Indagini archeologiche e paleoambientali nel sito preistorico delle Colombare di Negrar di Valpolicella

Colombare di Negrar è un sito chiave per comprendere la preistoria dei monti Lessini. Ci permette infatti di valutare le dinamiche di evoluzione culturale in un arco di tempo prolungato e ancora, in generale, relativamente poco noto.

Lo abbiamo scelto per la particolarità del contesto ambientale, per la conservazione di stratigrafie ricche di materiali e resti botanici, e per via della sua lunga frequentazione tra il Neolitico recente e l’inizio del Bronzo antico, cioè tra i 4500 e i 2000 anni a.C.

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Con la nostra ricerca, che avviene grazie alla collaborazione con il Comune di Negrar di Valpolicella, la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza e il Museo di storia naturale di Verona, intendiamo riprendere, con criteri moderni, scientificamente e metodologicamente aggiornati, lo scavo in un sito preistorico indagato per la prima volta negli anni Cinquanta del secolo scorso da Francesco Zorzi.

Colombare di Negrar, gli obiettivi della ricerca

Obiettivi primari delle campagne di scavo sono il rilievo topografico professionale e il telerilevamento (cioè il rilevamento a distanza) del sito, a fini non solo di ricerca ma anche di tutela. Perché è solo con la profonda conoscenza del territorio che possiamo tutelare gli elementi – anche antichi – che lo compongono.

La ricostruzione del paleoambiente (ovvero dell’ambiente antico) su scala micro (cioè con riferimento al sito stesso) e macroterritoriale, la definizione della sequenza stratigrafica e la caratterizzazione e l’analisi dei sedimenti con lo scopo di ricostruire in che modo si sono formati i depositi si affiancheranno a un più ampio progetto di ricognizione (surveying) del territorio.

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Cosa ci aspettiamo…

Il riesame della documentazione Zorzi, svolto in collaborazione con il Museo Civico di Storia Naturale di Verona, potrebbe portare nuovi dati sulla storia delle ricerche e sul loro concreto svolgimento.

Il riescavo di alcuni saggi servirà a condurre verifiche sulle strutture murarie e sulle stratigrafie individuate durante i primi anni Cinquanta.

Lo studio dei resti botanici e faunistici servirà inoltre a precisare il carattere dell’economia di sussistenza del sito, cioè per capire quali fossero le risorse naturali (animali allevati o cacciati, piante coltivate, raccolte o scambiate) utilizzate per la sopravvivenza stessa degli abitanti, mentre una campagna mirata di datazioni al radiocarbonio mirerà a comprendere meglio l’effettiva durata della sua occupazione.

Con le nostre ricerche ci proponiamo inoltre di verificare se il sito avesse anche carattere funerario, di cui è indizio la scoperta, effettuata nel 1953 da Zorzi, di una sepoltura di infante.

I dati raccolti sul campo e le relative indagini di laboratorio forniranno prevedibilmente un quadro nuovo, e per certi versi inedito, di un sito di cui sono noti l’importanza e paradigmaticità per lo studio della preistoria recente dell’Italia Nordorientale e padana.

Il sito e la storia degli scavi alle Colombare di Negrar di Valpolicella

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