Archivio per Categoria asciutta

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Alcuni risultati del Progetto MAGA

Quali sono i principali problemi durante il periodo di asciutta riscontrati negli allevamenti italiani?

Come si comportano le bovine in asciutta?

Quali sono le condizioni igienico sanitarie delle bovine da latte?

È possibile utilizzare l’asciutta selettiva? Quali protocolli si possono applicare? Vi sono conseguenze alla ripresa della lattazione?

Quali sono i fattori di rischio che aumentano le probabilità che una bovina si presenti con cellule somatiche alte all’inizio della lattazione?

Il Gruppo operativo MAGA, dopo le analisi condotte, ha risposto a queste domande. Alcuni risultati del progetto sono riportati nella brochure qui allegata.

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RISULTATI DA MAGA: L’ASCIUTTA SELETTIVA E L’IMPATTO AMBIENTALE

Tra il 5-7 novembre 2021, si è svolta la 93ª edizione della Fiera Agricola Zootecnica Italiana di Montichiari. Durante il seminario “Uso corretto del farmaco e contrasto all’antibiotico resistenza”, le professoresse Bava e Zucali hanno proposto alcuni risultati preliminari del progetto MAGA.

Cosa sappiamo fino ad ora del Progetto MAGA?

Il progetto MAGA utilizza tecniche innovative per rendere sostenibile ed efficiente la gestione del periodo di asciutta. Nello specifico svolge una valutazione sulla gestione della mandria e in particolare delle bovine in asciutta. Inoltre, in base alla conta di cellule somatiche e differenziali del latte prelevato a fine lattazione (ultimi 30 giorni), individua quali bovine possono NON essere trattate alla messa in asciutta con antibiotico. Propone anche una valutazione degli impatti ambientali delle aziende partner.

Quali risultati preliminari si sono raggiunti?

Nelle tre aziende sono state monitorate 306 bovine e in base alle cellule somatiche e differenziali circa il 50% di queste può NON essere trattato alla messa in asciutta con antibiotico. Attualmente 178 animali sono stati monitorati durante il periodo compreso tra la fine della lattazione precedente e l’inizio della successiva: 111 sono stati trattati con antibiotico e 67 senza. Non è stata individuate una differenza significativa tra la conta delle cellule somatiche nei due gruppi di bovine a inizio lattazione, nonostante sia stato notato un aumento percentuale del 6% delle cellule somatiche a inizio lattazione nelle bovine non trattate. I risultati sono comunque inferiori alle 150.000 cellule/ml, indice delle buone condizioni sanitarie delle bovine.

L’asciutta selettiva è attuabile?

L’asciutta selettiva risulta attualizzabile nelle aziende che hanno buone condizioni di pulizia negli ambienti di stabulazione e di mungitura. Bisogna porre attenzione nella scelta delle bovine idonee, ma i risultati sono promettenti con una riduzione dell’utilizzo di antibiotico alla messa in asciutta del 37%.

Una migliore gestione dell’asciutta permette di ridurre l’impatto ambientale?

È stato proposto uno scenario alternativo di una delle aziende partner del progetto. È stato ipotizzato un allungamento del periodo di produzione delle bovine di 10 giorni, poiché gli animali spesso hanno produzioni di latte >15 kg alla messa in asciutta. Questo modifica l’equilibrio aziendale: maggiori acquisti di prodotti proteici/energetici, maggiori impatti delle bovine in lattazione, ma il tutto è affiancato da un aumento della produzione di latte. Questo scenario ha dimostrato una riduzione del 2% degli impatti ambientali totali. Questo indica come una migliore gestione dell’asciutta possa ridurre l’impatto ambientale.

Per informazioni più dettagliate, si allegano le presentazioni utilizzate nel seminario in formato PDF

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Fiera di Cremona 2021 – Soluzioni tecniche per un allevamento sostenibile

Venerdì 26 novembre 2021 si terrà a Cremona un interessante seminario riguardante le soluzioni tecniche in grado di rendere un’azienda da latte più sostenibile, sia economicamente, sia ambientalmente.

Il programma prevede un intervento sul progetto Clevermilk, da parte della Dott.ssa Zucali. Si parlerà della diffusione delle tecnologie nelle stalle da latte italiane, strumenti spesso utili per una gestione degli animali più efficiente.

A seguire, la prof.ssa Bava parlerà del progetto MAGA, riguardante la gestione dell’asciutta e le possibilità di applicare un programma di selezione degli animali da asciugare senza l’uso di antibiotici.

La dott.ssa Gislon affronterà il tema della valutazione dell’impatto ambientale negli allevamenti, focalizzandosi sui risultati ottenuti all’interno del progetto Forage4Climate.

Seguirà l’intervento del dott. Campiotti, il quale analizzerà la relazione tra l’uso di tecnologia in azienda e la redditività della stessa.

Infine, la dott.ssa Maria Teresa Pacchioli e il dott. Aldo Dal Prà, del Centro Ricerche Produzioni Animali, parleranno dei risultati ottenuti nella valutazione della sostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica delle aziende da latte.

Per partecipare, iscriversi QUI.

Sarà inoltre possibile seguire l’evento dalla piattaforma Teams; il link sarà inviato agli iscritti pochi giorni prima dell’evento.

Scarica il volantino:

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RISULTATI DA MAGA: LO STRESS DA CALDO

Tra i parametri da tenere in considerazione a livello ambientale, i più importanti sono sicuramente la temperatura e l’umidità; un indice che li racchiude entrambi, fornendo un’indicazione sintetica delle condizioni ambientali, è sicuramente il THI (Temperature Humidity Index); proprio per questo motivo, durante i rilievi effettuati nelle aziende partner del Progetto MAGA sono stati installati dei sensori in grado di registrare, a intervalli di 5 minuti, la temperatura (°C) e l’umidità relativa (%) presenti all’interno della stalla.

Questi parametri sono stati quindi utilizzati per il calcolo del THI; i risultati del THI, relativi sia al giorno che alla notte, sono stati suddivisi nei seguenti intervalli (De Rensis F. et al., 2015):

  • THI < 68 ad indicare una situazione non problematica.
  • 68 ≤ THI ≤ 72 ad indicare una situazione di lieve disagio.
  • THI > 72 ad indicare l’insorgenza dello stress da caldo.

Le Figure 1, 2 e 3 mostrano la quantità di osservazioni di THI, espresse in percentuale, all’interno delle tre diverse classi evidenziate in precedenza.

In tutte e tre le aziende è possibile osservare come fino ad aprile il THI si attesti sempre al di sotto della soglia di rischio minimo (<68), aspetto che evidenzia quindi la presenza di condizioni di temperatura e umidità relativa adeguate al benessere delle bovine; si può notare, invece, come valori di THI associati a rischio medio, significativi della comparsa di stress da caldo nelle bovine, compaiano nei mesi di maggio, giugno e luglio. In particolare, l’andamento del THI risulta essere molto simile per le aziende B e C in cui il mese più problematico risulta essere luglio, con più della metà delle osservazioni oltre il valore soglia di 72. Per l’azienda M il fenomeno sembra più contenuto rispetto alle altre due aziende, tuttavia in questo caso sono presenti anche una quantità minore di dati.

Conoscere le condizioni ambientali della propria stalla è un aspetto fondamentale, in quanto, situazioni di stress da caldo si ripercuotono negativamente sulle prestazioni produttive e riproduttive degli animali (De Rensis F. et al., 2015), aspetti che determinano per l’allevatore una perdita economica; uno studio condotto negli Stati Uniti d’America da St. Pierre et al. (2002) ha evidenziato che lo stress da caldo determina una perdita annuale, per l’intero settore bovino da latte, pari a 897 milioni di $.

Bibliografia

  • De Rensis F., Garcia-Ispierto I., Lopez-Gatius F. (2015), Seasonal heat stress: clinical implications and hormone treatments for the fertility of dairy cows, Theriogenology 84 (2015) 659–666;
  • St. Pierre N. R., Cobanov B., Schnitkey G. (2003), Economic losses from heat stress bu US livestock industries, J. Dairy Science 86:E52-E77
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RISULTATI DA MAGA: cellule somatiche per un’asciutta efficiente

La messa in asciutta senza antibiotici deve essere considerata, al giorno d’oggi, il futuro dell’allevamento bovino da latte; per fare questo è necessario però identificare un metodo di selezione che sia sufficientemente accurato, facile da ottenere e da interpretare, economico, sicuro e applicabile a diverse realtà territoriali. I due metodi che, ad oggi, è possibile utilizzare come principali indicatori di una mastite subclinica sono l’esame batteriologico e la conta delle cellule somatiche. Il primo è sicuramente il metodo più accurato ma è anche molto costoso e difficilmente applicabile, in quanto legato alla presenza e alla competenza dei laboratori nell’eseguire le analisi; la conta delle cellule somatiche invece “colma” i difetti dell’analisi batteriologica, tuttavia, è strettamente legata al valore soglia che si decide di applicare (Zecconi et al., 2018).

Uno studio di Sgorbini et al. (2014) ha evidenziato che esiste una probabilità elevata di avere un esame batteriologico positivo con una valutazione delle cellule somatiche >200.000 cellule/ml, avvalorando ulteriormente l’importanza dell’utilizzo della CCS come screening per la diagnosi di mastite clinica e sub-clinica.

Vista l’importanza di questo parametro, durante i rilievi del progetto MAGA, sono stati prelevati campioni di latte di animali a inizio e fine lattazione e sono stati valutati con l’ausilio di tre diversi sistemi:

  • Analisi di laboratori svolte presso l’Associazione Regionale Allevatori della Lombardia (ARAL) di Crema;
  • DeLaval cell counter (DCC);
  • Vetscan;

Il secondo e il terzo metodo tra quelli sopracitati sono in grado di restituire un risultato immediato, quindi, direttamente utilizzabile da parte dell’allevatore, viceversa, le analisi di laboratorio necessitano di qualche giorno per ottenere un riscontro.

Utilizzare diversi metodi di valutazione delle cellule somatiche ha permesso di effettuare un confronto tra le analisi di laboratorio, più precise ed accurate, e quanto ottenuto direttamente in azienda tramite il DCC e il Vetscan;

Figura 1- confronto Conta delle Cellule Somatiche ARAL e Vetscan

Figura 2-confronto Conta delle Cellule Somatiche ARAL e DCC

Dalle Figure 1 e 2 è possibile osservare come entrambi i metodi, Vetscan e DCC, permettano di ottenere risultati attendibili e paragonabili a quelli delle analisi di laboratorio; questo è un aspetto fondamentale in quanto conferma, non solo l’importanza delle cellule somatiche come parametro per l’identificazione della mastite, ma anche, la possibilità di determinarle in modo estemporaneo direttamente in azienda, agevolando così l’allevatore nella scelta delle bovine da trattare.

Bibliografia:

  • Sgorbini M., Bonelli F., Fratini F., Sbrana A., Brombin M., Meucci V., Corazza M., Ebani V., Bertelloni F., Turchi B., gatta D., Cerri D. (2014), Diagnosi delle mastiti bovine: test di screening e batteriologia a confronto e loro indice predittivo. Large Animal Review 2014; 20: 9-16.
  • Zecconi A., Sesana G., Vairani D., Cipolla M., Rizzi N., Zanini L. (2018), Somatic cell count as a decision tool for selective dry cow therapy in Italy. ITALIAN JOURNAL OF ANIMAL SCIENCE 2019, VOL. 18, NO. 1, 435–440.
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RISULTATI DA MAGA: le caratteristiche microbiologiche del latte nelle aziende partner del Progetto

Durante il periodo gennaio- luglio 2020, nell’ambito del Progetto MAGA, è stata anche effettuata la valutazione microbiologica dei campioni di latte prelevati, nelle tre aziende partner, da animali a inizio e fine lattazione.

Le analisi sono state effettuate dall’ARAL (Associazione Regionale Allevatori Lombardia) su un pool di campioni di latte proveniente da diverse bovine; i patogeni ricercati sono stati i seguenti:

  • Staphilococcus aureus: microrganismo piuttosto diffuso in natura che si localizza sulla cute, sulle mucose e nel tratto gastrointestinale. Nelle bovine provoca importanti infezioni a livello mammario (Sandrucci et al., 2010);
  • Streptococcus agalactiae: patogeno obbligato della ghiandola mammaria che rappresenta uno dei principali responsabili dell’insorgenza di mastite. Esso è generalmente sensibile alla terapia antibiotica la quale agisce quindi con successo sull’eradicazione del patogeno (Keefe, 1997);
  • Prototheca spp: alga unicellulare, priva di clorofilla in grado di sopravvivere in acque marine o lacustri, piscine ma anche vegetali e prodotti animali (Cremonesi et al., 2012);
  • Mycolpasma bovis: patogeno molto pericolo che è responsabile di mastite, polmonite e altre patologie che possono colpire occhi, orecchie e cervello (Dudek et al., 2020);

Nella Tabella 1 sono riportati i risultati delle analisi effettuate; è possibile osservare come nel 9% delle analisi effettuate sia stata riscontrata la presenza di Staphilococcus aureus, mentre tutti gli altri patogeni sono risultati assenti.

Questo aspetto conferma che il latte prodotto nelle tre aziende partner è di qualità e che i protocolli individuati per la gestione di questi patogeni sono assolutamente efficaci.

Tabella 1- risultati ottenuti dalle analisi microbiologiche effettuate.

Staphilococcus aureusStreptococcus agalactiaePrototheca sppMycolpasma bovis
Analisi effettuate (n)33333333
Positive al patogeno (n)3000
Positive al patogeno (%)9000

Bibliografia:

  • Sandrucci A., Bava L., Brasca M., Laurenti M., Lodi R., Piccinini R., Roveda P., Sanna M., Tamburini A., Vanoni L., Zanini L., Zecconi A., Zucali M. (2010), Igiene e sicurezza del latte bovino alla stalla: sistema integrato di diagnosi. Regione Lombardia Quaderno della ricerca n.119;
  • Keefe G.P. (1997), Streptococcus agalactiae mastitis: a review. Can Vet j vol. 38, July 1997;
  • Dudek K., Nicholas R. A. J., Szacawa E., Bednarek D. (2020), Mycoplasma bovis infections- Occurence, Diagnosis and Control. Pathogens 2020, 9, 640;
  • Cremonesi P., Pozzi F., Ricchi M., Castiglioni B., Luini M., Chessa S. (2012), Technical note: Identification of Prototheca species from bovine milk semples by PCR-single strand conformation polymorphism. Journal of Dairy Science Vol.95 No. 12, 2012;
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RISULTATI DA MAGA: la qualità del latte nelle aziende partner del Progetto

L’asciutta è una fase cruciale dell’allevamento della bovina da latte che influenza, in termini produttivi e riproduttivi, la lattazione successiva ed è a sua volta influenzata dall’andamento della lattazione precedente.

Proprio per questo motivo, i rilievi effettuati nell’ambito del Progetto MAGA (Modelli Aziendali per la Gestione efficiente e sostenibile del periodo di Asciutta nella bovina da latte) si sono in parte concentrati sulla valutazione degli aspetti qualitativi del latte prodotto nelle tre aziende partner del progetto.

Durante il periodo compreso tra gennaio e luglio 2020 infatti, sono stati effettuati prelievi di latte con cadenza mensile su alcune bovine a inizio (<100 d) e fine (>200 d) lattazione.

I due gruppi ottenuti, inizio e fine lattazione, erano così formati:

Tabella 1- Ripartizione degli animali campionati in funzione dello stadio di lattazione e del numeri di parti.

Bovine campionate (n)Primipare (%)Pluripare (%)
Inizio lattazione12245,154,9
Fine lattazione14245,854,2
Totale26445,554,5

Dalle analisi del latte, effettuate presso l’ARAL (Associazione Regionale Allevatori Lombardia) di Crema i risultati ottenuti sono stati i seguenti:

Tabella 2- Parametri qualitativi medi riscontrati nel latte di bovine a inizio lattazione.

Inizio lattazioneGrasso (%)Proteine (%)
Media4,153,18
Dev. Standard0,850,41

Tabella 3- Parametri qualitativi medi riscontrati nel latte di bovine a fine lattazione.

Fine lattazioneGrasso (%)Proteine (%)
Media4,293,64
Dev. Standard0,650,32

Confrontando i dati ottenuti è possibile osservare come i valori di grasso e proteine riscontrati nel gruppo delle bovine a inizio lattazione (Tabella 2) siano inferiori rispetto a quelli delle bovine a fine lattazione (Tabella 3). Questo aspetto può essere facilmente spiegato dal fatto che per la Frisona (razza allevata in tutte e tre le aziende partner) il picco di lattazione è raggiunto intorno a 80 giorni di lattazione (Fantini A., 2012), quindi, perfettamente all’interno dell’intervallo considerato per il prelievo del latte (<100 d); ciò significa che il latte delle bovine a inizio lattazione ha subito un effetto “diluizione” dovuto al fatto che il campionamento è stato realizzato nel periodo prossimo al picco di produzione.

Tabella 4- Parametri qualitativi medi del latte bovino lombardo. Controlli AIA sulla produttività del latte (2019).

AIAGrassoProteine
Media (%)3,823,34
Dev. Standard0,60,32

Comparando i valori ottenuti tramite i rilievi del Progetto e le medie individuate a livello lombardo tramite i controlli dell’AIA (Associazione Italiana Allevatori), riportate nella Tabella 4, è possibile osservare come l’unico valore che si attesta al di sotto della media regionale è il titolo proteico del latte delle bovine a inizio lattazione, aspetto riconducibile sempre a quanto spiegato in precedenza.

Tabella 5- Valori medi di Cellule Somatiche (CCS) e Carica Batterica (CBS) riscontrati nelle bovine a inizio lattazione.

Inizio lattazioneCCS (log10 cellule/ml)CBS (log10 UFC/ml)
Media4.994.51
Dev. Standard0.690.52

Tabella 6- Valori medi di Cellule Somatiche (CCS) e Carica Batterica (CBS) riscontrati nelle bovine a fine lattazione.

Fine lattazioneCCS (log10 cellule/ml)CBS (log10 UFC/ml)
Media5.094.56
Dev. Standard0.590.50

Per quel che riguarda infine la carica batterica (CBS) e le cellule somatiche (CCS) i valori ottenuti sono quelli riportati nelle Tabelle 5 e 6; ricordiamo che il limite legale per la commercializzazione del latte è pari a 400.000 cellule/ml per quel che riguarda le cellule somatiche e 100.000 UFC/ml per la carica batterica.

Dai rilievi del Progetto i valori osservati di cellule somatiche (CCS) sono 4,99 log10 cellule/ml nel gruppo a inizio lattazione e 5,09 log10 cellule/ml nel gruppo a fine lattazione, corrispondenti rispettivamente a 97.446 cellule/ml e 123.973 cellule/ml; per quel che riguarda la carica batterica (CBS) invece sono stati rilevati valori pari a 4,51 log10 UFC/ml nel gruppo a inizio lattazione e 4,56 log10 UFC/ml nel gruppo a fine lattazione, corrispondenti rispettivamente a 32.379 UFC/ml e 36.293 UFC/ml.

In conclusione, osservando nel complesso i dati ottenuti dalle rilevazioni del Progetto è possibile affermare che in tutte e tre le aziende partner viene prodotto latte di ottima qualità che rispetta gli standard qualitativi e normativi fondamentali per la sua commercializzazione.

Bibliografica:

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ASCIUTTA SELETTIVA: IL FUTURO DELLA ZOOTECNIA DA LATTE O UN RISCHIO PER GLI ALLEVATORI?

Tra i pionieri dell’asciutta selettiva a livello europeo c’è sicuramente l’Olanda, infatti, nel 2008 il governo olandese ha varato un piano che permettesse di arrivare, nel 2015, ad una diminuzione del 50% dell’uso di antibiotici rispetto alla quantità utilizzata nel 2009; l’obbiettivo finale era quello di imporre poi il totale divieto di queste sostanze a scopo preventivo nell’allevamento bovino da latte.

Dalle ricerche effettuate dalle istituzioni olandesi è emerso che, nell’intervallo di tempo compreso tra il 2005 e il 2012, circa il 68% degli antibiotici utilizzati nell’allevamento bovino da latte era impiegato con lo scopo di mantenere un ottimale livello di salute della mammella; in particolar modo, la maggior parte di queste sostanze veniva utilizzata al momento della messa in asciutta delle bovine, infatti, circa il 90% degli allevamenti effettuava asciutta convenzionale, fornendo quindi sostanze antibiotiche agli animali.

Nel 2013, l’Associazione reale dei veterinari olandesi ha sviluppato delle linee guida che permettessero di implementare l’asciutta selettiva a livello nazionale; questa guida ha lo scopo di definire le caratteristiche necessarie a identificare le bovine idonee all’applicazione dell’asciutta selettiva.

Grazie alla definizione di queste regole, già nel 2013, circa il 75% degli allevatori olandesi si sono “convertiti” completamente all’asciutta selettiva mentre la restante parte ha iniziato ad applicarla solo su una piccola parte della propria mandria; è stato possibile raggiungere così nell’arco di pochi anni (2013-2017) una riduzione del 40% dell’uso di antibiotici con il 99% degli allevatori che effettuavano asciutta selettiva.

La strategia di asciutta selettiva applicata in Olanda prevede la creazione di un piano concordato tra il veterinario e l’allevatore che si basa sulla valutazione del contenuto di cellule somatiche in un campione di latte prelevato al massimo 6 settimane prima della data di messa in asciutta; è possibile poi effettuare anche altri esami, come ad esempio quello batteriologico, ma la scelta ricade, nella maggior parte dei casi, sul controllo delle cellule somatiche.

I valori soglia di cellule somatiche al di sotto dei quali non si deve somministrare il trattamento antibiotico alla messa in asciutta sono: 150.000 cellule/ml nelle bovine primipare e 250.000 cellule/ml in quelle pluripare.

Un altro aspetto molto importante dell’approccio olandese è quello di rivedere e aggiornare costantemente il piano aziendale in funzione di quelle che sono le nuove evidenze scientifiche e le eventuali problematiche che l’allevatore riscontra.

La domanda sorge però spontanea: è possibile mantenere un ottimo livello per quel che riguarda la sanità della mammella riducendo drasticamente la quantità di antibiotici utilizzati? Questa è stata sicuramente la prima preoccupazione degli allevatori e dei veterinari; per questo motivo, si è reso necessario effettuare degli studi che permettessero di valutare l’evoluzione di tali parametri durante la fase di passaggio all’asciutta selettiva e nel periodo successivo.

Uno studio di Santman- Berends et al. (2021) ha evidenziato che, l’eliminazione degli antibiotici alla messa in asciutta, non ha determinato, nell’intervallo di tempo compreso tra il 2013 e il 2017, un aumento della quantità di antibiotici utilizzata per la cura di mastiti; infatti, il numero di eventi mastitici individuati è passato da 32 a 27 casi ogni 100 vacche nell’intervallo di tempo considerato.

È stato invece riscontrato un peggioramento del livello di cellule somatiche nei primi 60 giorni di lattazione, con particolare attenzione alle bovine pluripare; infatti, la percentuale di allevamenti che hanno riscontrato bovine pluripare con cellule somatiche elevate (> 250.000 cellule/ml) è passata dal 7,4% del 2013 al 9,2% del 2016, per poi osservare una graduale discesa nel 2017, con un valore che si assesta intorno all’ 8% delle aziende.

Nel complesso è possibile affermare che, a seguito dell’introduzione dell’asciutta selettiva non è stato riscontrato un sostanziale peggioramento dei parametri riguardanti la salute della mammella a livello nazionale, aspetto supportato anche dal fatto che gli allevatori hanno, nel corso del tempo, migliorato loro stessi le modalità di gestione delle bovine, determinandone quindi un aumento del benessere.

In conclusione è quindi possibile affermare che, pur essendoci delle criticità da gestire durante l’applicazione della terapia di asciutta selettiva, questa risulta una tecnica che può essere implementata senza troppe ripercussioni negative sulla salute della mammella.

BIBLIOGRAFIA

KNMvD (2013). Guideline antimicrobial usage applied as dry cow therapy in dairy cattle [in Dutch].

I. M. G. A. Santman- Berends, K. W. H. van den Heuvel, T. J. G. M. Lam, C. G. M. Scherpenzeel and G. van Schaik (2012). Monitoring udder healt on routinely collected census data: Evaluating the short- to mid- term consequences of implementing selective dry cow treatment. J. Dairy Science, 104:2280-2289.

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Cellule somatiche e cellule differenziali: alleati fondamentali per fare asciutta selettiva

La valutazione delle cellule somatiche è un aspetto fondamentale nell’allevamento della bovina da latte perché riassume efficacemente diversi aspetti di tipo economico, commerciale, gestionale e sanitario.

L’utilizzo di questo parametro a scopo sanitario è la prima “arma” che l’allevatore ha nella lotta alla mastite; infatti, l’innalzamento delle cellule somatiche rappresenta proprio la risposta immunitaria della bovina ad un processo infiammatorio sviluppatosi nell’organismo.

Questo metodo di valutazione delle infezioni si basa sul fatto che sia stata stabilita una soglia che definisce gli animali con mastite subclinica.

Le soglie di cellule somatiche definite da Zecconi et al. (2019) tengono in considerazione diversi parametri, in particolar modo l’età della bovina; è stato infatti definito che, per quelle che sono le caratteristiche degli allevamenti italiani, i valori soglia più adatti per identificare quali bovine trattare con sostanze antibiotiche sono, rispettivamente, 100.000 cellule/ml nel caso delle primipare e 200.000 cellule/ml nel caso delle pluripare.

Il parametro delle cellule somatiche comprende in un unico dato leucociti, macrofagi e polimorfonucleati neutrofili senza però dare un’indicazione riguardo la loro ripartizione, aspetto invece fondamentale per valutare lo stadio dell’infezione.

Proprio per questo motivo, a partire dal 2017 è entrato in funzione nei laboratori dell’ARAL (Associazione Regionale Allevatori Lombardia) uno strumento in grado di valutare sia il contenuto totale di cellule somatiche che la loro ripartizione percentuale, ovvero le cellule differenziali.

Uno studio di Zecconi et al. (2019) ha avuto proprio come scopo quello di determinare la soglia di cellule differenziali che con maggiore probabilità permettesse di definire quali bovine presentano una mastite subclinica in corso e quali invece sono sane. Dallo studio è emerso che la suddivisione della mandria in funzione dei giorni di lattazione permette di ottenere risultati migliori rispetto all’ordine di parto; proprio per questo motivo sono state create tre differenti classi: <= 100 DIM (giorni di lattazione), 101-200 DIM e >200 DIM. Per queste tre diverse categorie sono state individuate rispettivamente soglie di cellule differenziali di 66,3%, 69,2% e 69,3%.

La determinazione di questi parametri consente quindi all’allevatore di poter fare tutte quelle valutazioni che si rivelano fondamentali nell’applicazione dell’asciutta selettiva; in particolar modo è possibile creare degli schemi di selezione degli animali che tengano conto esclusivamente di uno o dell’altro parametro, oppure sia delle cellule somatiche che di quelle differenziali.

Per quel che riguarda la valutazione di entrambi i parametri si vanno a creare quattro diverse categorie di bovine (Zanini, 2019):

  • Bovine sane, con cellule somatiche e differenziali inferiori al valore soglia;
  • Bovine a rischio, con cellule somatiche inferiori al valore soglia ma cellule differenziali superiori;
  • Bovine con mastite subclinica/clinica, che presentano sia cellule somatiche che differenziali superiori ai valori soglia;
  • Bovine subcliniche a rischio cronicità, con cellule somatiche superiori al valore soglia ma cellule differenziali inferiori;

La valutazione puntuale del singolo animale e la sua “classificazione” al momento della messa in asciutta è un aspetto fondamentale in quanto permette una consistente riduzione, che può arrivare anche oltre il 50%, dell’utilizzo di antibiotici in questa fase dell’allevamento, aspetto che al giorno d’oggi non può assolutamente essere sottovalutato.

Riferimenti bibliografici:

  • Zanini L. (2019), Cellule differenziali e mastite: prima analisi mondiale, supplemento a L’Informatore Agrario 4/2019;
  • Zecconi A., Sesana G., Vairani D., Cipolla M., Rizzi N., Zanini L. (2018), Somatic cell count as a decision tool for a selective dry cow therapy in Italy;
  • Zecconi A., Vairani D., Cipolla M., Rizzi N., Zanini L. (2018), Assessment of subclinical mastitis diagnostic accuracy by differential cell count in individual cow milk;
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Pillole di sostenibilità



il progetto MAGA si occupa anche della valutazione della sostenibilità ambientale del settore zootecnico da latte, in attesa delle valutazioni del progetto andate a vedere le videopillole di sostenibilità

caricate sul sito Agrifood LCA Lab, fruibili dalla pagina
https://sites.unimi.it/agrifood_lcalab/pillole-di-sostenibilita/