Archivio per Categoria vitelli

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Gestione della colostratura: esperienza pratica in un allevamento di bovine da latte del centro Italia

E’ uscito su Ruminantia un interessante articolo intitolato “Gestione della colostratura: esperienza pratica in un allevamento di bovine da latte del centro Italia”.Lo scopo dell’articolo è quello di sensibilizzare il lettore alla necessità di adottare dei sistemi di monitoraggio, in questo caso in particolare per quanto riguarda la COLOSTRATURA!Sei interessato? clicca sul link!!

https://ruminantiamese.ruminantia.it/gestione-della-colostratura-in-un-allevamento-di-bovine-da-latte-del-centro-italia/?fbclid=IwAR301aWPmlUbDoDMdwuKYRECKjKSE6-OFbxg3-PXdojpKsPInmgynCW_an0

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L’influenza del tipo di alimentazione sulla crescita e la salute dei vitelli

Sul sito “Ruminantia” è appena stato pubblicato un interessante articolo inerente alla risposta dei vitelli in termini di crescita in base al tipo di svezzamento ed alla quantità di sostituti del latte assunta.

Infatti, nel passaggio da una dieta liquida a quella solida avvengono numerosi cambiamenti a livello ruminale. Questa fase, fortemente influenzata dal tipo di alimentazione adottata, è critica e fondamentale per poter avere animali con un’ottima crescita e salute.

Vuoi saperne di più? clicca sul link qui sotto!!

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Le enteriti neonatali ad eziologia virale

Sul sito “Ruminantia” pochi giorni fa è stato pubblicato un interessante articolo riguardo le enteriti neonatali.

L’enterite neonatale è la principale causa di morte nel vitello neonato ed uno dei principali motivi di ridotto accrescimento e ridotte performance delle bovine nel primo anno di vita. 

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https://ruminantiamese.ruminantia.it/le-enteriti-neonatali-ad-eziologia-virale/

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Sequenza di alzata e coricamento dei vitelli

Ecco a voi un breve e simpatico video che mostra la sequenza di alzata e coricamento di un vitello!

Link: https://youtu.be/ixe0hr-A8KY

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IMMUNOGLOBULINE NEL COLOSTRO: COME DETERMINARLE IN STALLA

Il vitello alla nascita risulta sprovvisto di difese immunitarie, proprio per questo motivo diventa di fondamentale importanza l’assorbimento di immunoglobuline, in particolare IgG, durante le prime ore di vita. Nella pratica, il raggiungimento di questo obbiettivo passa attraverso la somministrazione del colostro; diventa quindi cruciale conoscerne aspetti riguardanti la qualità e la gestione come, ad esempio, la concentrazione di IgG, la quantità di colostro ingerita dal vitello e la sua capacità di assorbimento delle immunoglobuline.

Nonostante l’importanza di tale aspetto, spesso alcuni parametri vengono trascurati; Quigley et al. (2013) riporta, infatti, che solo il 13% degli allevatori effettua una valutazione del colostro e che la maggior parte di queste analisi è di tipo esclusivamente visivo.

Lo scopo di questo lavoro di Quigley et al. (2013) è quindi quello di valutare l’utilizzo del rifrattometro per ottenere un’indicazione del contenuto di IgG all’interno del colostro bovino; l’obbiettivo è infatti quello di “rodare” uno strumento semplice e poco costoso che facilmente si adatti a quelle che sono le esigenze di allevamento.

Infatti, esistono già diversi metodi che permettono di valutare tale parametro, questi tuttavia hanno dei grossi difetti, per lo più legati alla complessità o al costo dell’analisi stessa o alla dipendenza che il risultato ottenuto ha con altri aspetti quali stagione, temperatura e razza allevata.

Nello studio preso in considerazione è stata effettuata una valutazione del colostro sia mediante rifrattometro Brix, il quale restituisce la percentuale dei solidi totali, che attraverso l’utilizzo di metodi di laboratorio (metodi RID e TIA) assai più complessi che determinano la concentrazione di IgG, in modo da poter valutare la correlazione tra questi due parametri.

I risultati ottenuti sono i seguenti (Tabella 1):

Tabella 1. Risultati studio “Evaluation of the Brix refractometer to estimate immunoglobulin G concentration in bovine colostrum”, Quigley et al. (2013).

  n Media Dev. standard Minimo Massimo
Volume raccolto (L) 99 9,5 3,2 3,8 15,1
tempo parto- prelievo (h) 176 6,1 5,6 0,1 24
Brix (%) 183 23,8 3,5 12 32
IgG metodo RID (g/L) 183 73,4 26,2 7,1 159
IgG metodo TIA (g/L) 183 67,5 25 6,9 139,9

A seguito dell’analisi statistica svolta da ricercatori, è emerso che vi è una buona correlazione tra i gradi Brix calcolati con il rifrattometro e i due metodi di laboratorio usati per determinare le IgG, anche se il metodo RID restituisce una migliore relazione; è stato inoltre individuato come valore soglia di gradi Brix, 21%, ciò significa che al di sotto di tale valore si ha una concentrazione di IgG nel colostro non sufficiente (< 50 g/L) a definirlo di buona qualità.

Un altro aspetto interessante riscontrato è la relazione che esiste tra tempestività del prelievo e concentrazione di IgG, infatti, maggiore è il tempo che intercorre tra il parto e il prelievo del colostro, minore risulta la concentrazione di immunoglobuline; non è invece stata rilevata una relazione tra l’intervallo di tempo parto-prelievo e il volume di colostro prodotto.

In conclusione, è quindi possibile affermare che dallo studio analizzato emerge una buona relazione tra i gradi Brix e la concentrazione di IgG nel latte, aspetto che rende quindi il rifrattometro un ottimo strumento da poter utilizzare quotidianamente all’interno dell’azienda zootecnica da latte. Questa evidenza è di notevole importanza in quanto si tratta di uno strumento economico, facilmente utilizzabile e poco influenzabile che permette quindi all’allevatore di ottenere dati importanti per la gestione di questa fase così delicata.

Riferimenti bibliografici:

  • Quigley J. D., Lago A., Chapman C:, Erickson P. e Polo J. (2013), Evaluation of the Brix refractometer to estimate immunoglobulin G concentration in bovine colostrum, Journal of Dairy Science, 96: 1148-1155;
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LETTIERA PER I VITELLI: IMPORTANTE PER DIVERSI SCOPI!

I bovini adulti hanno un comportamento per quanto riguarda il riposarsi, e quindi lo sdraiarsi, che è fortemente legato alle caratteristiche della superficie di riposo. 

Sfortunatamente vi sono poche informazioni riguardanti come la superficie di riposo possa influenzare il comportamento dei vitelli. 

Uno studio condotto da Camilati et al (2012) ha come obiettivo quello di determinare la preferenza dei vitelli riguardo le superfici di riposo al variare dalla presenza o meno di segatura costituente la lettiera e dalla sua differente umidità.

La prova è stata condotta su 5 vitelli di razza Holstein in Canada. Prima di diventare soggetti di studio i vitelli sono stati mantenuti in gabbiette individuali (1,97 x 1,27 m) con dei muri di plastica su tre lati e la lettiera utilizzata era segatura, così come nella prova sperimentale.

Quando lo studio ha avuto inizio i muri di plastica sono stati rimossi così da consentire ai singoli vitelli l’accesso nel box a loro adiacente, avendo così a disposizione  l’area di due box  (1,96 x 2,54 m) e quindi la possibilità di dividere il box in due aree con trattamenti differenti.

I primi tre giorni di prova sono stati considerati una fase di “adattamento” durante la quale, entrambi i box ai quali avevano accesso i vitelli, sono stati distribuiti 30 kg di segatura essiccata (90% di sostanza secca). 

Dopo la fase di adattamento, in tutti i box, in una delle due aree, sono stati distribuiti 15 kg di segatura (90% sostanza secca) e nell’altra area sempre 15 kg di segatura con diversi livelli di sostanza secca in ogni box.  I diversi livelli di sostanza secca consistevano, in ordine crescente del livello di umidità, in 74%, 59%, 41% e 29% di sostanza secca, e questi costituivano la zona umida del box. Inoltre è stato inserito un ulteriore livello caratterizzato da una lettiera in calcestruzzo ottenendo così 5 livelli di trattamento a cui sottoporre i vitelli oltre a quello “base” con 90% di sostanza secca che costituiva la zona asciutta del box.

Ciascuno dei 5 vitelli è stato sottoposto per due volte ad ognuno dei 5 diversi trattamenti di “lettiera umida” per 24 ore mediante la logica del quadrato Latino.

Il comportamento è stato monitorato con delle videocamere posizionate sopra ad ogni box e mediante l’ausilio di lampade infrarossi che hanno permesso la registrazione anche nelle ore di buio. I video sono poi stati elaborati osservando ad intervalli regolari di 5 minuti il comportamento dei vitelli “in piedi” e “coricati” valutando se l’animale era completamente o prevalentemente coricato nella zona del box asciutta oppure in quella umida. Inoltre sono stati utilizzati dei sensori HOBO® in grado di determinare le temperature giornaliere a cui erano esposti i vitelli e quindi di definire i valori minimi e massimi di temperatura giornalieri. La media delle temperature durante la prova è stata di 9,3 ± 2,3°C.

È risultato che i vitelli preferivano coricarsi nelle zone asciutte piuttosto che in quelle umide soprattutto nei casi in cui l’umidità era elevata.

Il tempo che i vitelli hanno trascorso coricati nella zona umida era minore all’aumentare dell’umidità ma, al contrario, il tempo registrato è stato di 12 ore al giorno nel trattamento con il 72% di sostanza secca e di 17 ore nel trattamento con 29% di sostanza secca.

In nessun caso è stata preferita la zona in calcestruzzo rispetto alla zona asciutta (90% s.s.).

Una delle motivazioni per cui i vitelli possono aver evitato le zone umide è perché, nelle zone umide, è maggiore la perdita di calore ed il raffreddamento dell’animale che, in questa prova, era sottoposto a basse temperature.

In ogni caso questo studio ha mostrato l’importanza della lettiera non solo per quanto riguarda l’igiene, fondamentale soprattutto in questa fase delicata della vita dell’animale, ma anche per garantire una lettiera asciutta e morbida e quindi il libero comportamento del vitello appena nato.

T. V. Camiloti ,J. A. Fregonesi , M. A. G. von Keyserlingk and D. M. Weary (2012)

Short communication: Effects of bedding quality on the lying behavior of dairy calves.                    J. Dairy Sci. 95 :3380–3383

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VITELLI: dopo il primo mese di vita stabulazione singola o di gruppo?

Nel loro ambiente naturale i vitelli mostrano elevata socialità ed interazione, ma nelle aziende da latte vengono usualmente stabulati in box singoli e questo impedisce la loro interazione fisica. In particolare allevare vitelli in gruppo può portare ad una serie di vantaggi sia per gli operatori addetti ai vitelli, in quanto si riducono i numeri di interventi necessari per la pulizia dei box e per la distribuzione di alimenti, sia per gli animali che in gruppo possono esplicare il proprio comportamento naturale.  Allo stesso tempo però, nell’allevamento di gruppo, l’incidenza delle malattie risulta essere più elevata rispetto che nei box singoli. Per questo sarebbe ottimale cercare di combinare le caratteristiche positive di entrambi i metodi di allevamento. Uno studio condotto da Ibrahim Tapki nel 2007 ha avuto come scopo quello di paragonare gli effetti  e le differenze tra le stabulazioni singole e quelle di gruppo.

La prova è stata condotta su 24 vitelli di razza Holstein, 16 maschi e 8 femmine, a partire dalla loro nascita fino al 60-esimo giorno di vita. Gli animali sono stati suddivisi in due gruppi di 12 animali ciascuno in:

  • IH (Individual Housed) ovvero i vitelli mantenuti in box individuali per tutto il periodo sperimentale
  • CH (Combined Housed) ovvero i vitelli stabulati fino al 30-esimo giorno di vita in box singoli e successivamente in 4 gruppi di 2 maschi e una femmina fino a termine prova

Per studiare il loro comportamento gli animali sono stati osservati  6 volte al giorno per 2 volte a settimana cercando di non disturbarli in modo da non influenzare il loro comportamento.

Dai risultati è emerso che:

  • Comportamento: i vitelli stabulati con metodo CH hanno mostrato maggiormente comportamenti quali gioco (12.8% rispetto a 2.86% dei vitelli IH) e locomozione (19.14% rispetto a 3.81% dei vitelli IH) quindi sono risultati più attivi dei vitelli stabulati con metodo IH. Inoltre, i vitelli stabulati in gruppo (CH), hanno evidenziato maggior tempo dedicato alla  pulizia (“toelettatura”) effettuata anche reciprocamente.

Invece i vitelli stabulati con metodo IH hanno impiegato la maggior parte del loro tempo per il “riposo” (39.5% rispetto ai 30.2% dei  vitelli CH) e gli altri comportamenti sono risultati quindi limitati. Inoltre, la ridotta attività dei vitelli nel sistema IH può essere spiegata con il fatto che, accrescendo, hanno poca libertà di movimento nella stabulazione individuale.

  • Ingestione: la percentuale totale dell’ingestione di alimento è risultata maggiore nei vitelli stabulati con CH, questo anche perché, i vitelli CH essendo più attivi hanno necessità di maggiori nutrienti. In particolare è stata evidenziata una maggiore ingestione di mangime starter e di fieno medica ottimali per lo sviluppo del rumine
  • Accrescimento: i vitelli CH sono risultati 2.16 kg più pesanti che i vitelli IH e la lunghezza del loro corpo è risultata di 1.48 cm maggiore rispetto ai IH

In questo studio non sono quindi evidenti effetti negativi causati da un allevamento in gruppo, dopo il primo mese di vita, dei vitelli che, anzi, sembra essere più appropriato rispetto all’allevamento individuale per quanto riguarda il comportamento sociale e le performance di crescita.

Bisogna comunque ricordare che l’Articolo 3 della DIRETTIVA 2008/119/CE afferma che “nessun vitello di età superiore alle otto settimane deve essere rinchiuso in un recinto individuale, a meno che un veterinario abbia certificato che il suo stato di salute o il suo comportamento esige che sia isolato dal gruppo al fine di essere sottoposto ad un trattamento”.  Quindi, la libera scelta dell’allevatore per quanto riguarda il metodo di allevamento, individuale o di gruppo, può limitarsi alle prime 8 settimane di vita dell’animale dopo le quali l’allevamento non può essere effettuato in recinto individuale.

Riferimenti bibliografici:

İbrahim Tapki (2007) Effects of individual or combined housing systems on behavioural and growth responses of dairy calves, Acta Agriculturae Scand Section A, 57:2, 55-60, DOI: 10.1080/09064700701464405

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INIZIO ATTIVITA’ PROGETTO FABELLO

Mercoledì 15 gennaio sono iniziate le attività di campo del progetto FABELLO e attualmente sono state visitate 6 aziende situate in diverse zone della Lombardia.

In ogni azienda  sono state svolte diverse attività quali:

-un questionario approfondito inerente alla gestione della vitellaia;

-una valutazione visiva dello stato sanitario dei vitelli;

-prelievo di campioni dei vari alimenti somministrati ai vitelli e alle asciutte;

-campioni delle feci delle vitelle in post-svezzamento dalle quali si potrà analizzare la digeribilità degli alimenti;

-prelievi di colostro che verranno analizzato successivamente con colostrometro e rifrattometro per valutarne la qualità;

– tamponi sulle superfici degli strumenti che vengono a contatto con i vitelli (es. secchi, biberon, tettarelle, gabbiette) che , mediante  il bioluminometro ci permettono di ottenere un  risultato istantaneo del grado di pulizia della superficie;

-prelievi dell’aria presente nelle gabbiette per valutare la sanità dell’ambiente;

-posizionamento di videocamere dotate di un sensore di movimento che permette di rilevare le attività dei vitelli;

– posizionamento di sensori HOBO® ambientali in grado di indicare condizioni di temperatura, umidità e luminosità delle cuccette;

Se sei interessato alle attività del progetto puoi compilare il questionario e darci la tua disponibilità! Saremmo felici di venire a visitare la tua azienda!

alcune attività durante le prime visite