrare con i vostri e-device per accedere a materiale multimediale (testi, foto, filmati) che vi permetteranno di approfondire le vostre conoscenze su specifici aspetti osservabili ai singoli stop.

Il sentiero glaciologico “A. Stoppani – A. Desio” si snoda lungo la Valle dei Forni fin quasi alla fronte attuale del ghiacciaio. L’itinerario percorre inizialmente il versante destro idrografico (ovvero a destra dell’escursionista che guarda le acque fluire con le spalle rivolte alla sorgente e il viso verso il fondovalle) della valle partendo dal parcheggio basso del Rifugio dei Forni, dove il ghiacciaio arrivava nel 1859 con la sua massima espansione della Piccola Età Glaciale (1).

Dal parcheggio si continua lungo la sterrata in piano, dalla quale si può osservare la posizione della fronte nel 1873 e poco più a monte del 1810 (2) (la sequenza cronologica delle date che non sono in successione regolare indica la complessità delle fasi di avanzata e di ritiro del ghiacciaio nell’Ottocento).

La sterrata prosegue salendo sulla destra idrografica, fino allo spiazzo dal quale è possibile osservare la chiusa dei Forni che sbarra il torrente Frodolfo per l’utilizzo delle acque a scopo idroelettrico (attraverso la fitta rete di condotte che le porta sino agli impianti di Cancano e San Giacomo) e la posizione della fronte nel 1885 (3).

Si continua sempre lungo la sterrata, si supera una stazione meteorologica e si prosegue, fino ad incontrare sulla destra la deviazione verso l’itinerario invernale per il Rifugio Branca (la sterrata principale costituisce l’itinerario estivo). Si supera su un ponticello il Torrente Cedech, appena prima della confluenza nel Frodolfo. Sul ponte è ben visibile la strumentazione PNS Idrostelvio per il monitoraggio delle acque del Parco. Una ben conservata morena latero-frontale, completamente colonizzata dalla vegetazione arbustiva, costeggia la sponda del torrente e testimonia la posizione della fronte del ghiacciaio nel 1903, che quasi coincide con quella del 1830 (4).

Continuando praticamente in piano si incontra la morena frontale del 1926, segnalata da Ardito Desio (5) e successivamente la posizione della fronte nel 1937 (6). La sterrata in lieve salita porta al ponte in legno che permette di superare il Torrente Frodolfo, anche su questo ponte è ben visibile la strumentazione PNS Idrostelvio per il monitoraggio delle acque del Parco (6a). Subito dopo il ponte si raggiunge la posizione della fronte nel 1954 (7).

Poco oltre, il sentiero sale ripidamente con tornanti. Sul fondo della valle principale, al di sotto del salto di rocce levigate che lo interrompe, si possono osservare le ben conservate morene latero-frontali che testimoniano la breve avanzata del ghiacciaio del 1970-1985 (8).

A circa metà del salto roccioso si può osservare anche la posizione della fronte del ghiacciaio nel 1964, prima dell’avanzata appena citata. Si prosegue con ripidi tornanti sul versante sinistro idrografico fino a circa 2400 m di altezza, dove nel detrito morenico è stato ritrovato un tronco di pino (Pinus cembra L.) sepolto da oltre 4000 anni (9 e 9a). A sinistra salendo, si osservano sulle placche rocciose levigate dall’erosione del ghiacciaio, caratteristiche strisce dai colori marrone, giallo e rossastro, derivanti dall’alterazione dei minerali ferrosi contenuti nelle rocce metamorfiche. Si supera verso sinistra il torrente su di un ponticello, si prosegue seguendo il ripido sentiero dove alcune placche rocciose, che ospitano anche delle caratteristiche cavità create dall’erosione delle acque subglaciali (“Marmitte dei Giganti”), richiedono attenzione nella percorrenza, soprattutto dopo eventi di pioggia che le rendono molto scivolose.

Giunti sulla sommità del dosso, il sentiero scende ripidamente fra placche lisciate e detriti sparsi, fino ad arrivare al di sopra del salto roccioso, ben visibile dal punto 8, dove la fronte si arrestava nel 1995 (10), durante il rapido ritiro seguito all’avanzata 1970-1985. Si supera su un ponte sospeso un ramo secondario del torrente glaciale, spesso in secca, e sulla destra si prende il sentierino evidenziato da ometti, che attraversa tutta la piana proglaciale (sandur), caratterizzata da vegetazione pioniera erbacea e arbustiva in rapida risalita (10a).

Si incontra un masso roccioso con segnali in vernice rossa posti dal Servizio Glaciologico Lombardo che indica la posizione della fronte glaciale nel 2010 (11), si prosegue fino ad arrivare alla posizione della fronte nel 2016 (12) e nel 2023 (13). Qui termina il Sentiero Glaciologico Stoppani-Desio. Dal punto 13 è ben visibile la lingua glaciale attuale e la sua superficie abbondantemente coperta di detrito, sparso in sinistra idrografica dove prevalgono anche crolli e collassi diffusi, e organizzato a formare una morena mediana o galleggiante in destra idrografica. La lingua è oggetto di monitoraggio ambientale dal 2010 da parte del gruppo di ricerca di Glacio-Ecologia della Statale di Milano e spesso sono presenti alla sua superficie strumenti per lo studio degli ecosistemi montani (13a). Sulla lingua sono anche sempre più frequenti i ritrovamenti di reperti risalenti alla Prima Guerra Mondiale (frammenti di bomba, munizioni, filo spinato, …), che per motivi di sicurezza dei visitatori non devono assolutamente essere raccolti. Questi reperti sono caduti dentro crepacci oltre un secolo fa e riemergono oggi a seguito dell’intensa fusione che ha assottigliato lo spessore del ghiacciaio di 80-100 metri. Gli studi sugli aspetti storici in questo settore del Parco sono di grande rilevanza e interesse (13b). Dal punto 13 è anche visibile, osservando con molta attenzione, la stazione meteorologica automatica permanente (Automatic Weather Station o AWS), posizionata sul settore superiore della lingua del ghiacciaio dall’Università degli Studi di Milano nel 2005 in collaborazione con diversi enti e associazioni locali e nazionali, e da allora ininterrottamente funzionante per rilevare dati e informazioni sul microclima glaciale e sui flussi energetici alla superficie che determinano la fusione del ghiaccio (13c).

Fig. 1: L’evoluzione del Ghiacciaio dei Forni (Alta Valtellina, Lombardia) grazie al confronto di quattro fotografie.

In alto a sinistra: Foto V. Sella 1890. In alto a destra: Foto Archivio Casati, 1929. In basso a sinistra: Foto A. Desio, 1947. In basso a destra: Foto C. Smiraglia, 2019.

INFORMAZIONI PER LA DISCESA

Dalla fronte del Ghiacciaio dei Forni (punto 13) il ritorno al Rifugio dei Forni può essere effettuato:

1) lungo lo stesso itinerario utilizzato per la salita

2) attraversando il secondo ponte sospeso (chiamato anche ponte tibetano), ovvero attraversando il ponticello sospeso che permette di superare il torrente scaricatore glaciale nel punto a valle del sandur dove si inforra. Questo ponticello non era stato incontrato e superato nel percorso di salita, e rappresenta un’occasione per osservare dall’alto un torrente glaciale in piena nel periodo ablativo. Da qui in discesa si superano con attenzione alcune placche rocciose levigate dal ghiacciaio e si prosegue quasi in piano, percorrendo il versante interno dell’imponente morena destra idrografica (fare attenzione ai cartelli che indicano possibili cadute di massi). Da qui si può proseguire verso il Rifugio Branca (2493 m) per raggiungere successivamente il Rifugio dei Forni lungo una strada diversa, una facile sterrata in discesa.

CARATTERISTICHE DEL SENTIERO GLACIOLOGICO

Tab. 1. Le caratteristiche principali del sentiero glaciologico

CaratteristicheValori
Lunghezza percorsocirca 8 km a/r  
Tempo di percorrenzacirca 2h per la sola andata (non considerando soste personali)
Dislivello+700 m
DifficoltàE fino al punto (stop) 7, quindi EE

Il Sentiero Stoppani Desio al Ghiacciaio dei Forni è un percorso in ambiente naturale di alta quota e va affrontato debitamente attrezzati, consapevoli delle proprie condizioni e dei propri limiti fisici, prestando attenzione alle condizioni meteorologiche del giorno dell’escursione e prestando attenzione a bollettini e indicazioni di eventuale allerta forniti degli enti preposti nei giorni precedenti all’uscita.

Gli escursionisti se lo desiderano potranno essere accompagnati da guide alpine o accompagnatori di media montagna, in quest’ultimo caso organizzandosi autonomamente e facendo riferimento alle associazioni di guide e accompagnatori consorziate con il territorio e al loro tariffario.

A CHI È DEDICATO

Antonio Stoppani (Lecco, 1824 – Milano, 1891): scienziato e patriota, l’abate Antonio Stoppani è una figura chiave nella storia della geologia moderna. Con una carriera brillante, ha insegnato geologia presso l’Università di Pavia e in altre importanti istituzioni, diventando anche presidente della Sezione di Milano del Club Alpino Italiano. La sua passione per la natura lo ha portato a dirigere il Museo Civico di Storia Naturale di Milano, dove ha ispirato molti con la bellezza e la complessità del mondo naturale. Autore di numerosi volumi, Stoppani ha esplorato temi affascinanti come la paleontologia e la vulcanologia, lasciando un segno indelebile nello studio della geologia delle Alpi. La sua opera più celebre, “Il Bel Paese”, descrive il Ghiacciaio del Forno durante il suo regresso, un argomento di grande attualità oggi, quando i ghiacciai sono in continua trasformazione. Stoppani è un esempio di come la scienza possa avvicinarci alla natura e stimolare la curiosità.

Ardito Desio (Palmanova, 1897 – Roma, 2001): scienziato ed esploratore, Ardito Desio è stata una delle figure scientifiche più influenti del Novecento, conosciuto a livello internazionale. Laureato in Scienze Naturali all’Università di Firenze, ha fondato e diretto l’Istituto di Geologia dell’Università di Milano. La sua passione per l’avventura lo ha portato a organizzare missioni scientifiche in luoghi remoti del Pianeta, dove ha svolto ricerche su geologia, paleontologia e glaciologia. Desio è famoso per aver guidato la storica spedizione del 1954 che ha conquistato la vetta del K2, la seconda montagna più alta del mondo. È stato presidente del Comitato Glaciologico Italiano, ha pubblicato centinaia di articoli e volumi, contribuendo enormemente alla comprensione dei ghiacciai, incluso quello dei Forni, di cui ha studiato le variazioni dal XIX secolo. La sua vita è una testimonianza di come la curiosità e il coraggio possano portare a scoperte straordinarie.

Stop #1 – 1859: Quando il ghiacciaio regnava sovrano

Massima espansione della Piccola Età Glaciale: immagina un fiume di ghiaccio che arrivava fin qui.

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Il ghiacciaio nel XIX secolo, come osservò Antonio Stoppani, avanza e si ritira: una danza che in pochi decenni costruisce morene ed erode le rocce. 

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Qui si trovava la fronte del ghiacciaio nel 1885 dopo l’arretramento successivo alla massima espansione della Piccola Età Glaciale. Oggi, quasi nella stessa posizione, troviamo la chiusa dei Forni per la produzione di energia idroelettrica.

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Il ghiacciaio si arresta in una posizione molto simile in due secoli diversi, lasciando una ben evidente morena.

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Negli Anni Venti del XX secolo il ghiacciaio in avanzata costruisce una evidente morena descritta da Ardito Desio: una testimonianza geologica e storica.

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Pochi anni prima del secondo conflitto mondiale, il ghiacciaio è ancora in arretramento, come segnalato da Ardito Desio

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Grazie alla rete di monitoraggio Idrostelvio, scienza, natura e produzione di energia sono in costante dialogo.

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Mentre la spedizione italiana guidata da Ardito Desio conquista il K2, la seconda vetta del mondo, il ghiacciaio prosegue il suo ritiro.

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Una breve avanzata, un’illusione di ritorno a un passato glorioso, testimoniata da un’evidente morena sul fondovalle.

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ll tronco di un albero riemerge dopo 4000 anni: testimone silenzioso dei mutamenti del clima.

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Dove acqua e ghiaccio insieme hanno modellato le rocce creando un paesaggio suggestivo.

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Il secolo finisce, il ghiacciaio arretra ancora, rifugiandosi sul ciglio della parete rocciosa.

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Sandur proglaciale: un nuovo paesaggio nasce dove il ghiacciaio non c’è più.

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Solo pochi anni fa, il ghiacciaio arrivava qui vicino, come è testimoniato dai segnali posti su un masso dagli operatori glaciologici.

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Il ritiro del ghiacciaio diventa evidente e accelera: il cambiamento climatico è adesso.

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Questa è la fronte del 2023. Quale sarà il suo futuro?

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A prima vista, i ghiacciai possono sembrare distese di ghiaccio desolate e prive di vita. In realtà, sono ecosistemi ricchi, complessi e sorprendentemente vivi.

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Le tracce della Prima Guerra Mondiale emergono dal ghiacciaio. La montagna conserva tutto e lo restituisce.

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Dal 2005 misura i più importanti parametri meteorologici e glaciologici: temperatura, pressione, precipitazioni, vento, fusione. Tutto ciò dà voce al ghiacciaio e ne traccia lo “stato di salute”.

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Guglielmina Diolaiuti e Antonella Senese

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