Year: 2026

  • DAL LATINO AL PALCOSCENICO

    DAL LATINO AL PALCOSCENICO

    A pochi giorni di distanza dalla rivelazione di essere affetta da male incurabile e ormai dilagante, giunge la notizia della scomparsa di Felicity Lott, celebre soprano inglese.

    Perché ricordarla qui, al di là del dolore comunque giustificato per la perdita? Con stile tipicamente britannico, la Lott (anche fisicamente, quintessenza di certo humor molto British) non aveva studiato solo canto; prima di intraprendere la carriera da professionista aveva infatti frequentato, al mitico college chiamato Royal Holloway, corsi di latino e francese. Di quella educazione nella sua carriera si scorgevano le tracce: fedele al motto del college, “Esse quam videri”, la Lott era antidiva per eccellenza, ma interprete che lasciava sempre una traccia di sé. Pur non dotata di voce particolarmente penetrante, né bella, aveva saputo imporsi con l’intelligenza dell’interpretazione e la finezza della recitazione.

    In Italia si è vista poco; alla Scala, a parte un certo numero di concerti, una sola serie di rappresentazioni, “Arabella” di Richard Strauss, nel lontano 1992, sotto la direzione di Wolfgang Sawallisch (un altro musicista che molto ci manca).

    Qui vorremmo ricordarla in uno spettacolo fortunato, andato in scena a Parigi nel 2004. La Lott, non più giovanissima, interpreta “La grand-duchesse di Gerolstein” di Jacques Offenbach, sotto la guida di Mark Minkowski (direttore) e Laurent Pelly (regista). E’ la parodia del militarismo di Napoleone III, trasportata da Pelly e dalla Lott ai tempi della I guerra mondiale, in chiave di impero britannico al tramonto.

    Quattro anni prima, nel 2000, il medesimo team aveva messo in scena “La belle Hélène”, anch’essa di Offenbach, atroce presa in giro dei tour pseudoculturali verso la terra d’Ellade. Il video è in vendita come DVD, e disponibile su youtube.

  • AUREA RENASCITUR AETAS

    AUREA RENASCITUR AETAS

    Il giorno 9 aprile 2026, nell’ambito delle celebrazioni intitolate “VI Giornata Mondiale della Lingua e Cultura Latina”, indette dall’Associazione Italiana di Cultura Classica (AICC) in collaborazione con le cattedre di Latino dell’Università degli Studi di Milano, si è tenuta un incontro dedicato alle egloghe di Calpurnio Siculo. Per tradizione, le giornate sono organizzate in relazione a una parola chiave della cultura antica, che in questa occasione era pax. Proprio per questo, agli organizzatori della giornata è parso giusto dedicare l’incontro al mondo bucolico, tradizionalmente avvertito come una sorta di rifugio (sebbene spesso più ideale che reale) di chi vuole trovare conforto alle vicissitudini della vita, siano esse rese tormentose dalle inquietudini personali di chi cerca riposo, oppure dall’evolversi di vicende storiche che non possono essere pienamente controllate. Nostra idea (il plurale comprende, in rigoroso ordine alfabetico, Massimo Gioseffi, Paola Francesca Moretti, Nicola Pace e Amedeo Alessandro Raschieri) è stata anche quella di affidare la discussione, come già altre volte in passato, a un gruppo di giovani studenti, per i quali è però anche giusto già usare il termine studiosi, come hanno dimostrato. La scelta è caduta, quasi naturalmente, su un gruppo di quattro amici ventenni, che nei mesi scorsi si erano dedicati, per propria scelta e per proprio personale interesse, alla lettura integrale delle sette egloghe di Calpurnio. Abbiamo quindi chiesto loro di rendere conto, a favore di tutti, della loro lettura. I quattro sono, questa volta in rigoroso ordine di apparizione, Massimiliano Cecchi (che si occupa dell’opera di Calpurnio in generale, con particolare riferimento alla relazione con il modello virgiliano); Guglielmo Bissacco (che parla delle egloghe più propriamente ‘bucoliche’ del liber, ossia le egloghe II, III, V e VI); Pietro de Luzenberger Milnernsheim (cui si deve un’introduzione alle egloghe più prettamente ‘politiche’ di Calpurnio, in particolare la I e la IV); e ultimo, ma solo per ordine di presentazione, Gabriele Fossati (al quale si devono l’introduzione all’egloga VII e le considerazioni finali).

    I quattro interventi, per ragioni di ‘peso’ dei file, e forse anche per facilitarne una più facile fruizione, sono stati suddivisi fra i diversi relatori, e si succedono tutti e quattro. Buona visione a tutti!

  • TACITO IN CABINA ELETTORALE

    TACITO IN CABINA ELETTORALE

    Approfittando dell’Intelligenza Artificiale (nel caso, il chatbot “ChatTacitus” di ChatGPT 5.2), abbiamo chiesto di far parlare Tacito sugli ultimi avvenimenti della politica contemporanea. Il Chatbox ci ha risposto, in perfetto latino – salvo alcune licenze nel rendere delle espressioni del linguaggio politico moderno (‘potestas exsecutiva’, ad esempio) – e, se non proprio sempre in un esatto stile tacitiano, comunque sempre con un numero sufficiente di sententiae pungenti, tale da rendere riconoscibile un certo colore che richiami lo stile originale. Anche le idee di fondo, che vedono, ovviamente, in ogni eccessiva reductio ad unum il male assoluto della democrazia, comunque la si intenda, e nei processi troppo personalizzati e intra cubicula principis la rovina di ogni separazione dei poteri, mi sembrano nel complesso idee che Tacito avrebbe quasi certamente approvato.

    L’esercizio può sembrare ozioso, e forse anche partigiano. In fondo, lo è. La possibilità di chattare su temi contemporanei e molto vicini a noi e ai nostri studenti, anche al loro vissuto personale, è però una delle possibilità che l’intelligenza artificiale ci offre. Un chatbot è, lo ricordo, un software progettato per simulare una conversazione con un  essere umano. Suo obiettivo primario è fornire risposte automatiche, che possano sembrare umane, utilizzando sistemi di elaborazione del linguaggio naturale, per analizzare le curiosità degli utenti e soddisfarle. Esistono diversi chatbot che, in grado di attingere agli opera omnia dei diversi autori, latini e non (nel caso, appunto, Tacito), permettono così di iniziare una ‘conversazione’ con l’autore stesso. Naturalmente, è sempre una conversazione fittizia, e questo sarà poi il compito del docente in classe: indirizzare gli studenti verso un esperimento fantasioso e divertente, guidarli successivamente alla sua stessa messa in discussione attraverso l’esercizio della critica e lo studio del pensiero effettivo dell’autore.

    Ecco comunque la risposta data da questo Tacito virtuale a una mia precisa domanda:

    Quid de recentissimis Giorgiae Meloni contentionibus contra iudices sentire debemus?
    De recentissimis contentionibus quas Giorgia Meloni contra iudices intulit, non temere neque praeceps sententia ferenda est; sed, ut mos meus fuit in libris quos de principatu composui, causas et animos expendere oportet. Nam inter magistratus et
    iudices saepe latet certamen, non de iure tantum, sed de potestate. Ubi princeps (vel, ut nunc dicitur, ‘prima ministra’) iudicum consilia palam incusat, duplex periculum oritur: primum, ne iudicia videantur partium studio moveri; deinde, ne ipsa potestas exsecutiva supra leges se putet. Memini quid sub Tiberio et postea sub Nerone acciderit: cum princeps iudicia aut sibi obnoxia facere vellet aut eorum auctoritatem palam minuere, non statim res publica concidit; sed paulatim libertas evanuit, dum singuli aut metu aut favore ducuntur. Iudex qui timet, iam non iudex, sed minister est. Attamen ne iudices quidem supra homines sunt. Ambitio, opinio, favor popularis – haec etiam in foro latent. Si igitur Meloni contendit quosdam iudices fines suos
    excessisse, quaerendum est utrum re vera de legis interpretatione agatur an de studio factionis. In omni civitate bene ordinata, contentio inter potestates non vitium est, sed moderatio. Itaque quid sentiendum? Hoc: salus civitatis in aequali statu consistit. Ubi magistratus et iudices mutuo se observant, ibi libertas spirat; ubi alter alterum vel opprimere vel contemnere conatur, ibi initia servitutis oriuntur. Nos, sive Romani antiqui sive cives hodierni, hoc discere possumus: leges valent non quia scriptae sunt, sed quia etiam potentissimi eis parere consentiunt.

  • ESERCIZI DI COMPRENSIONE CICERONE (De Officiis)

    ESERCIZI DI COMPRENSIONE CICERONE (De Officiis)

    Riprendiamo dopo lungo silenzio le pubblicazioni di “Latinoamilano”, proponendo una serie di esercizi per una possibile prova di comprensione di brani d’autore. Sono esercizi già sperimentati in ambito universitario e perfezionati con l’aiuto di AI, di cui si fornisce sempre anche una testimonianza, con le soluzioni e le argomentazioni che le giustificano. Gli esercizi vengono offerti alla discussione e, nel caso sembri opportuno, al libero usufrutto dei lettori di queste pagine.

    Una premessa necessaria, a questo come agli esercizi che seguiranno. Una prova è sempre il momento finale di un percorso. Per questo, le prove non sono mai trasferibili di peso da un contesto (una classe) a un altro (un’altra classe), perché prevedono, da parte di chi li ha predisposti, la condivisione con la sua utenza (gli studenti della propria classe) di notizie, indicazioni etc., già discusse assieme. Questo va detto perché le risposte ad alcune domande sono di assoluta evidenza a partire dal testo stesso; altre possono essere intuite, anche senza avere condiviso un certo percorso e certe informazioni, semplicemente fondandosi sulla logica (che non è mai cosa cattiva da applicare a un testo: e anche noi, quando leggiamo in lingua straniera, non comprendiamo necessariamente tutto il lessico e tutte le informazioni che ci vengono fornite dall’Autore, ma molte delle cose che ci appaiono nuove le riusciamo a ricostruire comunque, grazie alla comprensione del contesto). E’ possibile però anche che alcune risposte dipendano, qui, dal percorso svolto in classe, che nell’ambito delle letture in “unimi” è spesso volto a riconoscere il valore specifico di determinati termini tecnici, e si appoggia spesso alla lettura di brani che abbiano un interesse e dei riflessi, diciamo così, storici e sociologici, più che genericamente letterari. Ogni prova, dunque, andrà riadatta alle esigenze della propria classe.

    I voti universitari sono in trentesimi; per questo si sono previste 20 domande e quindi 20 punti, più una parte finale traduttiva, dalla quale far dipendere i 10 punti rimanenti. Anche da questo punto di vista, penso che chi vorrà usufruire della prova dovrà riadattarla alle proprie esigenze e alle proprie griglie di valutazione. Quanto si offre è solo, come si diceva, un modello e una proposta, che ognuno può – anzi, deve – rendere più simile ai propri usi.

    Autore: Cicerone
    Opera: De officiis

    Fraudolentae domiciliorum emptiones non nostris tantummodo fiunt temporibus, ut fabula de C. Canio nos docet.

    TESTO

    C. Canius, eques Romanus, nec infacetus et satis litteratus, cum se Syracusas otiandi, ut ipse dicere solebat, non negotiandi causa contulisset, dictitabat se hortulos aliquos emere velle, quo invitare amicos et ubi se oblectare sine interpellatoribus posset. Quod cum percrebuisset, Pythius quidam, qui pecuniam sub usura hominibus offerebat et lucrum sibi hoc modo faciebat, venales quidem se hortos non habere dixit, sed licere uti Canio, si vellet, ut suis, et simul ad cenam hominem in hortos invitavit in posterum diem.

    Cum ille promisisset, tum Pythius, qui esset apud omnes ordines gratiosus, piscatores ad se convocavit et ab iis petivit ut ante suos hortulos postridie piscarentur, dixitque quid eos facere vellet. Ad cenam venit Canius; opulentiore adparato convivio, navium ante oculos multitudo erat, quisque, quod ceperat, adferebat; ante pedes Pythii pisces abiciebantur.

    Tum Canius: «Quid est hoc, Pythi?» inquit. «Tantumne piscium?» Et ille: «Quid mirum?» respondit. «Hoc loco est Syracusis quidquid est piscium; hac villa isti carere non possunt». Incensus Canius cupiditate contendit a Pythio ut venderet. Gravate ille primo. Quid multa? Impetrat. Emit homo cupidus et locuples tanti quanti Pythius voluit, et emit instructos.

    Invitat Canius postridie familiares suos, venit ipse mature, navem nullam videt. Quaerit ex proximo vicino num feriae quaedam piscatorum essent. «Nullae, quod sciam», ille; «sed hic piscari nulli solent. Itaque heri mirabar quid accidisset».

    COMPRENSIONE DEL TESTO

    001 C. Canius multis notum fecit se aliquam domum Syracusis velle emere, quia taedium laborandi eum ceperat
    ☐ Vero  ☐ Falso

    002 C. Canius interpellatores fugit. Interpellatores sunt
    ☐ propinqui et adfines
    ☐ clientes et sodales
    ☐ inquisitores aliique magistratus
    ☐ sollicitatores alienarum rerum

    003 Quo in hac sententia (quo invitare amicos…) significat
    ☐ in quo loco
    ☐ qua de causa
    ☐ qua ratione habita
    ☐ a quo loco

    004 Quod Canius volebat adeo vulgo cognitum erat ut in omnium ore esset
    ☐ Vero  ☐ Falso

    005 Pythius et Canius iam pridem sodales erant
    ☐ Vero  ☐ Falso

    006 Pythius Syracusanus erat
    ☐ negotiator
    ☐ mercator
    ☐ magistratus
    ☐ fenerator

    007 Pythius Canium certiorem facit
    ☐ se parvam et aptam domum habere, quam vendere idcirco nequiret
    ☐ se parvam sed aptam domum habere, quam vendere idcirco vellet
    ☐ se parvam sed aptam domum habere, quam vendere tamen vellet
    ☐ se parvam et aptam domum habere, quam vendere tamen nequiret

    008 Apud omnes ordines gratiosus significat
    ☐ Pythio propter munera eius omnes milites maximam habebant reverentiam
    ☐ Pythius propter munera sua omnes nautas et piscatores sibi adliciebat
    ☐ Pythius propter munera sua ab omnibus Syracusanis colebatur
    ☐ Pythio propter munera eius omnes magistratus Syracusis maximam habebant reverentiam

    009 Canius a Pythio sumptuose excipitur, quo facilius decipiatur
    ☐ Vero  ☐ Falso

    010 Pythius ipse pisces undique emerat
    ☐ Vero  ☐ Falso

    011 Hac villa isti carere non possunt Pythius dicit, et de piscatoribus tantummodo loquitur
    ☐ Vero  ☐ Falso

    012 Gravate significat
    ☐ summa cum ponderatione
    ☐ multo tempore intermisso
    ☐ magno pretio facto
    ☐ multis difficultatibus oblatis

    013 Impetrat significat
    ☐ stipulationem fecit
    ☐ saepius flagitavit
    ☐ iustum pretium pactus est
    ☐ emptionem recusavit

    014 Locuples significat
    ☐ fidei plenus
    ☐ divitiarum plenus
    ☐ stultitiae plenus
    ☐ villarum plenus

    015 Cui verbo instructos  (et emit instructos) refertur?

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    016 Quos invitat Canius ut novam domum inauguret?
    ☐ parentes
    ☐ conscii
    ☐ adfines
    ☐ amici

    017 Mature significat
    ☐ lento pede
    ☐ festinantius
    ☐ iuvenili ardore
    ☐ iusto tempore

    018 Festivis diebus piscari non prohibebatur, sed insolitum erat
    ☐ Vero  ☐ Falso

    019 Per quot dies res hic enarrata producitur?

    …………………………………………………………………………

    020 C. Canius a Cicerone ut simplex animi et nimium candidus describitur
    ☐ Vero  ☐ Falso


    VERSIONE

    ITALICE VERTE

    Stomachabatur Canius, sed quid faceret? Nondum erat lex a C. Aquilio, collega et familiari meo, lata. In qua, cum quaereretur quid esset dolus malus, respondebatur “cum esset aliud simulatum, aliud actum”: et sane optime, ut ab homine perito definiendi. Ergo, et Pythius et multi alii aliud agentes, aliud simulantes, perfidi, improbi et malitiosi hodie recte iudicantur, et nullum eorum factum potest esse utile, cum sit tot vitiis inquinatum. Quod si Aquilii definitio vera est, ex omni vita simulatio dissimulatioque tollenda est, neque ut emat melius neque ut vendat, quicquam simulabit aut dissimulabit vir bonus.

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    Ecco ora la discussione con ChatGPT:

    Controllo domande (con risposte)

    001Falso
    Non parla di domum, ma di hortulos; inoltre non è per “taedium laborandi”, ma otiandi causa.

    002sollicitatores alienarum rerum
    Gli interpellatores sono seccatori, persone che disturbano con richieste.

    003quo in loco
    Il quo ha valore di stato/moto in luogo.

    004Vero
    Quod cum percrebuisset indica proprio che la notizia era diffusissima.

    005Falso
    Non erano sodales; si incontrano perché Pythius approfitta della situazione.

    006Fenerator erat
    Qui pecuniam sub usura hominibus offerebat.

    007se parvam et aptam domum habere, quam vendere tamen nequiret
    Dice di non volerli mettere in vendita (venales quidem se hortos non habere dixit).

    008Pythius propter munera sua ab omnibus Syracusanis colebatur, sine ulla dignitatis vel generis distinctione
    Apud omnes ordines gratiosus = stimato da tutti i ceti sociali.

    009Vero
    Il convito sontuoso è parte dell’inganno.

    010Falso
    I pesci non li raccoglie/non li compra lui direttamente: quisque, quod ceperat, adferebat.

    011Falso
    “Isti” si può riferire anche ai pesci, sui quali propriamente verteva fino a quel momento il discorso.

    012multis difficultatibus oblatis
    Gravate = con riluttanza, facendo resistenza.

    013stipulationem fecit
    Impetrat = ottiene ciò che chiede.

    014divitiarum plenus

    015
    Instructos si riferisce a hortos/hortulos (completi di tutto, arredati, attrezzati).

    016amici
    Invitat Canius postridie familiares suos.

    017festinantius
    Mature = di buon’ora, presto.

    018Vero
    Non era vietato, ma non era consuetudine.

    019
    👉 Almeno tre giorni

    • giorno 1: incontro fra Pythius e Canius (in posterum diem)
    • giorno 2: cena nei giardini di Pythius (postridie)
    • giorno 3: Canius invita gli amici e scopre l’inganno (postridie)

    020Falso
    Cicerone lo definisce cupidus et locuples, non semplice o avulso dal mondo