Archivio mensile 11 Aprile 2020

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VITELLI: dopo il primo mese di vita stabulazione singola o di gruppo?

Nel loro ambiente naturale i vitelli mostrano elevata socialità ed interazione, ma nelle aziende da latte vengono usualmente stabulati in box singoli e questo impedisce la loro interazione fisica. In particolare allevare vitelli in gruppo può portare ad una serie di vantaggi sia per gli operatori addetti ai vitelli, in quanto si riducono i numeri di interventi necessari per la pulizia dei box e per la distribuzione di alimenti, sia per gli animali che in gruppo possono esplicare il proprio comportamento naturale.  Allo stesso tempo però, nell’allevamento di gruppo, l’incidenza delle malattie risulta essere più elevata rispetto che nei box singoli. Per questo sarebbe ottimale cercare di combinare le caratteristiche positive di entrambi i metodi di allevamento. Uno studio condotto da Ibrahim Tapki nel 2007 ha avuto come scopo quello di paragonare gli effetti  e le differenze tra le stabulazioni singole e quelle di gruppo.

La prova è stata condotta su 24 vitelli di razza Holstein, 16 maschi e 8 femmine, a partire dalla loro nascita fino al 60-esimo giorno di vita. Gli animali sono stati suddivisi in due gruppi di 12 animali ciascuno in:

  • IH (Individual Housed) ovvero i vitelli mantenuti in box individuali per tutto il periodo sperimentale
  • CH (Combined Housed) ovvero i vitelli stabulati fino al 30-esimo giorno di vita in box singoli e successivamente in 4 gruppi di 2 maschi e una femmina fino a termine prova

Per studiare il loro comportamento gli animali sono stati osservati  6 volte al giorno per 2 volte a settimana cercando di non disturbarli in modo da non influenzare il loro comportamento.

Dai risultati è emerso che:

  • Comportamento: i vitelli stabulati con metodo CH hanno mostrato maggiormente comportamenti quali gioco (12.8% rispetto a 2.86% dei vitelli IH) e locomozione (19.14% rispetto a 3.81% dei vitelli IH) quindi sono risultati più attivi dei vitelli stabulati con metodo IH. Inoltre, i vitelli stabulati in gruppo (CH), hanno evidenziato maggior tempo dedicato alla  pulizia (“toelettatura”) effettuata anche reciprocamente.

Invece i vitelli stabulati con metodo IH hanno impiegato la maggior parte del loro tempo per il “riposo” (39.5% rispetto ai 30.2% dei  vitelli CH) e gli altri comportamenti sono risultati quindi limitati. Inoltre, la ridotta attività dei vitelli nel sistema IH può essere spiegata con il fatto che, accrescendo, hanno poca libertà di movimento nella stabulazione individuale.

  • Ingestione: la percentuale totale dell’ingestione di alimento è risultata maggiore nei vitelli stabulati con CH, questo anche perché, i vitelli CH essendo più attivi hanno necessità di maggiori nutrienti. In particolare è stata evidenziata una maggiore ingestione di mangime starter e di fieno medica ottimali per lo sviluppo del rumine
  • Accrescimento: i vitelli CH sono risultati 2.16 kg più pesanti che i vitelli IH e la lunghezza del loro corpo è risultata di 1.48 cm maggiore rispetto ai IH

In questo studio non sono quindi evidenti effetti negativi causati da un allevamento in gruppo, dopo il primo mese di vita, dei vitelli che, anzi, sembra essere più appropriato rispetto all’allevamento individuale per quanto riguarda il comportamento sociale e le performance di crescita.

Bisogna comunque ricordare che l’Articolo 3 della DIRETTIVA 2008/119/CE afferma che “nessun vitello di età superiore alle otto settimane deve essere rinchiuso in un recinto individuale, a meno che un veterinario abbia certificato che il suo stato di salute o il suo comportamento esige che sia isolato dal gruppo al fine di essere sottoposto ad un trattamento”.  Quindi, la libera scelta dell’allevatore per quanto riguarda il metodo di allevamento, individuale o di gruppo, può limitarsi alle prime 8 settimane di vita dell’animale dopo le quali l’allevamento non può essere effettuato in recinto individuale.

Riferimenti bibliografici:

İbrahim Tapki (2007) Effects of individual or combined housing systems on behavioural and growth responses of dairy calves, Acta Agriculturae Scand Section A, 57:2, 55-60, DOI: 10.1080/09064700701464405

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ASCIUTTA: COME GESTIRLA AL MEGLIO?

L’asciutta è un periodo del ciclo produttivo di una vacca molto delicato che porta con sé numerosi cambiamenti dal punto di vista anatomico, fisiologico e ormonale, pertanto deve essere gestito al meglio per evitare che l’animale possa andare incontro a problematiche che ne compromettano la salute e la produttività nella lattazione successiva.  Un gruppo di ricercatori e tecnici australiani ha prodotto una checklist, pubblicata su Dairy Australia, per il controllo degli animali nel periodo di transizione.

Il periodo di transizione è stato suddiviso in 3 sottoperiodi, ognuno dei quali presenta aspetti peculiari per quel che riguarda la gestione dell’animale, dell’alimentazione e delle infrastrutture:

  • Dalla seconda metà della lattazione fino a 3-4 settimane prima del parto: le vacche devono essere asciugate almeno 6 settimane prima della data prevista del parto (meglio ancora 8 settimane prima), è importante effettuare una diagnosi tempestiva di gravidanza per determinare la data di messa in asciutta; durante l’ultima fase di lattazione è importante valutare lo stato corporeo dell’animale per evitare che questo ingrassi o dimagrisca eccessivamente, è possibile considerare eventualmente un’alimentazione separata, più ricca in concentrati, per le vacche troppo magre. In generale, è definito come obbiettivo quello di fornire 100-120 MJ ME vacca/giorno. Per quel che riguarda la gestione del rischio di mastite alla messa in asciutta possono essere effettuati trattamenti specifici, incluso l’utilizzo di prodotti sigillanti nei capezzoli, qualora il veterinario lo ritenga necessario; nelle manze viene utilizzato sigillante nelle 3 settimane precedenti il parto solo se negli anni precedenti il tasso di mastite nel primo mese di lattazione è risultato superiore al 5%. Secondo il Dairy Australia è infine molto importante che ogni membro dell’azienda abbia chiaro il suo ruolo per poterlo svolgere al meglio per questo, se necessario, vengono consigliate attività di formazione interna.
  • Le ultime 3-4 settimane prima del parto: in questa fase le manze gravide devono essere unite alle vacche e viene loro fornita una razione di transizione; è importante controllare che le manze riescano ad adattarsi alla presenza di bovine più anziane e siano in grado di nutrirsi con una dose sufficiente di razione. Per la razione possono essere utilizzati tutti i foraggi, è importante però effettuare l’analisi della composizione chimica per bilanciarne la dose in modo corretto; la razione deve fornire circa 100-120 MJ ME vacca/giorno e il DCAD deve essere inferiore a 80. L’alimento deve essere fornito ogni giorno a intervalli regolari, lasciando all’animale il giusto tempo per potersi nutrire (generalmente 8 ore), l’accesso al pascolo è consentito ma solo in misura di 2 kg s.s./giorno. L’accesso all’acqua deve essere costante, questa deve essere fresca, pulita e con un pH prossimo alla neutralità. Il box deve essere pulito, asciutto e il letame rimosso di frequente per diminuire il rischio di mastite. È molto importante che gli addetti alla gestione controllino costantemente le vacche partorienti e siano in grado di intervenire in caso di problemi.
  • Il parto e le prime settimane di lattazione: le vacche devono essere mantenute separate dal resto della mandria, per poterle controllare più facilmente, se possibile fino a 4 settimane dopo il parto; giornalmente è necessario effettuare un controllo generale riguardante la presenza di alimento in mangiatoia, la composizione del latte, lo stato fisico dell’animale, il livello di ruminazione, la presenza di zoppie e di tutti quegli aspetti fondamentali a definire lo stato di benessere generale dell’animale. In questa fase le bovine devono essere alimentate con foraggi di ottima qualità che abbiano un adeguato livello di NDF e di fibra fisicamente efficace, in generale possiamo definire come obbiettivo quello di fornire circa 160 MJ ME vacca/giorno; inoltre, è importante verificare che nei primi 5-7 giorni dopo il parto il livello di ingestione dell’animale aumenti progressivamente, utilizzando eventualmente sistemi di alimentazione singola per poter effettuare più facilmente la valutazione. Per quel che riguarda la stabulazione è importante che circa 4-5 giorni prima del parto gli animali vengano spostati in box adibiti al parto, riparati dal vento e dalla pioggia, con lettiera pulita e asciutta. Infine, è molto importante che il personale, oltre al costante monitoraggio, annoti tutti gli eventi e i trattamenti effettuati sulla vacca in modo tale da poterne ricostruire la “storia” anche in seguito.

Riferimento bibliografico: Dairy Australia (2014). Checklist for transition cow managment.