Archivio mensile 22 Dicembre 2020

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IMMUNOGLOBULINE NEL COLOSTRO: COME DETERMINARLE IN STALLA

Il vitello alla nascita risulta sprovvisto di difese immunitarie, proprio per questo motivo diventa di fondamentale importanza l’assorbimento di immunoglobuline, in particolare IgG, durante le prime ore di vita. Nella pratica, il raggiungimento di questo obbiettivo passa attraverso la somministrazione del colostro; diventa quindi cruciale conoscerne aspetti riguardanti la qualità e la gestione come, ad esempio, la concentrazione di IgG, la quantità di colostro ingerita dal vitello e la sua capacità di assorbimento delle immunoglobuline.

Nonostante l’importanza di tale aspetto, spesso alcuni parametri vengono trascurati; Quigley et al. (2013) riporta, infatti, che solo il 13% degli allevatori effettua una valutazione del colostro e che la maggior parte di queste analisi è di tipo esclusivamente visivo.

Lo scopo di questo lavoro di Quigley et al. (2013) è quindi quello di valutare l’utilizzo del rifrattometro per ottenere un’indicazione del contenuto di IgG all’interno del colostro bovino; l’obbiettivo è infatti quello di “rodare” uno strumento semplice e poco costoso che facilmente si adatti a quelle che sono le esigenze di allevamento.

Infatti, esistono già diversi metodi che permettono di valutare tale parametro, questi tuttavia hanno dei grossi difetti, per lo più legati alla complessità o al costo dell’analisi stessa o alla dipendenza che il risultato ottenuto ha con altri aspetti quali stagione, temperatura e razza allevata.

Nello studio preso in considerazione è stata effettuata una valutazione del colostro sia mediante rifrattometro Brix, il quale restituisce la percentuale dei solidi totali, che attraverso l’utilizzo di metodi di laboratorio (metodi RID e TIA) assai più complessi che determinano la concentrazione di IgG, in modo da poter valutare la correlazione tra questi due parametri.

I risultati ottenuti sono i seguenti (Tabella 1):

Tabella 1. Risultati studio “Evaluation of the Brix refractometer to estimate immunoglobulin G concentration in bovine colostrum”, Quigley et al. (2013).

  n Media Dev. standard Minimo Massimo
Volume raccolto (L) 99 9,5 3,2 3,8 15,1
tempo parto- prelievo (h) 176 6,1 5,6 0,1 24
Brix (%) 183 23,8 3,5 12 32
IgG metodo RID (g/L) 183 73,4 26,2 7,1 159
IgG metodo TIA (g/L) 183 67,5 25 6,9 139,9

A seguito dell’analisi statistica svolta da ricercatori, è emerso che vi è una buona correlazione tra i gradi Brix calcolati con il rifrattometro e i due metodi di laboratorio usati per determinare le IgG, anche se il metodo RID restituisce una migliore relazione; è stato inoltre individuato come valore soglia di gradi Brix, 21%, ciò significa che al di sotto di tale valore si ha una concentrazione di IgG nel colostro non sufficiente (< 50 g/L) a definirlo di buona qualità.

Un altro aspetto interessante riscontrato è la relazione che esiste tra tempestività del prelievo e concentrazione di IgG, infatti, maggiore è il tempo che intercorre tra il parto e il prelievo del colostro, minore risulta la concentrazione di immunoglobuline; non è invece stata rilevata una relazione tra l’intervallo di tempo parto-prelievo e il volume di colostro prodotto.

In conclusione, è quindi possibile affermare che dallo studio analizzato emerge una buona relazione tra i gradi Brix e la concentrazione di IgG nel latte, aspetto che rende quindi il rifrattometro un ottimo strumento da poter utilizzare quotidianamente all’interno dell’azienda zootecnica da latte. Questa evidenza è di notevole importanza in quanto si tratta di uno strumento economico, facilmente utilizzabile e poco influenzabile che permette quindi all’allevatore di ottenere dati importanti per la gestione di questa fase così delicata.

Riferimenti bibliografici:

  • Quigley J. D., Lago A., Chapman C:, Erickson P. e Polo J. (2013), Evaluation of the Brix refractometer to estimate immunoglobulin G concentration in bovine colostrum, Journal of Dairy Science, 96: 1148-1155;
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Cellule somatiche e cellule differenziali: alleati fondamentali per fare asciutta selettiva

La valutazione delle cellule somatiche è un aspetto fondamentale nell’allevamento della bovina da latte perché riassume efficacemente diversi aspetti di tipo economico, commerciale, gestionale e sanitario.

L’utilizzo di questo parametro a scopo sanitario è la prima “arma” che l’allevatore ha nella lotta alla mastite; infatti, l’innalzamento delle cellule somatiche rappresenta proprio la risposta immunitaria della bovina ad un processo infiammatorio sviluppatosi nell’organismo.

Questo metodo di valutazione delle infezioni si basa sul fatto che sia stata stabilita una soglia che definisce gli animali con mastite subclinica.

Le soglie di cellule somatiche definite da Zecconi et al. (2019) tengono in considerazione diversi parametri, in particolar modo l’età della bovina; è stato infatti definito che, per quelle che sono le caratteristiche degli allevamenti italiani, i valori soglia più adatti per identificare quali bovine trattare con sostanze antibiotiche sono, rispettivamente, 100.000 cellule/ml nel caso delle primipare e 200.000 cellule/ml nel caso delle pluripare.

Il parametro delle cellule somatiche comprende in un unico dato leucociti, macrofagi e polimorfonucleati neutrofili senza però dare un’indicazione riguardo la loro ripartizione, aspetto invece fondamentale per valutare lo stadio dell’infezione.

Proprio per questo motivo, a partire dal 2017 è entrato in funzione nei laboratori dell’ARAL (Associazione Regionale Allevatori Lombardia) uno strumento in grado di valutare sia il contenuto totale di cellule somatiche che la loro ripartizione percentuale, ovvero le cellule differenziali.

Uno studio di Zecconi et al. (2019) ha avuto proprio come scopo quello di determinare la soglia di cellule differenziali che con maggiore probabilità permettesse di definire quali bovine presentano una mastite subclinica in corso e quali invece sono sane. Dallo studio è emerso che la suddivisione della mandria in funzione dei giorni di lattazione permette di ottenere risultati migliori rispetto all’ordine di parto; proprio per questo motivo sono state create tre differenti classi: <= 100 DIM (giorni di lattazione), 101-200 DIM e >200 DIM. Per queste tre diverse categorie sono state individuate rispettivamente soglie di cellule differenziali di 66,3%, 69,2% e 69,3%.

La determinazione di questi parametri consente quindi all’allevatore di poter fare tutte quelle valutazioni che si rivelano fondamentali nell’applicazione dell’asciutta selettiva; in particolar modo è possibile creare degli schemi di selezione degli animali che tengano conto esclusivamente di uno o dell’altro parametro, oppure sia delle cellule somatiche che di quelle differenziali.

Per quel che riguarda la valutazione di entrambi i parametri si vanno a creare quattro diverse categorie di bovine (Zanini, 2019):

  • Bovine sane, con cellule somatiche e differenziali inferiori al valore soglia;
  • Bovine a rischio, con cellule somatiche inferiori al valore soglia ma cellule differenziali superiori;
  • Bovine con mastite subclinica/clinica, che presentano sia cellule somatiche che differenziali superiori ai valori soglia;
  • Bovine subcliniche a rischio cronicità, con cellule somatiche superiori al valore soglia ma cellule differenziali inferiori;

La valutazione puntuale del singolo animale e la sua “classificazione” al momento della messa in asciutta è un aspetto fondamentale in quanto permette una consistente riduzione, che può arrivare anche oltre il 50%, dell’utilizzo di antibiotici in questa fase dell’allevamento, aspetto che al giorno d’oggi non può assolutamente essere sottovalutato.

Riferimenti bibliografici:

  • Zanini L. (2019), Cellule differenziali e mastite: prima analisi mondiale, supplemento a L’Informatore Agrario 4/2019;
  • Zecconi A., Sesana G., Vairani D., Cipolla M., Rizzi N., Zanini L. (2018), Somatic cell count as a decision tool for a selective dry cow therapy in Italy;
  • Zecconi A., Vairani D., Cipolla M., Rizzi N., Zanini L. (2018), Assessment of subclinical mastitis diagnostic accuracy by differential cell count in individual cow milk;